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Allegri e i suoi "fratelli". Quando Presidenti e Direttori bruciano allenatori in rampa di lancio...

Allegri e i suoi "fratelli". Quando Presidenti e Direttori bruciano allenatori in rampa di lancio...TUTTOmercatoWEB.com
lunedì 16 novembre 2020 08:00Editoriale
di Michele Criscitiello
Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb

Mercato chiuso, campionato fermo e parlare della Nazionale sarebbe una inutile perdita di tempo. C'è poco da dire quando il pallone si ferma per la pausa Nazionale. Per fortuna, dal prossimo week end fino a Natale sarà una no stop tra campionato, infrasettimanali e Coppe. Qualche riflessione, a bocce ferme, però va fatta. Marotta, giustamente, dice che il calcio è a rischio default. Sacrosanto. Il Covid, come nella sanità, non sta facendo altro che accentuare i mali del nostro sistema. Aziende normali non sarebbero state aiutate dalle banche con bilanci del genere e avrebbero portato i libri in Tribunale da un pezzo. Su 20 società, 16 Presidenti perdono soldi e almeno 10 sono in grossa difficoltà. 3-4 gestiscono società tecnicamente fallite. Il problema non è il covid. Certamente gli stadi chiusi non aiutano ma il sistema era già cotto. Società incapaci di fare plusvalenze, calciatori strapagati casomai per fare tre presenze all'anno e commissioni milionari ad agenti amici, con Direttori Sportivi più ricchi dei calciatori e troppi giri strani tra agenti e Dirigenti. I Presidenti abboccano e poi si lamentano che non ci sono soldi. Dovrebbero vedere dove sono finiti in tutti questi anni. Se poi parlassimo di serie B e serie C finiremmo domani mattina, perché lì siamo al collasso ormai da anni, forse un buon decennio. Parliamo di calcio e in particolare di allenatori. Che Allegri sia ancora fermo è un paradosso perché puoi vincere tutto ma poi non trovi una squadra decente per allenare. Discorso diverso per Spalletti che ha deciso di godersi i soldi dell'Inter, fino all'ultimo bonifico. Libero di farlo. Si mangia due castagne alla faccia di Zhang. La Fiorentina commette sempre i soliti errori perché Commisso, al suo secondo anno viola, ci sta capendo davvero poco nella gestione degli allenatori italiani. I tifosi viola sognavano un Sarri o uno Spalletti ma le decisioni di Commisso si commentano da sole: fin quando non avrà la garanzia del nuovo stadio, soldi veri in questa società non li metterà. Sarri fermo ci sta, sono passati pochi mesi dall'addio alla Juventus ma, come dicevamo, stona la sosta forzata di Max Allegri. Ma quanti, come Allegri, sono stati bruciati da Direttori incapaci e Presidenti frettolosi? Certamente, parliamo di nomi di livello più basso e neanche paragonabili al palmares di Allegri ma quello che vogliamo dimostrare è che in Italia commettiamo sempre il solito errore: troppo presto portiamo allenatori giovani sui grandi palcoscenici e troppo presto li bruciamo, senza alcuna via di mezzo. I migliori allenatori emergenti di oggi sono Italiano allo Spezia e Dionisi ad Empoli, entrambi giovani e figli della gavetta. Italiano ha bruciato più tappe che legna in 4 anni, Dionisi ha fatto la gavetta vera e tutto quello che si è conquistato lo deve al suo lavoro. A Borgosesia sfiorò l'impresa di portare la squadra dalla D alla C, campionato perso con il Cuneo solo a 90 minuti dalla fine al 91'. Di allenatori bravi, a casa, ce ne sono e sono stati dimenticati da tutti ma fino a due anni fa venivano etichettati come oggi definiamo De Zerbi a Sassuolo e Italiano a La Spezia. Brocchi deve ringraziare Galliani, altrimenti avrebbe rischiato di fare brutta fine. Liverani dopo Preziosi è ripartito dalla Ternana in C per riprendersi la A, dopo una inutile parentesi inglese. Fulvio Pea era considerato il nuovo che avanza, la scorsa settimana ha vinto il campionato giovanile con Suning ma è dovuto ripartire dalla Cina per fare il suo mestiere dopo che a Sassuolo fece guerra con Nereo Bonato e da lì non ha avuto più grandi occasioni, se non la Cremonese in C dove fu esonerato e al suo posto arrivò un certo Marco Giampaolo. Che dire di Cristian Bucchi? I Miracoli di Macerata e Perugia sono stati dimenticati da tutti, a Sassuolo in A è arrivato troppo presto ed Empoli e Benevento hanno tarpato il suo volo. Empoli che poi ha chiuso la stagione come l'aveva cominciata e Benevento che ha dovuto ridisegnare la squadra per vincere agevolmente con Inzaghi. Massimo Rastelli, l'allenatore che ha scoperto Izzo, Zappacosta, Biraschi e Galabinov ad Avellino dove conquistò quasi la serie A contro il Bologna di Delio Rossi e Corvino e dopo aver portato il Cagliari in A, con un'ottima annata, al secondo giro esonerato da Giulini e addio palcoscenico ambizioso. Anche in questo caso, fatale è stata Cremona che continua a bruciare allenatori. Che fine ha fatto Marco Baroni? Altra vittima del Conte di Cremona. Allenatore bravo e preparato, sulla cresta dell'onda, senza squadra. Altri nomi sono quelli di Ballardini e Moreno Longo ma la lista è lunghissima. Bruciati ma bravi a riprendersi la scena sono stati Eugenio Corini, con la promozione del Brescia in A e Mimmo Di Carlo, ripartito dal Vicenza in C e portato in B. Siamo figli di un calcio che porta in prima squadra, alla Juventus, Andrea Pirlo che firma prima il contratto con Agnelli e poi diventa ufficialmente allenatore a Coverciano. Siamo quelli che avevano quasi dato dell'incapace a Juric oppure quelli che ridevano quando Gattuso iniziò a fare l'allenatore: "ma chi Ringhio? Su dai facciamo le persone serie". Parole ascoltate con le mie orecchie. Per chi conosce la serie C e la serie D voglio fare una scommessa: scommettiamo che troviamo tra terza e quarta serie almeno 10 allenatori più preparati di Andrea Pirlo (brava persona ma senza un briciolo di esperienza)? Pioli sta vendicando un po' la categoria anche se adesso va giudicato quando si alza l'asticella della pressione. Allenatore preparato già ai tempi di Salerno e di Modena, ora deve consacrare la sua carriera vincendo qualcosa di importante dopo le annate con Lazio e Inter.

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