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La Giovane Italia
Editoriale

La strana storia di Josep Guardiola, di Maurizio Sarri, del Manchester City, del Chelsea e della Vecchia Signora

Nato a Firenze il 5 maggio 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma per Il Messaggero e per La Nazione, è stato voce di Radio Sportiva e di RMC Sport.
09.06.2019 10:04 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 71107 volte

C'è un racconto che ha superato la storia, nel calcio italiano. Che trascende dalla cronaca, dagli incontri, da quel che è fotografato, fotografabile, ripreso e riprendibile. Dagli ammiccamenti, dalle smentite, dalle parole, dai sorrisi e pure dagli accidenti. E' la storia di Josep Guardiola i Sala alla Juventus, di nuovo in Italia, ma mica al tramonto della carriera, cigno tra le Rondinelle di Brescia. E' la storia dell'allenatore più fascinoso per calcio e stile, del più vincente e desiderato, alla Vecchia Signora che è piena di titoli ma pure di sogni e di chimere. E' la storia che racconta dei presunti desideri di Andrea Agnelli, di uno scettro che la Juventus non ha, lei che in Italia è sul trono e che in Europa è invece outsider. Sfiora il sole, si brucia le ali in Galles, in Germania. Ronaldo la rovescia, lei lo compra. L'Ajax la strapazza, gioco contro pratica, filosofia contro trofei. "Ci sono milioni di modi per giocare, milioni per vincere", ha detto Guardiola. Per questo Agnelli ha deciso di provarne uno diverso, di cercare un'altra strada. Massimiliano Allegri raccontava una storia di pragmatismo, di spettacolo a barlumi ma di tanta concretezza. Di una bacheca lucente ma di un gioco non entusiasmante. Degli Scudetti ma pure delle sconfitte d'Europa.

Così Agnelli ha deciso di prendere un'altra via ma aveva lo aveva già fatto in silenzio, lontano dai rumori del mercato, all'inizio dell'anno. Prima che Florentino Perez gli rovinasse i piani, riprendendo Zinedine Zidane. Lui come guida, come faro del nuovo corso, tre anni insieme e poi avanti ancora. Tra i sogni non realizzati o realizzabili, tra chi gli consigliava Didier Deschamps, chi gli chiedeva di ritornare sui propri passi per Antonio Conte, ha scelto poi di affidarsi a Fabio Paratici. All'abilità del direttore sportivo a cui ha consegnato le chiavi della squadra. All'uomo a cui Jorge Mendes suggerì, con un milionario sussurro, di portare Cristiano Ronaldo a Torino. L'uomo mercato che è stato pure l'unico ad esprimersi, ufficialmente, e allora a quelle parole ci aggrappiamo per trasformare il racconto in storia concreta, di Guardiola. "Credo che questo sia un mondo un po' strano: non abbiamo avuto contatti e non ci abbiamo mai pensato, anche perché è un allenatore sotto contratto". Nel mondo dei trasferimento, che è un mare magnum, le parole le porta spesso via il vento ma tra chi lo conosce, tra chi conosce Txiki Begiristain, tra chi è vicino alla Juventus e chi è vicino al Manchester City, c'è la stessa consapevolezza. Che quella è la vera verità. "La Juventus prenderà Sarri".

Alla maestra per antonomasia di comunicazione del calcio italiano dell'ultimo decennio, la Juventus, stavolta è mancato qualcosa. Perché Giuseppe Marotta era l'uomo che col microfono sapeva spiegare, o celare, o nascondere, o acquietare, casi e strategie. Paratici ha conoscenze profonde del mercato, degli operatori, dei giocatori. Ha saputo sfruttare l'intuizione Ronaldo, chiusa da Agnelli, rapporto consolidato con Cancelo. Ha preso Can, Ramsey, ha blindato talenti, intessuto trame con le agenzie più importanti. Però col microfono acceso al club è mancato qualcosa, forse quello che Agnelli si aspettava di avere subito da Pavel Nedved che nell'immaginario di un nuovo triumvirato Presidente-VicePresidente-Direttore Sportivo, doveva sopperire alla lacuna patita dopo l'addio di Marotta. Basta vivere nel tempo moderno per accorgersene: sui social il tifoso, il lettore, l'appassionato, è finito nel turbine del racconto che supera la cronaca, nell'aspettativa che non è stata strozzata per tempo. E spesso il desiderio porta a prendere strade obbligate, ma non stavolta, pare.

Così racconteremo un'altra storia. Quella di Maurizio Sarri che lavorava in banca, che fuma troppo, che beve la moka a centrocampo. Che ha la tuta ma che ha dimostrato comunque di vincere. Una volta, rondine che non è primavera, ma comunque un anticipo di futuro. Ha un gioco che è una strada, che è quel che voleva Andrea Agnelli. Ha chiesto a Paratici di individuare uno che dia una strategia, un gioco, un'identità, non più un gestore. Non Allegri, che è pragmatismo e concretezza, ma la filosofia dietro una nube di fumo e un trofeo vinto in Azerbaijan. A Montecarlo il suo rappresentante, Fali Ramadani, la plenipotenziaria del Chelsea, Marina Granovskaia, stanno limando i dettagli per abbattere la clausola, per far sì che Sarri entro martedì sia il nuovo allenatore della Juventus. Le parti avevano in ballo il riscatto di Gonzalo Higuain, la Juve pensava e pure sperava che si concretizzasse. Così, per tener vivo il rapporto, la clausola potrebbe essere abbattuta, e da qui l'attesa, da qui i giorni che passano, da qui le discussioni, con la promessa di discutere presto anche di altri nomi e di calciomercato insieme. Il Chelsea, dal canto suo, s'è mosso per Javi Gracia, per Frank Lampard. Non è immobile, no, mentre la storia che è pure racconto, che è suggestione, dice che Mikel Arteta sia potenziale erede designato di Pep Guardiola. La cronaca è altro, oggi. E' Montecarlo e una trattativa. E' la Juventus che scioglierà i dubbi, è Sarri prossimo allenatore della Juventus ma anche il racconto di qualcosa che ha superato le foto, gli incontri, le riprese. E' un nuovo capitolo del mercato, comunque da studiare e da capire. Fatto di sogni che spesso diventano più solidi delle realtà. Ma non sempre. The best is yet to come, ha titolato il Manchester City sull'intervista di Guardiola. Che è uscita ieri, pur registrata quasi venti giorni fa. Un segnale e un messaggio. Come dire "non serve smentire un racconto, per continuare una favola".


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