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La Giovane Italia
Editoriale

De Zerbi a scuola da Sarri... eh, scusate il contrario! Cambiare allenatore? In A e B (quasi sempre) un flop. Lo Monaco picchiato ma il calcio resta in silenzio

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
02.12.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 21618 volte

Ci sono giorni che non sai cosa scrivere. Devi pensare mezz'ora prima di trovare qualche argomento interessante. Giorni, come questi, che devi tenere fuori mille argomenti e che vorresti toccare tutti. Ho scelto. Vorrei parlare di calcio ma non posso parlare solo di calcio. C'è una Lega con un Presidente dimissionario, la serie A che trema per il prossimo bando di diritti tv perché negli ultimi due anni la pay tv ha perso un botto di abbonati. La gente non ha più i soldi per pagare per vedere calcio e la frammentazione del prodotto ha riportato la pirateria in testa ai dati di ascolto. Follia. Eppure è così. Parliamo di calcio che è meglio. Roberto De Zerbi, prima di partire per Torino, aveva chiesto lo zaino ai figli per andare a scuola da Maurizio Sarri. Il figlio gli ha prestato il diario, la figlia il quadernino. Entrambi i ragazzini, però, erano distratti e hanno dimenticato di lasciare una matita o una penna al papà. Quindi De Zerbi non ha potuto prendere appunti... ma si è messo a farla la lezione. Premessa di tutto: sono un grandissimo estimatore di Maurizio Sarri. Figlio della gavetta e persona umile. Grande allenatore, professionista esemplare. Parliamo, però, dei 90 minuti di ieri. Sarri e De Zerbi hanno esattamente 20 anni di differenza. Maurizio è del '59, Roberto è del '79. Allenare in serie A, già da tre anni, è tanta roba per un quarantenne. Alt. Allenatori giovani in serie A ne abbiamo visti e li continueremo a vedere ma restarci è più complicato (Grosso, Brocchi, Stramaccioni, Seedorf, Inzaghi e tanti altri casi). Esprimere calcio a grandi livelli è difficile soprattutto se hai una squadra "normale". Eufemismo. In soldoni: all'età di De Zerbi, Sarri allenava il Tegoleto, dopo le esperienze con Stia, Faellese, Cavriglia, Antella (non Entella) e Valderna. Arrivare così in alto, partito da così in basso, è un miracolo e Sarri andrebbe portato all'Università del calcio. Da persona umile qual è, l'allenatore della Juventus però ieri ha apprezzato l'atteggiamento di De Zerbi. Il Sassuolo si presenta, in casa dei fenomeni, senza Defrel e Berardi. Insomma, i migliori in attacco (nulla contro Caputo anzi lo stimo tantissimo). Atteggiamento da provinciale? Macché. Squadra alta, tosta, gioca la palla dal basso, non la butta mai e se Romagna fosse un giocatore di serie A, quasi quasi, la vince. La verità è che il Sassuolo ha una rosa composta da giovani di belle speranze ma ieri aveva un bambino in porta (bravissimo, grazie al lavoro di Palmieri nel settore giovanile) e gente che, appunto, in A non potrebbe giocare. Riserve poche e non di affidabilità. Caputo in attacco che era etichettato come un giocatore di B e Locatelli in mezzo al campo marchiato dal Milan come flop perché avevano Montolivo e dovevano puntare su Biglia per il futuro. Champagne... per brindare ad un incontro. Sarri è costretto a giocare con Ronaldo altrimenti faranno una interrogazione parlamentare più che una richiesta di matrimonio, stile deputato di Lega. Dybala in panchina, in questo momento, è un'offesa al calcio così come è un'offesa il passaggio di De Ligt in occasione del gol del Sassuolo e la papera di Buffon perché la stima e il ringraziamento per Gigi saranno infiniti ma quando l'età ti presenta il conto ti devi ritirare. Lo devi alla tua carriera. L'olandese sarà anche il nuovo Franco Baresi, per quanto è costato ce lo auguriamo e ne siamo certi, ma quella palla in orizzontale così non la danno neanche in serie D, qui in Italia. E se la danno volano bestemmie per ore. La Juve sta scherzando con il fuoco. Conte è il fuoco, Marotta il pompiere. Insieme quei due fanno paura. Marotta, dite quello che volete, serviva alla Juventus come il pane. Il divorzio ci può anche stare ma la follia è che un'azienda, come la Juve quotata in borsa, non scriva due righe per evitare che il suo manager vada dalla prima diretta concorrente entro i tre anni successivi all'uscita dall'azienda che l'ha visto protagonista nella rinascita. Il gruppo FCA si sta fondendo con i francesi di PSA. Faranno un capolavoro Italia e Francia insieme ma il capo di FCA non può lasciare e andare in Audi, due mesi dopo.
Parliamo ancora di allenatori. Lo dicono i numeri, non le prestazioni che in alcuni casi sono cambiate. Sabato sera, su Sportitalia, la redazione ha preparato un report. Partite giocate, media punti e altri mille numeri che vi risparmio. La sintesi: in serie A e serie B chi ha cambiato non ha fatto nulla di buono. Uno stipendio in più ma sempre la stessa storia. Allora, in alcuni casi, la domanda è semplice: andrebbero cacciati gli allenatori o Direttori e Presidenti? Ogni storia ha un capitolo a parte. In A, 5 squadre hanno cambiato. Il flop più grande è stato Grosso a Brescia. Non ci voleva Otelma per capire come sarebbe andata a finire. Follia di Cellino. Corini stava facendo bene con una squadra che non può circolare in serie A, con una difesa che presenta un giocatore che 3 anni fa faceva la D (non a vincere) e un altro la bassa serie C. Nulla contro questi ragazzi ma qualcosa vorrà pur dire. Il più forte è un 2000 in mezzo al campo, alla prima esperienza in serie A, la stella del gruppo è offuscata e i due bomber che a me piacciono tantissimo non hanno grandi esperienze in massima serie. Ma esoneriamo Corini e prendiamo Grosso che risolviamo i problemi. I Presidenti hanno fantasia. Tanta. Al Genoa, Preziosi si inventa Thiago Motta allenatore. E' il futuro, un luminare della teoria... Appunto, serve la pratica. Sapete l'aneddoto di Juric? Il miracolo Verona è stato costruito da Preziosi che voleva, forse, affossare una diretta concorrente e invece l'ha resa grande. Insiste con Setti per prendere Juric in panchina, in caso di Hellas ancora in B. Parliamo dell'anno scorso quando fu esonerato Grosso e il Verona stava crollando. Setti disse ok a Juric per ripartire l'anno dopo. Il Verona, poi, finisce in serie A e Setti inizia a guardarsi attorno per non prendere più Juric. Preziosi insiste molto con Setti per evitare di continuare a pagare uno stipendio e gli dice che se lo avesse preso gli avrebbe anche "coperto" qualche giocatore. In effetti, da Genova, arrivano diversi calciatori e tra questi c'è anche Veloso, genero di Preziosi. Doveva essere una fregatura.... è stato un trionfo (per il Verona). L'unico che ha alzato la media punti, quasi il triplo, è stato Ranieri alla Samp. Non ci voleva molto visto che Di Francesco aveva fatto solo 3 punti in 7 giornate. Da Giampaolo a Pioli è cambiato un pò il gioco del Milan, Pioli ha affrontato Juve e Napoli tutto vero, la squadra ieri ha vinto a Parma ma il cambio drastico non si è avvertito neanche a Milano. Storia diversa ad Udine dove la decisione di mandare a casa Tudor è stata figlia della gestione del gruppo, infatti è stato promosso Gotti come capo allenatore. L'Udinese ha 14 punti ed è in linea con gli obiettivi di inizio stagione. Media di un punto a gara. Quella che aveva Tudor al momento del divorzio. Certamente, alcuni calciatori, non stanno rendendo come dovrebbero e la difesa ha iniziato a subire troppi gol. Da Bergamo in poi (7-1) si sono perse troppe certezze. In B il vero disastro l'ha fatto Corsi e non ce lo aspettavamo da uno di questo spessore. L'Empoli, in due giornate, è crollato letteralmente. Passare da Bucchi a Muzzi ha tolto ogni convinzione alla squadra che si è smarrita nel percorso tracciato dal Direttore Accardi che per evitare di finire in mare ha preferito gettarci Bucchi che neanche aveva pensato di aver bisogno dei braccioli. A Cremona non stanno cambiando le cose nel passaggio da Rastelli a Baroni. La squadra è forte, gli allenatori menzionati sono entrambi bravi allora dov'è il problema? Un'idea, forse, ce l'abbiamo.
In chiusura una riflessione a voce alta. Il calcio, soprattutto quello italiano, è il mondo più ipocrita che possa esistere. Forse batte anche la politica. Siamo un Paese di finti, falsi moralisti e i primi pronti a sporcarci le mani. Ci indigniamo (giustamente) per i buu di 4 deficienti in Curva a Verona contro Balotelli. Siamo nel 2020 e pensiamo ancora alla differenza del colore della pelle? Ma non scherziamo. I ragazzi di colore sono, per fortuna, integrati perfettamente nelle nostre vite quotidiane e i buu allo stadio sono una minima parte di gente che insulta un avversario di colore ma non si accorge che nella sua squadra ne ha almeno 5 a difendere la maglia che tifa. Pochi giorni fa è stato picchiato un Dirigente di calcio e la notizia è passata come una flash news. Poi basta una frase detta male, non deontologica, e ci facciamo puntate, lettere, richieste di scuse e interventi di Lega e FIGC. Il Catania stava andando a giocare, in Coppa Italia, a Potenza e dei delinquenti/tifosi del Catania hanno picchiato il Direttore, Piero Lo Monaco. Uno che nel calcio qualcosa ha fatto, negli ultimi 20 anni. Dalla scoperta del Papu Gomez al lancio in panchina di Simeone. Giusto per ricordarci di chi parliamo. Siccome è una piazza di C e Lo Monaco, a molti, sta antipatico la notizia non meritava ampio risalto. Sbagliato. Grave. Si è mossa solo la Lega Pro, con un ottimo intervento del Presidente Ghirelli che ha dimostrato vicinanza a Catania e a Lo Monaco, non con le chiacchiere ma anche con i fatti. Il mondo del calcio dove era? Istituzioni, colleghi, stampa nazionale? Dove sono i delinquenti che hanno picchiato un Dirigente di una squadra gloriosa come Catania? Silenzio e gioco del nascondino. Una vergogna. La stessa vergogna dei treni del gol, a proposito di Catania. Una città che è finita in C, giustamente, per le porcate fatte da Pablo Cosentino e il Presidente Pulvirenti. Ma, dopo anni, abbiamo scoperto che il Catania fece tutto da solo. Ci dissero: adesso usciranno i colpevoli e pagheranno tutti. I treni sono partiti ma sono tutti deragliati. Catania ha pagato. Gli altri no. Erano più forti politicamente. Ma la giustizia non è politica e soprattutto non può essere ad orologeria. Aveva ragione Mourinho che diceva Lo Monaco chi? Lo Monaco del Tibet.... In Tibet, il Paese delle nevi e soprannominato Tetto del Mondo, sono certamente più evoluti di noi e in Tibet Lo Monaco non sarebbe stato aggredito in maniera vile alle spalle.


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