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Dalla Bundesliga un esempio di coerenza ma non prendiamoci in giro: non è la stessa cosa. In Serie A la solita inutile lotta tra fazioni, ma ripartire è ancora possibile

Dalla Bundesliga un esempio di coerenza ma non prendiamoci in giro: non è la stessa cosa. In Serie A la solita inutile lotta tra fazioni, ma ripartire è ancora possibileTUTTOmercatoWEB.com
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domenica 17 maggio 2020 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012

Ho avuto la fortuna di vedere il Westfalenstadion dal vivo. Sono passati quasi sette anni, ma lo ricordo come se fosse ieri. Era il 2013, fine novembre, ed ero inviato a Dortmund per la gara di Champions League tra Borussia e Napoli. La partita finì 3-1 ma quello che mi resta quando ho la fortuna di vedere dal vivo gare come quella non è il risultato.
Nel pre-partita, il centro di Dortmund era uno sterminato fiume giallo di persone 'munite' di pinte di birra. E' un'atmosfera completamente diversa rispetto a quella di qualsiasi altra città: mezzo milione di abitanti e una tifoseria tra le più spettacolari d'Europa, una squadra che vive il BVB come una religione. Nella prima mezz'ora, il fischio del direttore di gara dalla tribuna stampa nemmeno si sentiva. Faticavano probabilmente a sentirlo anche i calciatori in campo. Lo stadio era una bolgia e gli occhi erano più per il Die Gelbe Wand che per il terreno di gioco.
Era quella per i tifosi del Borussia una gara non troppo diversa dalle altre. Di certo non sentita come il derby della Ruhr, quello andato in scena ieri pomeriggio. E' uno dei derby più belli d'Europa perché - che si giochi a Dortmund o a Gelsenkirchen - va sempre in scena in un'atmosfera da brividi. Ed è questo che lo rende uno spettacolo bellissimo, unico nel suo genere.
Ieri, invece, è andata in scena un'altra cosa. Bisogna dirlo, senza troppi giri di parole: poi possiamo decidere che sì, così comunque ci va bene. Che piuttosto che nulla, meglio questo calcio. Ma ciò che muove un tifoso a diventare tifoso sono emozioni, atmosfere, che questo calcio spoglio della sua essenza non può trasferirti. E' come innamorarsi del calcio guardando un allenamento: è possibile, ma tutt'altro che automatico.
La Germania va comunque applaudita per la linea coerente portata avanti in queste settimane. Tramite i suoi dirigenti, ha subito chiarito che con lo stop del campionato sarebbero collassati i club di mezza Bundesliga e tanti delle serie minori. E da quel momento in poi - a braccetto con la politica - s'è impegnata al 100% per tornare in campo rispettando le regole: che non sono quelle imposte (ma su questo punto torneremo) dal nostro Cts, ma nemmeno un liberi tutti. Salomon Kalou è stato sospeso fino a fine stagione per aver infranto le regole, Heiko Herrlich non s'è accomodato sulla panchina dell'Augsburg per aver violato - per l'acquisto di un dentifricio - la quarantena che tutti i club tedeschi hanno dovuto osservare questa settimana. Chi sbaglia paga, senza scuse o attenuanti. E tutti insieme per la ripartenza.

E in Italia? Si vuole davvero ripartire? Difficile capirlo, se si potesse evitare il collasso economico in molti voterebbero per il no ma ad oggi, con le tv che non hanno ancora pagato l'ultima tranche, pensare alla ripartenza è necessario.
Non lo stiamo facendo 'benissimo'. Come al solito ci siamo divisi in fazioni, tra i fanatici della ripartenza a tutti i costi e quelli dell'arrivederci all'anno del mai, spesso si perde il bandolo della matassa. E ci si dimentica di scendere nel merito delle scelte giuste e di quelle sbagliate.
La decisione del Comitato tecnico-scientifico di addossare tutte le responsabilità civili e penali ai medici sportivi non aveva alcun senso, si chiedeva ai medici di fare i medici, ma anche i vigilanti e perché no i veggenti. Lo hanno finalmente capito anche ai piani alti: nelle ultime ore il Ministro dello Sport ha dovuto fare un passo indietro, specificando che i medici sportivi saranno responsabili solo dell'attuazione del protocollo. Non di eventuali contagi.
Dall'altro lato non si capisce come sia possibile - dopo settimane di discussioni - che molte società per la ripresa degli allenamenti collettivi non si siano fatte trovare pronte per un ritiro iniziale di 15 giorni che avevano concordato proprio Lega e FIGC. La serata di giovedì è stata a tratti surreale, consegnandoci un quadro molto frastagliato sulla ripresa delle sedute di allenamento programmabili da domani.
Nonostante ciò, i margini per ripartire in Serie A ci sono. L'ultimo grande ostacolo è la quarantena di tutta la squadra in caso di positività di un singolo, ma se nei prossimi 7-10 giorni tutto filerà liscio (il ritiro di tutto il gruppo squadra, dopo test sierologici e tamponi, avrebbe aiutato tantissimo...) e la curva dei contagi continuerà a consegnarci sempre più guariti e sempre meno positivi, anche su questo punto ci sarà un passo indietro che è già stato annunciato dal Governo.
Entriamo nella fase decisiva. Serviranno test a tappeto per isolare subito i positivi e servirà attenzione da parte di tutti i protagonisti per rimettere in piedi, dal 13 giugno, uno spettacolo come quello che da ieri abbiamo rivisto in Germania. Se poi quello spettacolo ci piaccia o meno beh, questo è un altro discorso.

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