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Ungheria, Marco Rossi: "Mai più in Italia. Mancini? Mi chiamava per il figlio, non l'ho più sentito"

Ungheria, Marco Rossi: "Mai più in Italia. Mancini? Mi chiamava per il figlio, non l'ho più sentito"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com
mercoledì 11 novembre 2020 13:12Calcio estero
di Michele Pavese

Lunga ed interessante intervista di Repubblica al CT ungherese Marco Rossi. Il tecnico italiano, che domani si giocherà lo spareggio d'accesso a Euro 2020 contro l'Islanda, ha ripercorso la sua carriera da allenatore: "Allenare in C in Italia è scoraggiante. Puoi anche raggiungere risultati straordinari, ma non ti si fila nessuno. Così, stavo pensando di lavorare con mio fratello come commercialista. Mi sono ritrovato in Ungheria per caso. Quando ero a Francoforte, un ristoratore italiano mi disse che all'Honved c'era un dirigente italiano e che cercavano un allenatore. Mi ha convinto a chiamarlo a mi presero. Facemmo un'impresa, arrivando al titolo dopo 24 anni con una squadra dal budget più basso del campionato. Io guadagnavo 2.800 euro al mese. Poi il club non rispettò i patti e me ne andai allo Streda, prima di approdare in Nazionale".

I punti di riferimento: "Bielsa e Lucescu. Il primo l'ho conosciuto quando giocavo in Messico: aveva un ufficio pieno di vhs, guardava partite dalla mattina alla sera. Mi ha insegnato che il gioco parte dai difensori, 25 anni fa era un'eresia. Lucescu è stato un grande insegnante di tattica"

I due fenomeni magiari: "Szoboszlai è eccezionale. Il padre lo portò a Salisburgo quando aveva 14 anni, farà una grande carriera. Ma ce n'è un altro fortissimo, Orban del Lipsia".

Il rapporto con Mancini: "Siamo stati compagni di squadra alla Samp, mi chiamava spesso quando suo figlio giocava alla Honved. Poi non l'ho mai più sentito".

Italia mai più: "Non c'è cultura sportiva, né pazienza. Con la Federazione ungherese abbiamo un progetto a lunga scadenza, ma prima pensiamo ai play-off".

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