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La Giovane Italia
Editoriale

Insigne venga trattato da capitano (o si volti pagina). Mandzukic e l'accordo 'suicida'. In Serie A c'è un club perfetto per questo Zlatan Ibrahimovic

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
20.10.2019 09:14 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 44315 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Tutti i nodi vengono al pettine. Tutti i problemi, quando non li risolvi e provi solo ad accantonarli, ti tornano indietro più forti di prima. E' così nella vita, è così nel calcio. Prendete Lorenzo Insigne: lui non potrà mai dirlo, perché è napoletano e capitano del Napoli, ma in estate dinanzi a una buona offerta non si sarebbe girato dall'altro lato a prescindere. Avrebbe tentato una nuova avventura se si fossero concretizzate le giuste condizioni. Non l'ha fatto perché col suo club non andrà mai allo scontro, ma anche perché il Napoli s'è sempre opposto alla sua cessione: dicendo no a un suo trasferimento all'Inter in uno scambio con Icardi, fissando a cento milioni di euro il prezzo del suo cartellino. Valutazione fuori mercato, che in questi casi fa rima con incedibilità. Un po' come fu lo scorso gennaio per Allan, che spingeva per andare al Paris Saint-Germain.

Una scelta legittima, ma se al tuo capitano lanci questo messaggio in sede di calciomercato poi devi anche trattarlo come tale. Devi schierarlo in un ruolo adatto alle sue caratteristiche e non devi dimenticare che è pur sempre il tuo giocatore più rappresentativo. La tribuna di Genk, dopo che nei giorni precedenti Insigne aveva già avuto un confronto con Ancelotti e chiarito qualche incomprensione, è scelta che stride con quello che è il ruolo che il Napoli ha dato a Insigne. Ripeto, che il Napoli ha dato a Insigne affidandogli la fascia dopo la cessione di Hamsik.
E qui si arriva al punto: De Laurentiis in settimana ne ha avute per tutti, anche per Insigne. Ha detto che Lorenzo ha sempre avuto un atteggiamento di scomodità nei confronti di Napoli, che ha sempre trovato scomoda la sua posizione napoletana.
Chi meglio di lui può saperlo, è il presidente. Ma allora perché tenersi questa bomba in casa?
E perché, se decidi di non detonarla, fai di tutto poi per favorire la sua esplosione schierandolo fuori ruolo e mandandolo in tribuna in una gara di Champions?
Ieri Insigne è tornato a giocare più vicino alla porta e non a caso è tornato a brillare. Quando può attaccare lo spazio dalla sua mattonella ha pochi eguali: è il suo punto di forza e anche il suo limite. Se il Napoli ci crede, e crede che debba essere il simbolo di questa squadra, lo faccia giocare al suo posto ed eviti di trattarlo come un tesserato qualsiasi. Altrimenti meglio favorire la cessione, meglio per tutti.

Solo pochi mesi fa, Mario Mandzukic era un calciatore centrale nella Juventus. Per Massimiliano Allegri era insostituibile, un jolly che non aveva eguali nel reparto offensivo. Non a caso sotto la sua gestione è sempre stato uno dei calciatori più impiegati e anche nella passata stagione ha disputato oltre 30 gare ufficiali che gli sono valse ad aprile un nuovo contratto fino a giugno 2021, con ingaggio ritoccato verso l'alto.
Da aprile è cambiato il mondo, Allegri è andato via per far spazio a Sarri. Un altro allenatore con altre idee. E Mandzukic è stato messo sul mercato, al pari di Higuain, Dybala, Emre Can e non solo. Tutti o quasi alla fine sono rimasti, tutti sono stati reintegrati. Anche Can che, dopo l'esclusione dalla lista Champions, ci andò giù in modo piuttosto duro nei confronti della Juventus.
Tutti tranne Mandzukic, che continua a restare ai margini della Juventus. Anche dopo la chiusura del mercato italiano, anche dopo la chiusura del mercato qatariota. L'attaccante croato non solo non è mai sceso in campo, ma non si allena nemmeno col resto della squadra. "E' un accordo preso tra il giocatore e la società", ha detto Sarri venerdì in conferenza stampa. Parole che dobbiamo prendere per buone visto che Mandzukic non ha mai fatto trapelare una versione diversa. Ma trattasi di accordo che danneggia soprattutto il giocatore: arrivare alla prossima finestra di calciomercato con otto mesi di inattività o di allenamenti differenziati non lo aiuterà: né a strappare il miglior contratto possibile, né a risultare subito competitivo nella sua nuova squadra.

Il futuro Zlatan Ibrahimovic è quesito che ci accompagnerà quotidianamente fino al mese di gennaio. A fine anno scadrà il suo contratto coi Los Angeles Galaxy e, nonostante le 38 candeline già spente, Ibra è calciatore che ancora oggi fa sognare i tifosi. Che ancora oggi può fare la differenza.
Ieri in una intervista alla 'Gazzetta dello Sport' ha ammesso che tornare in Italia è la sua prima opzione, che gli piacerebbe giocare nel Napoli e che direbbe sì al Bologna solo per Sinisa Mihajlovic. Ma Ibra, anche a 38 anni, è calciatore che vuole vincere e giocare. Che non si muove per osservare tre partite dalla panchina o entrare nell'ultima mezz'ora. Vuole incidere e decidere, vuole trascinare e segnare.
Difficile allora trovare la piazza giusta, tra chi non può garantirgli la maglia da titolare e chi non ha un progetto alla sua altezza. A mio avviso, in Italia c'è un solo club adatto in tutto e per tutto a questo Zlatan Ibrahimovic: è la Fiorentina, in un tridente con Chiesa e Ribery. Col francese ex Bayern Monaco l'esperimento è già riuscito e con l'attaccante di Malmoe il bis sarebbe molto probabile: non me ne vogliano Pedro e Vlahovic, ma con Zlatan il passaggio dal 4-4-2 al 4-3-3 avrebbe sapore molto più dolce. E Commisso potrebbe portare avanti l'opera di internazionalizzazione di una squadra che con la proprietà americana ha ritrovato sorrisi, entusiasmo e ambizione.


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