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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: per la panchina si sceglie tra Inzaghi e “il piano-Ronaldo” (due nomi). Inter: il contatto Marotta-Conte e l’orgoglio… a un passo dall’Abisso. Milan: il destino all’opposto di Gattuso. Allegri: il futuro non sarà al Bayern…

21.05.2019 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 55985 volte
© foto di Alessio Alaimo

Buondì. Diciamo alcune cose veloci. Facciamo una dozzina al massimo.
1) La serie A si ritrova con l’ultima giornata più bella da un sacco di tempo a questa parte e non sa nemmeno lei come ha fatto. Parliamoci chiaro: è più “colpa” che “merito” dei club coinvolti.

2) La Fiorentina è nella melma, Montella ha messo insieme un punto, se la prende con gli arbitri, la situazione è imbarazzante. Totale: a volte per “limitare i danni” è sufficiente “non fare niente” (leggi: tenersi Pioli).

3) La società Genoa Cricket and Football Club ha una fortuna e tante sfortune. La fortuna è quella di avere dirigenti capaci di scovare spesso e volentieri campioncini vari. La sfortuna è che i suoi tifosi devono augurarsi che questi campioncini siano bravi, ma non bravissimi perché altrimenti te li vendono a gennaio e – fallo una volta, fallo due – il rischio è che prima o poi ti ritrovi a un passo dal precipizio.

4)La Juventus sta cercando il suo nuovo tecnico. Ci sono sul piatto talmente tanti nomi che anche noi sponsorizziamo il nostro: mia sorella. Cioè, dai, questa cosa del toto-nomi fa piuttosto sorridere (ne girano a decine). Detto ciò di seguito anche noi contribuiremo a complicare le cose.

5) Se vi dicono che Ronaldo accetterà la decisione del club senza quantomeno essere interpellato… vi dicono una balla. Nella sua testa i nomi per provare a vincere la Champions sono 2: Ancelotti e Mourinho. Il primo difficilmente si muoverà da Napoli (ma pare che De Laurentiis una chiamata “precauzionale” a Gasperini l’abbia fatta), il secondo è libero come l’aria e, al limite, potrebbe avere solo un problema, definiamolo, “di coscienza” (non è mai stato tenero con i bianconeri). Si parla di incontro a Torino tra lo Special e la dirigenza dei campioni d’Italia, ma noi non ne sappiamo nulla e, quindi… credeteci solo se volete crederci.

6) Inzaghi e Paratici sono molto amici, ma anche io sono amico di Peppe ‘o pizzettaro eppure non mi prende a lavorare con lui nonostante la mia insistenza. Il senso è: Inzaghi - nell’ottica molto juventina e già praticata in passato con successo de “l’allenatore lo formiamo noi” - è un ottimo piano B se la Juve non riuscirà a chiudere per uno dei suoi “piani A”.

7) Allegri da quando si è separato dalla Signora è più in televisione di J-Ax (cosa non facile, tra l’altro). E sorride assai. La sensazione è che si sia tolto un “peso”. Cioè, la Juve aveva scelto di cambiare, ma anche Max aveva staccato la spina. Cinque anni di “vincere è l’unica cosa che conta” non devono essere facili per nessuno (e vi prego di credere che questa non è affatto una battuta).

8) Allegri (e due) non andrà al Bayern di Monaco. E su questo siamo piuttosto sicuri…

9) Marotta e Conte aspettano la fine della stagione per formalizzare l’intesa raggiunta a inizio aprile. Le parti si sono sentite anche negli ultimi giorni per ribadire la ferma intenzione di ritrovarsi all’Inter dopo gli anni torinesi. L’allenatore guadagnerà circa 10 milioni di euro a stagione.

10) Ilicic è assai vicino al Napoli.

11) Gattuso verrà giudicato settimana prossima in base alla classifica finale. È normale che sia così, anzi no. “Fenomeno e maestro di gestione” se realizzerà il miracolo di arrivare al 4° posto, “incapace e da cacciare all’istante” se non ci riuscirà. E tutto per una questione di “un punto in più o in meno”. Ribadiamo: il mestiere dell’allenatore è assai buono per una questione di stipendio, ma per il resto è devastante, psicologicamente pesantissimo, paragonabile solo alla professione di “pubblico della D’Urso”. Ecco, quello è il più brutto in assoluto.

12) L’Inter anche quest’anno deve giocarsi l’accesso alla Champions all’ultima giornata. I processi, eventuali, li rimandiamo a settimana prossima, qui la buttiamo sulla stucchevole retorica. Perché è stucchevole, ma noi ci crediamo davvero.
 
Cose a caso che avrete già letto di sicuro nelle ultime ore: “La colpa è di Spalletti che è pavido”, “no, di Icardi che si è tirato fuori dalla mischia”, “no, di Marotta che non ha ancora portato Messi e Maradona”, “no, di Ausilio che a suo tempo non ha preso Mertens e quello ha fatto gol”, “no, di patron Zhang che non caccia il grano”, “no, dei giocatori che se ne fottono” ecc… ecc… Che qualcuno in casa Inter debba avere “la colpa” è scontato come l’afflusso di spettatori a San Siro (previsto il pienone anche per l’ultimo atto). Ognuno ha il suo colpevole preferito e, forse, la verità è che tutti hanno la loro quota di responsabilità: del resto se sono tutti incazzati un motivo ci sarà.
Se vogliamo, la situazione è pure più complessa di un anno fa (all’epoca c’era entusiasmo per un’occasione acchiappata all’ultimo, quest’anno depressione per una squadra che a Napoli... è stata deprimente), ma il punto è un altro. Il punto è che in una stagione dove molti hanno toppato e pochissimi hanno fatto il loro dovere appieno, è giunto il momento di vedere se, a un passo dall’Abisso (“A” maiuscola, consentitecelo), le chiacchiere di troppi lasceranno spazio ai fatti.

1) Spalletti. Il tecnico sa perfettamente che il suo tempo sulla panchina dei nerazzurri sta finendo, eppure continua a ribadire il concetto: “Bisogna difendere l’Inter”. Ha ragione, lo dimostri ora, in un momento complicato per la sua squadra e certamente anche per lui. “Bisogna difendere l’Inter” e farle ritrovare un po’ di quella grinta (basterebbe quella) decisamente smarrita negli ultimi due mesi di campionato.

2) Icardi. L’ex capitano prima si è sentito “vittima di un’ingiustizia”, poi si è fatto da parte, ora è rientrato ma solo per le cronache, perché quello in campo non è decisamente “Icardi”. Domenica, presumibilmente, giocherà dall’inizio: la speranza è che metta da parte il rancore e ritrovi lo spirito che un anno fa lo ha portato a condurre i suoi nell’impresa dell’Olimpico. Altrimenti le parole, pur belle, resteranno solo parole. 

3) Il resto del gruppo. In troppi quest’anno hanno messo davanti i loro interessi a quelli del gruppo. Qualcuno tra questi a fine stagione andrà via e potrebbe non avere tutta questa voglia di “metterci l’anima”. Ecco, tutti questi qui, accusati da noialtri di essere “mezzi giocatori” hanno un’ultima, importante occasione: possono dimostrare a noi infamoni da scrivania che è comodo “processare” quando non si è ancora scritto l’ultimo capitolo. E l’ultimo capitolo è in programma domenica, a San Siro. C’è da “difendere l’Inter”. Con i fatti possibilmente.
 


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