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SONDAGGIO
Lotta per l'Europa: Inter e Milan andranno in Champions?
  Sì, arriveranno entrambe in Champions League
  Solo l'Inter riuscirà nell'obiettivo
  Niente Inter: sarà solo il Milan a raggiungerla
  Nessuna delle due riuscirà ad andarci

La Giovane Italia
Editoriale

Le scuse ad Allegri e le scuse di Spalletti: trova la differenza. Napoli, la strada per essere grande si fa in salita. Bologna, Sinisa ha smontato la testa. Gravina-Brunelli-De Siervo, asse contro Di Maio che vuole far perdere al calcio 2 miliardi

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
18.03.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 19440 volte

La Toscana non è uguale in tutte le sue città. Firenze non è Livorno, Siena non è Pisa e Forte dei Marmi non è Grosseto. Ognuna di queste ha le sue bellezze. Anche i toscani sono diversi tra di loro. Ci sono quelli simpatici che fanno ridere e quelli che vogliono fare i simpatici ma non fanno ridere. Ci sono quelli che non cercano scuse e lavorano e ci sono quelli che cercano sempre un colpevole diverso per lavarsi la coscienza. Massimiliano Allegri è toscano almeno quanto Luciano Spalletti. L'allenatore della Juventus dopo le fesserie fatte a Madrid si è messo sotto e ha pedalato. Si è cancellato dai social per disperazione perché la cosa più bella che gli avranno detto sarà stata: "incompetente, torna al tuo paese". è stato zitto, ha risposto qualcosa tramite conferenze stampa e senza fare troppo il gradasso ha dato tre calci nel deretano a Simeone e l'ha rispedito a casa giocando alla Simeone. Tradotto: Allegri sembrava un leone e Simeone è tornato a Madrid da agnellino. Chi lo avrebbe mai detto? Io no. Si poteva scommettere su una prestazione da Juventus, quello sì, ma l'atteggiamento, la fame, l'odio (calcistico) negli occhi quello in pochi lo avrebbero immaginato. La perfezione in 95 minuti. Allegri si è ripreso la Juve ma, forse, non l'aveva mai persa. Avevamo preparato il funerale alla Vecchia Signora. Erano pronti fiori e discorsi. Tante lacrime; alcune finte. Invece la Nonnina non si è presentata al suo funerale ma si è fatta un giro per Corso Como a Milano e una bella serata all'Hollywood. Eppure cucca ancora di brutto. Ora c'è l'Ajax e con l'adrenalina che ha in corpo può fare anche serate per tre mesi consecutivi. Allegri fa i fatti, il toscano perdente fa le chiacchiere. Una volta è colpa di Marotta, l'altra di Icardi, una volta di Keita ma non ha mai detto "Scusate, il vero colpevole sono io. Dovrei far fare alla società la società e io dovrei pensare più al campo, considerato che la squadra non è poi da buttare". L'Inter non avrebbe dovuto vincere lo scudetto, ma dopo il mercato estivo si sarebbe dovuta almeno presentare al nastro di partenza; avrebbe dovuto superare il girone di Champions, andare avanti in Coppa Italia e avvicinarsi alla finale di Europa League. Risultati raggiunti? Scudetto a meno 100, fuori dalla Champions con il PSV ultimo e senza pretese, fuori dalla Coppa con la Lazio ai quarti e fuori in Europa League al secondo giro. Una lotta Champions ancora tutta da vivere. In mezzo? Una tranvata con Zaniolo, una sospensione per Nainggolan, un 2002 buttato nella mischia in piena zona rossa europea e un caso Icardi mai risolto e non risolvibile perché la vera verità non è mai emersa ed emergerà a maggio quando qualche società (una a caso) annuncerà il colpo del mercato estivo. Spalletti parla, Allegri fa i fatti. Da Roma a Milano, Luciano ha dimostrato di non aver migliorato le sue lacune... e i suoi risultati nonostante il derby vinto ieri sera. Il vero problema dell'Inter è l'assenza del grande capo perché un progetto così ambizioso non può essere affidato ad un giovane ragazzo, volenteroso, che è lì solo perché nato dal padre giusto. Zanetti sta dimostrando di essere un signore, Ausilio lo è, Marotta è arrivato da poco e la morale è che ci sono tante figure ma nessuna di queste in grado di ribaltare Spalletti e spogliatoio. Perché ad un certo punto qualcuno dovrebbe dire all'allenatore di fare l'allenatore e anche se fosse primo in classifica, vedi Allegri, non avrebbe diritto a mettere il becco su questioni societarie; figuriamoci se stai perdendo anche le amichevoli del giovedì...
Le cose non vanno meglio al Napoli. Perso Sarri ha perso punti, gioco, spettacolo e... diversi calciatori che prima facevano la differenza e oggi vanno recuperati. Ancelotti è un grande ma non avrebbe dvouto accettare la scatola chiusa di De Laurentiis. Questa volta capiamo i tifosi del Napoli, delusi dal proprio Presidente. Ha fatto grandi cose per la società. L'ha portata nei piani alti della serie A e stabilmente nell'Europa che conta, ma quando è arrivato il momento di fare il grande passo si è sempre fermato. Non puoi neanche organizzare le conferenze stampa ad invito per farti fare le domande dagli amici giornalisti. Quelle scomode meglio un'altra volta. Va bene che De Laurentiis ci ha abituati a tutto ma qualcuno dovrebbe ricordargli l'abc della libera informazione. Il Napoli di quest'anno ha deluso e il solo Ancelotti non bastava per tenere in piedi un sistema basato sul tecnico precedente. La distanza dalla Juventus si era ridotta e, in pochi mesi, non può tornare abissale come lo è oggi.
Quanto conta un allenatore in una squadra di calcio? Tanto. Non solo per moduli e gioco ma soprattutto per testa e mentalità. Sinisa, a Bologna, sta facendo un gran lavoro e forse riuscirà nell'impresa di salvare una squadra ammazzata da Pippo Inzaghi che la faceva giocare nella propria area piccola. Senza testa e personalità. Arrivato Sinisa ha cambiato molto. La mentalità, su tutto. Ha vinto a Milano e Torino con il Toro. Ha perso, non meritando, con la Juventus, ha battuto il Cagliari e perso ad Udine, giocando solo un tempo e lasciando agli avversari il secondo. La squadra era la stessa ma gioca con altra convinzione. Fare tre gol al Toro in trasferta non è da tutti. Eppure gli manca il vero finalizzatore. Santander ottimo calciatore spalle alla porta ma non è un killer.
In chiusura va sottolineato come il mondo del calcio sta sottovalutando un rischio enorme per tutto il sistema. Già siamo poveri; senza marketing, senza stadio e con il botteghino che incide al 7% sui bilanci dei club italiani. L'11 luglio dovrebbe entrare in vigore la folle decisione di Di Maio di abolire le sponsorizzazioni del betting in Italia e i nostri club partiranno penalizzati da subito, rispetto agli altri competitor europei. Meno male che c'era l'Unione Europea. Noi siamo fuori dal mondo. Si sveglia uno la mattina che per raccattare cinque voti in più decide che il betting, anche se scommetti 10 euro alla settimana, è gioco d'azzardo e non di abilità ma che le macchinette dove tutti lasciano soldi e case invece è un gioco lecito. Il calcio sta sottovalutando questo provvedimento che toglierà al sistema circa 2 miliardi di euro. Una follia che Giorgetti dovrebbe abolire e che FIGC e Lega Calcio dovrebbero affrontare in maniera più aggressiva. Gravina e Brunelli si stanno muovendo, ma qui serve una presa di posizione forte. Fermiamo il campionato per 7-14 giorni. Spieghi Di Maio agli italiani di andare la domenica sul lago e non allo stadio. Stavo per dire in giro per negozi ma anche quello Di Maio vorrebbe abolire alla domenica. Insomma ad un marito togli la domenica allo stadio e ad una moglie lo shopping. Due mosse geniali per fare i voti al contrario. La serie A deve fermarsi! L'Inter ha bwin, la serie B tutta ha Unibet, Roma e Lazio sono marchiate dal betting come la Juve guadagna con Betfair. Deve intervenire De Siervo ma con minacce vere. Abolite il decreto oppure si ferma il calcio. Brunelli, in Federazione, ha già cambiato molte cose. La stoffa del grande dirigente esce subito fuori. Ma oggi deve, per forza, fare qualcosa altrimenti Gravina passerà come il Presidente Federale che ha perso 2 miliardi di euro per non aver saputo tenere testa al Governo.
In tutto ciò si avvicina il mercato estivo e ancora non conosciamo le date di apertura e chiusura. Niente scherzi Presidente. Lasci fare a Marotta il Dirigente dell'Inter e risolva il caso Icardi. Come politico Marotta ha già fallito, come dirigente è un grande. La data di chiusura del mercato estivo deve essere il 31 agosto alle 23. Altre genialate, per imitare la Premier, lasciamole al Commissario Montalbano che in pochi mesi ha fatto più danni di un uragano.


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