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Calcio: senza unità non vince nessuno

Calcio: senza unità non vince nessunoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
giovedì 30 aprile 2020 15:03Editoriale
di Luca Marchetti

Il calcio ancora non ha trovato la propria strada. Ovvero: ancora non si sa se si riprende o se invece è tutto rimandato alla prossima stagione, sperando che il virus allenti ancora più la morsa. In un Paese che prova a ripartire i paradosso del parco e del campo di allenamento è stato sottolineato fin troppo spesso. Tanto che non è escluso che da qui a lunedì esca un protocollo medico che possa consentire anche alle squadre di calcio di allenarsi in maniera individuale, almeno secondo le speranze dell’AIC.
Il problema non è (solo) gli allenamenti. Ma le reali intenzioni. Non dipende (solo) dalla politica il destino del calcio. E non a caso viene utilizzata la parola destino. In questo momento, è evidente, non esiste una visione d’insieme. Non c’è nessuno spirito aggregante. E finora ognuno ha cercato di trarre un vantaggio (o per meglio dire di non essere tropo in svantaggio) rispetto agli altri attori. La platea è molto vasta, ma alla fine il conto qualcuno dovrà pagarlo. Leghe contro, presidenti contro, società contro AIC, Coni contro Figc, Governo contro Lega, FIFA contro UEFA. Germania contro Francia. Ovunque ti giri una contrapposizione. Destinata a un braccio di ferro, a una dimostrazione di forza, nel breve e/o nel lungo periodo. Dipende dalla strategia. Una strategia però soltanto parziale. Perché non prende in considerazione il sistema calcio nel suo insieme, composto da tutti questi attori.
Se si vuole salvare la genuinità del calcio, del gesto sportivo, della passione del tifoso, dell’emozione, non si può più pensare in maniera individualistica. La corsa in avanti, purtroppo, non porta a dei risultati duraturi.
Il pareggio di oggi, che può avere il sapore della vittoria, domani potrebbe essere una sonora sconfitta. Gli strumenti straordinari che oggi possono avere a disposizione le società, o le Leghe o le federazioni sono appunto straordinari. Al massimo possono tenerti a galla (lasciando affogare gli altri). Purtroppo invece bisogna cominciare a nuotare, non aggrapparsi. Insieme.
In questo momento lo slogan è “distanti ma uniti”. Per il calcio dovrebbe essere l’unione fa la forza. La forza di andare avanti. Indipendentemente dalle decisioni del Governo, che dovrebbero essere prese soltanto sulla base di indicazioni scientifiche.
Insieme si superano i problemi, di qualsiasi natura. Con la volontà. Ma se la volontà è quella di non decidere, allora toccherà al destino prendere una strada al posto del calcio. Alla monetina, al caso. Per quanto ognuno di noi possa essere speranzoso di poter condizionare quel tiro della monetina. Il calcio ha la forza (economica, politica, di spinta) per poter fare a meno della monetina. Studiare per avere tutti gli scenari pronti.
Non siamo nessuno per poter capire noi se fra un mese e messo si può giocare o meno. Ma essere pronti per farlo si può fare. Studiare un protocollo il più sicuro possibile e con delle regole che permettano chiarezza si può fare. Se in altre paesi (non in Germania che è riuscita a contenere il virus, almeno per il momento, meglio di noi) stanno studiando queste ipotesi perché non capire se anche noi possiamo farlo. L’Italia è stata sempre brava a tirarsi fuori con l’ingegno da situazioni difficili, ma non può continuare a pensare: intanto mi salvo io, poi vediamo che succede. Perché ti salvi per poco. Perché in questo caso va preservato il sistema in cui vivi. Altrimenti cambia tutto.
Ecco perché c’è chi spera ancora che intorno a un tavolo, anche a costo di rimanerci per un giorno intero, possano sedersi al più presto gli attori e trovare una soluzione. O più soluzioni. Basterebbe l’intenzione. Senza dover tirar fuori sempre il solito numero 700 milioni di perdite o l’indotto da 18 miliardi di euro messo seriamente in discussione. Sono notissimi anche questi. Forse sono numeri talmente alti che non si riescono neanche ad immaginare. Ma pensate veramente che sia possibile sostenere questa fortissima contrazione, semplicemente con la politica degli stipendi? O si rischia qualcosa di più?

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