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La Giovane Italia
Editoriale

Balle da post-mercato: occhio alle fregature. Nazionale: la retorica ci ucciderà. Zhang-DeLaurentiis e la sfida per l’Eca: molto più di una poltrona.

10.09.2019 18:39 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 48482 volte
© foto di Alessio Alaimo

Rieccoci. Non è che ci sia molto da dire. Del resto siamo al 43242° giorno di pausa per la nazionale, una calamità capace di uccidere persino taluni virus rari. Durante la pausa per la nazionale c’è talmente poco da dire che il livello di balle raggiunge l’iperuranio. Per dire, il mercato è chiuso da una settimana ed è il momento migliore per spararle enormi. La regola è molto semplice: tu sparala grossa, tanto ora di gennaio non si ricorda più nessuno e se per caso la azzecchi puoi tirartela molto.

“Skriniar andrà al Barcellona subito dopo le Feste per 100 milioni!”

“Eriksen ha già l’accordo con (nome di squadra famosa a caso)”.

“Dybala fa la valigia, assalto di Psg e Tottenham per gennaio”.

“Darmian tra Juve e Inter, il Parma era una copertura”.

Eccetera eccetera.

Altri argomenti molto battuti in questo periodo: la Nazionale, ovviamente. Mancini ha fatto delle cose molto buone, va detto, e allora ci siamo attaccati come cozze allo scoglio delle banalità. “È grande Italia!”, “Questa Nazionale può andare lontanissimo”. “Jorginho è megl e’ Pelè”. “Ventura brutto e cattivo”. Al primo pareggio manderemo tutti affanculo come sempre, potete scommetterci.

Cioè, non c’è veramente nulla da scrivere e il dramma è che le paginone della Gazzetta con gli ingaggi dei giocatori della serie A usciranno solo oggi, impedendo a noialtri figli di zoccolaccia di copiare spudoratamente e dire cose molto retoriche come “guardate che stipendi! È una vergogna!”.

Bene. Sta per iniziare Temptation Island Vip, un programma che può dare molte soddisfazioni e quindi è mio estremo interesse tagliare corto. Del resto è meglio così. L’alternativa sarebbe improvvisare temi a caso e molto popolari del genere “facciamo il processo a Giampaolo!”, oppure di buttar là frasi a caso come “l’Inter è l’anti-Juve”, “il Napoli può farcela”, “Per il 4° posto quest’anno sarà bagarre”, “Balotelli è all’ultima chance”, di fare la retorica sul razzismo che tanto poi dopo due giorni tutti si dimenticano tutto salvo poi tornare ad indignarsi quando farà comodo, di parlare di Var e affini e, quindi, scelgo l’argomento più noioso di tutti sulla faccia della terra: LA SFIDA ZHANG-DE LAURENTIIS PER UN POSTO ALL’ECA.

Certo che nessuno leggerà da qui in avanti, porgo cordiali saluti.

Eccoci qui a parlare della poltrona dell’Eca. Premessa: pochissimi di noi hanno idea di cosa sia l’Eca, neanche quelli dell’Eca sanno cosa sia l’Eca. Per fortuna esiste wikipedia. “L’Eca è l’Associazione dei Club Europei (Eca) è un organismo che rappresenta le società calcistiche a livello europeo. Lo scopo della Eca è quello di proteggere e di promuovere il calcio dei club europei”. Questa Eca sembra in effetti un’associazione piuttosto inutile, ma in realtà molti tra i capoccioni del calcio vogliono entrarci perché fa molto figo dire “io faccio parte dell’Eca”, in più permette ai vari presidenti di questo e quel club di avere un certo tipo di peso anche a livello continentale. Andrea Agnelli, per dire, è il presidente del cucuzzaro dal 2017, quando ereditò la poltrona dal buon Rummenigge.

Veniamo al punto. Ieri a Ginevra è iniziata l’assemblea che terminerà oggi con l’elezione del nuovo Board. Per il posto destinato alle squadre italiane nel consiglio d’amministrazione è iniziato un duello pepatissimo tra il buon Aurelio De Laurentiis e il giovin presidente Steven Zhang. Trattasi in definitiva di una sorta di sfida tra Napoli e Inter per nulla banale, perché chiarisce come i due club siano seriamente intenzionati a “acquisire potere” laddove si prendono le decisioni che contano. Chi vincerà? Non ne abbiamo la minima idea e, anzi, ipotizziamo che questa mattina i due possano decidere di trovare un accordo “volemose bene” del genere “lascio spazio a te, ma tu lavori anche per me”.

A tutti gli effetti il tentativo di Zhang di arrivare a Palazzo sconfessa coloro che non hanno mai visto di buon occhio la nuova proprietà cinese. I signori Suning, a ben vedere, hanno intenzioni serissime: lo hanno fatto capire a suo tempo tappando l’emorragia a bilancio (qualche centinaio di milioni messi sul piatto), lo hanno ribadito portando a Milano il meglio del meglio tra i dirigenti pallonari (Marotta), lo hanno certificato blindando uno dei migliori tecnici al mondo (Antonio Conte, l’allenatore più pagato della serie A), a sua volta accontentato sul mercato in (quasi) tutte le sue richieste. Ebbene, nell’ambito di un processo di cambiamento passato più dagli uffici che dal campo di calcio, Zhang Jr prova ora il grande salto per marcare a vista il collega bianconero Agnelli, che poi è il vincitore degli ultimi otto scudetti. Tentativo di imitazione in pura salsa cinese? Può darsi, ma il dato di fatto è che in Cina non sono fessi e hanno capito che per provare ad avvicinare i più forti è essenziale tentare di operare allo stesso livello, con gli stessi strumenti e, perché no, sfruttando gli stessi uomini. Fine dell’inutile panegirico.

Bene. Questo editoriale cambierà le sorti del mondo? No. Ma neanche quelli che ieri urlavano alla Camera ci riusciranno, anche se pensano di sì. Saluti.


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