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De Carlo: “Conte, l’Europa League e due casi (e mezzo)”

De Carlo: “Conte, l’Europa League e due casi (e mezzo)”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
mercoledì 29 luglio 2020 11:28Altre Notizie
di Redazione TMW
fonte Williamhillnews.it

L’Europa League è lì a due passi, il Getafe è una squadra tosta, ma ci si deve chiedere quanto sia necessario l’impegno in coppa, quando in questo anno surreale la nuova stagione parte tra un mese e mezzo.
Se l’Inter dovesse davvero arrivare fino in fondo rischierebbe (come Napoli, Atalanta, Roma e Juventus) di compromettere il necessario riposo degli atleti e la preparazione fisica nel residuo tempo a disposizione.
La squadra ha già perso diversi pezzi, quasi tutti a centrocampo e ha le pile scariche.

Conte deve valutare con lo staff la necessità di un impegno ulteriormente logorante, a fronte di una nuova stagione a distanza tanto ravvicinata.

La partita di Marassi ha anche confermato la deriva di Lautaro Martinez (nonostante il gol da subentrato di ieri sera), in stato di abbandono psicofisico. È persino complicato capire se il problema sia equamente spartito tra testa e corpo o penda più da una parte. Da quando è iniziato il corteggiamento del Barcellona l’attaccante ha interrotto l’attività agonistica, entrando in una dimensione solitaria e controversa. Corre e tenta anche qualche spunto, ma al primo soffio di vento cade a terra, privo di quella rabbia, della straordinaria furbizia, unita ad un invidiabile smalto fisico che lo aveva consegnato agli atti come il miglior giocatore dell’Inter insieme a Lukaku.

Da gennaio è iniziato il declino e dopo la sosta dovuta al lockdown, il giocatore è tornato in campo con ancora meno convinzione.
Sono sempre di più i tifosi dell’Inter che a questo punto cominciano a sperare che arrivi una vera offerta dal Barcellona (il presidente catalano Bartomeu ha confermato che al momento la situazione è ferma) o da altre squadre, per poterlo cedere ma c’è anche la strisciante sensazione che a settembre potremmo rivedere il giocatore ammirato per diversi mesi.

Il secondo caso è quello relativo a Eriksen che invece continua ad avere la sufficienza scolastica. Gioca, corre e tenta di capire il calco italiano, ma va valutato quanto possa ritrovarsi in questo tipo di calcio, in un modulo poco adatto alle sue inclinazioni.

Il mezzo caso è legato al più immateriale dei presupposti: la mentalità. Inseguita da anni, oggi più vicina ma non ancora messa a fuoco da una squadra ottima che ha il torto di non essere eccellente.

Non c’è quasi nessuno all’Inter che abbia la certezza di restare in nerazzurro anche la prossima stagione: da Brozovic a Skriniar, da Godin a Sensi, da Candreva a Biraghi, passando da Moses (che a Genova ha giocato piuttosto bene), Gagliardini e D’Ambrosio. Gli unici certi sono Handanovic, De Vrij e Lukaku.
Persino Eriksen potrebbe essere già sacrificato, nel nome di una squadra con le corde giuste per accontentare Conte e le ambizioni del club.

Ho citato tanti nomi, ma è altamente improbabile che l’Inter con così poco tempo a disposizione e una squadra con una base più solida del passato, ricorra all’ennesima rivoluzione. L’opzione più probabile è che l’Inter mantenga l’ossatura attuale e punti ad innesti di alto livello (come Hakimi), migliorando i due aspetti nodali: la panchina e l’acquisto di almeno un fuoriclasse con una mentalità che irradi il resto della squadra, beninteso che quell’uomo non sarà Messi.

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