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La Giovane Italia
Editoriale

Capitani, fasce, rinnovi e cessioni: Icardi e Hamsik

14.02.2019 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 11229 volte
© foto di Federico De Luca

La notizia in casa Inter è di quelle che tengono l’attenzione alta per tutta la giornata, forse per tutta la stagione. Icardi non è più il capitano dell’Inter, Icardi non è convocato per la partita di Europa League contro il Rapid Vienna. Anzi di più: Icardi ha scelto di non andare in trasferta dopo aver saputo che non sarebbe stato più il capitano.
E quindi si chiude il cerchio dopo tre o quattro giorni di alta tensione, in casa nerazzurra, dopo la vittoria contro il Parma. Che avrebbe potuto regalare quattro giorni di serenità ma che invece ha portato a una decisione clamorosa, con delle conseguenze ad oggi non ipotizzabili.
La domanda più semplice da fare è una: Icardi è sul mercato? La risposta, almeno ad oggi, è no. Ma di sicuro ora non può professarsi più eternamente convinto dei colori nerazzurri visto che nella gestione complessiva di questa vicenda, indipendentemente da che punto la si guardi, ci sono degli errori. Icardi non rispondendo alla convocazione (almeno così ha raccontato Spalletti) ha leggittimato ulteriormente la posizione molto dura (e sorprendente) dell’Inter.
Tutti si chiedono: ma cosa è successo di così grave? Non c’è un episodio specifico, di queste ultime 24 ore, ma quanto una serie di situazioni che all’Inter come società e all’Inter come spogliatoio non sono andate giù. Riguardanti la gestione del rinnovo di contratto di Icardi e tutto quello che gli gira intorno, ovvio, ma che poi hanno influito sul ruolo di Mauro.
Il concetto fondamentalmente è uno solo: Icardi in questo momento non si sta comportando da leader all’interno dello spogliatoio (parla poco, non si espone, così almeno filtra dagli ambienti nerazzurri) e le dichiarazioni pubbliche di Wanda Nara non sul suo contratto ma sulla stagione dell’Inter in tv (da “l’Inter voleva mandarlo alla Juve” a “l’Inter dovrebbe comprare giocatori in grado di servire meglio Mauro”) non piacciono ai suoi compagni. Insomma: in questo momento per quanto dolorosa è una scelta inevitabile.
E in questo senso vanno anche ricondotte le parole di Spalletti dello scorso sabato: il senso era “sbrigatevi a fare il contratto a Mauro, così la smettiamo con le polemiche destabilizzanti in tv”. Era quasi più un messaggio a Wanda che ai direttori, era più un tentativo di salvaguardare lo spogliatoio.
Questa scelta non cambierà la stagione dell’Inter, ma di sicuro manda un segnale forte. La società e il gruppo valgono più di tutto. Fascia o non fascia, capitano o non capitano, nessuno mette in discussione quanto Icardi sia importante per l’Inter. E nessuno mette in dubbio la vicenda rinnovo visto che Mauro se l’è guadagnato a suon di gol.
Qui c’è altro sotto: c’è un malumore diffuso che società e allenatore insieme hanno deciso di affrontare in questo modo per il bene di tutta la squadra. Ed è una scelta che potrebbe cambiare anche l’umore dell’ex capitano: potrebbe anche aprirsi un mercato fino a poco fa inimmaginabile. Posto che comunque Icardi ha un contratto ancora piuttosto lungo e un prezzo già fissato.
Le evoluzioni di questa scelta sono imprevedibili. Di sicuro l’Inter ha voluto dimostrare di avere una stessa linea anche a costo di andare contro i totem. La società prima di tutto, il gruppo prima di tutto. La sensazione è che siamo solo all’inizio di quella che veramente rischia di diventare la telenovela dell’anno.
Lo è stata in tono minore anche quella di Hamsik al Dalian, con il colpo di scena del tweet del Napoli, di qualche giorno fa. Ora sembra tutto risolto e nelle prossime ore anche i passaggi burocratici dovrebbero porre fine al trasferimento del capitano del Napoli in Cina. Sarà ufficiale allora la chiusura di 12 anni di storia: 12 anni in cui non abbiamo capito se è cresciuto più il Napoli o più Hamsik. E questa è la grande lezione che ci lascia Marekiaro, come lo chiamano i suoi tifosi. Hamsik è stato Napoli, il Napoli è stato spesso Hamsik. È riuscito ad andare oltre i Cavani, i Mertens, gli Insigne. Ha superato i record di Maradona con una leggerezza e umiltà unica. È finita anche questa sua lunghissima parentesi...
Capitano che cambiano, capitani che vanno.


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