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Calcio femminile

Juve W., Gama: "Noi oltre lo sport, possiamo abbattere altre barriere"

04.01.2019 11:33 di Tommaso Maschio   articolo letto 5552 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Il difensore della Juventus Women Sara Gama ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha ripercorso tutto il suo cammino nel mondo del calcio: “È cominciato in maniera spontanea, tutta mia, perché in famiglia tutti hanno sempre amato i motori. A me piaceva solo il calcio, non si capisce bene perché. Ci ho sempre giocato con i miei amici, poi una volta qualcuno mi ha detto “Vieni a provare con la mia squadra”. Avevo sette anni e da lì non ho più smesso. Ero l’unica ragazzina che giocava, almeno quando ho cominciato a sette anni. Vivevo a Trieste , dove ero l’unica che praticava il calcio con una squadra. Negli anni successivi ho trovato squadre femminili, compagne di gioco in giro. La cosa è cambiata. Però non è che mi facessi tanti problemi, né io né le mie compagne. Io credo che il fatto che il calcio femminile possa acquisire importanza è qualcosa che cambia proprio la società, è un fatto culturale e sociale importante. In Italia parte del potere sta anche nel calcio che attraversa la vita di ogni italiano e quindi segnare lì questo tipo di passaggio vuol dire che sta cambiando e vuol dire cambiare qualcosa di profondo nella società. Un altro muro crolla, ed è sempre un fatto positivo. La percezione degli adulti, dei genitori sta evolvendo perché squadre come la Juventus, la Fiorentina, il Milan sono entrate nel calcio femminile. Questo muta radicalmente l’atteggiamento diffuso. È come se oggi il nostro movimento avesse la legittimazione che prima gli era negata. Credo stiamo vivendo un momento decisivo di crescita, quello in cui inizia un reale sviluppo anche se la distanza tra la residenza delle ragazze e i campi delle squadre femminili rimane un grosso problema e anche il numero delle squadre. È vero che i grandi club hanno tutta la filiera, comprese le squadre per le bambine più piccole, ma è vero anche che in provincia sono morte tante, troppe, piccole società. Il movimento ora sembra essere cresciuto in testa ma deve rafforzare radici ed estensione. Io credo che l’anno passato sia stato l’anno del decollo. Adesso si va verso il consolidamento perché non c’è qualcosa di speciale che uno si debba attendere. Nel senso che noi parteciperemo al Mondiale e cercheremo di fare il nostro meglio ma non è da quello che dipende lo sviluppo del calcio femminile. Noi siamo 23mila tesserate, in media sono centomila negli altri paesi d’ Europa. Il nostro obiettivo sociale e sportivo è rafforzare la base della piramide, non solo la punta. Dilettantismo? È anacronistico, ma non solo nel calcio femminile. Parliamo dello sport femminile in Italia, in generale. C’è questa legge che in molti abbiamo pensato di riformare e che continua a stare lì dal 1981. La normativa non sta più al passo con i tempi, con lo sport femminile che tra l’altro è quello che, anche a livello di risultati, ultimamente dà le soddisfazioni più grandi a tutto lo sport italiano. - continua Gama parlando delle discriminazioni - Si può essere al tempo stesso figli di tante identità e farle vivere dentro di sé alla stessa stregua, ancora di più perché arrivo da Trieste, una città di per sé multiculturale. Oggi si parla tanto della multiculturalità, e una persona come me, anche senza volerlo, diventa un po’ rappresentativa di certi fenomeni che attraversano oggi la società. Koulibaly? Nel nostro calcio non succedono cose così. Per quanto riguarda quello maschile io credo che i responsabili di questi comportamenti andrebbero individuati prima e si dovrebbero impedire prima questi fenomeni. Se non li si argina, questi fenomeni rischiano di diffondersi. C’è intolleranza, crescente. Il razzismo è uno dei virus dell’intolleranza”.


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