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La Giovane Italia
Editoriale

Milan, tutta colpa di Elliott. Il fondo deve vendere subito se vuole il bene del Club e non solo dei suoi conti. Boban e Maldini, che delusione. Inter tra Rakitic e Matic per gennaio. La Juve vuole Emerson Palmieri. Ranieri-Samp, ci siamo

11.10.2019 20:12 di Enzo Bucchioni   articolo letto 43237 volte
© foto di Federico De Luca

Con il Milan in pieno caos, dalla Cina arriva la notizia di un’inchiesta su mister Yonghong Li. I cinesi, a quanto pare, vogliono sapere come e dove il presunto magnate con gli occhi a mandorla, abbia fatto i soldi per comprare il Milan. Di riffe e di raffa circa un miliardo di euro. Sarebbe ora che qualcuno indagasse seriamente su questa incredibile vicenda calcistica-economica-imprenditoriale, ma la sensazione è che la parola d’ordine sia fregacazz…
E invece i guai del Milan, il caos che regna da anno ruota tutto attorno alla figura di questo misterioso uomo d’affari cinese e a chi gli ha consentito la scalata al Milan. E qui entra in ballo il fondo Elliott. E’ stato il fondo a fare da sponda economica all’affare. Come è possibile? Davvero Yonghong Li aveva le credenziali per poter ottenere un prestito così importante (350 milioni di euro) o trattasi di una mera operazione speculativa? Da anni aspettiamo risposte, ma se il Milan è ridotto in queste condizioni di sicuro è colpa del signor Yonghong, ma anche del fondo Elliott che preso il Milan per una cifra ridicola, invece di vendere (e gli acquirenti ci sarebbero) forse aspetta di rilanciare il Club per fare una plusvalenza importante. Per carità, tutto legittimo. I fondi sono speculativi per loro stessa definizione, ma quando i criteri economici sfiorano il calcio devono sempre fare i conti con un mondo che è ben diverso dalla gestione di una qualsiasi azienda. Se un fondo compra una azienda della moda, mettendo buoni manager, con piani industriali intelligenti, il rilancio in genere riesce e la cessione porta plusvalenze. Il calcio è una azienda che ha delle variabili impazzite, che richiede competenza, ovvio, ma anche una partecipazione emotiva, personale, costante. I piani industriali legati al calcio non funzionano mai. Il core business sono i calciatori, sono uomini e non scarpe, automobili o cappotti. E gli uomini hanno bisogno di molte cose, hanno sfaccettature diverse, difficilmente comprensibili da chi il calcio non conosce, sta a migliaia di chilometri e pensa solo ai conti. Otto allenatori in sei anni, un cambiamento continuo di manager e di strategie calcistiche, centinaia di milioni buttati nel calciomercato per ritrovarsi il Milan fuori dall’Europa e lontano dal calcio che conta, sono la dimostrazione che Elliott non è in grado di fare bene calcio. Ed è inutile che ci raccontino di aver salvato il Milan dalla serie D, in qualche modo la situazione è stata creata dando credibilità a Yonghong Li. Se è vero che Elliott non vuole vendere il Milan ora perchè spera di rilanciarlo e di poterlo poi vendere con una plusvalenza importante, ho la sensazione che la strada (purtroppo) sarà ancora molto lunga. Non basta un Gazidis, non serve Scaroni, il Milan ha bisogno di una società vera alle spalle, presente in ogni momento, che usi i soldi, ma anche la passione. Il calcio è business, vero, ma senza passione e partecipazione diventa una rimessa. Guardate cosa sta succedendo alla Fiorentina con Commisso. E la proprietà precedente non era un fondo, ma gestiva con la freddezza di un fondo, guardando solo ai bilanci. E’ arrivato un magnate che ha i soldi, ovvio, ma una carica passionale travolgente e i i risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti.
Che ne sanno quelli di Elliott di Boban e Maldini? Sono stati grandissimi giocatori, persone eccezionali, ma ci si può fidare di due debuttanti dietro la scrivania? Certo che no, ma a Elliott chi lo spiega il calcio? E che un allenatore come Giampaolo andava protetto e fatto lavorare per qualche mese quelli di Elliott lo sanno? Conoscono Giampaolo? Macché. E allora torno al mio ragionamento. Dopo Fassone e Mirabelli è arrivato Leonardo. Ora ci sono i due grandi ex. Cosa succederà se le cose non miglioreranno? Provoco: richiamate Galliani. Dunque insisto. Elliott deve vendere il Milan perchè trattasi di un’azienda anomala, se aspettano di tornare in Champions per vendere a 700 milioni, è più facile vedere l’uomo andare a vivere sulla Luna. E la solita storia Chi lo compra? Non regge. Lo dicevano anche della Fiorentina (cito caso analogo) quando i Della Valle non ne combinavano più una buona. Avete visto che l’hanno comprata e rilanciata subito?
Ora hanno messo la patata bollente in mano a Pioli. Auguri. Mi chiedo: ma prima di mettere Gattuso nelle condizioni di andarsene in nome e per conto delle giuoco, come direbbe Berlusconi, Boban e Maldini hanno visto che Rino con il quinto posto aveva fatto il miglior risultato dal 2012 (Milan terzo) ad oggi? Forse questa andava analizzato e valutato, ma Elliott che ne sa di Gattuso, del calcio spettacolo o del catenaccio?
Torno a Pioli. Uomo di valori e di valore. Con il suo buon senso tattico aggiusterà il Milan, gli auguro di fare grandi cose. E se è vero che non ha niente da perdere, la sfida è di quelle tostissime. Ricomincerà dalla difesa, dritto per dritto nelle ripartente è la sua specialità, ma potrebbe anche stupire perchè è abituato a lavorare con i giocatori che ha e li fa rendere al meglio. Non è poco.
Altra musica, ovvio, suona in casa Inter anche se la sconfitta con la Juve ha aperto il campo a diverse riflessioni. Non tutto funziona, ovvio. Il lavoro è appena cominciato e c’è da scalare una montagna. Su Lukaku c’è Conte che scommette ancora. Qualche perplessità invece viene da alcuni dei vecchi che stanno rendendo meno del previsto, soprattutto a centrocampo. Marotta è già al lavoro, a gennaio cercherà di lavorare su due scontenti, Rakitic del Barcellona che gioca pochissimo e Matic del Manchester, quest’ultimo in scadenza nel 2020.
Anche Paratici sta cercando di completare il puzzle. Sa di dover sistemare Mandzukic messo in naftalina (Manchester?), ma s’è pure capito che sull’esterno sinistro Alex Sandro non ha sostituti a parte l’ambidestro De Sciglio ancora ai box. La Juve è su Emerson Palmieri, vecchio pallino di Paratici che lo aveva già in mano quando giocava nella Roma, poi l’affare saltò per un pesante infortunio all’italo-brasiliano. Oggi ci riprova e ci sono molte possibilità che arrivi a gennaio.
Capitolo Samp. Ferrero e Ranieri si sono confrontati fino a tarda ora. Il presidente offre un milione da qui a giugno con opzione sul secondo anno in caso di salvezza. Ranieri vuole un biennale secco, ma c’è grande ottimismo.
Capitolo Fiorentina. Dopo aver comprato i terreni e dato mandato a un famoso architetto di costruire uno dei più spettacolari Centri Sportivi d’Europa, costo una ventina di milioni, Rocco Commisso ha dato l’ok al rinnovo di Castrovilli fino alla stagione 23-24 e ieri c’è stata l’ufficialità. Guadagnerà un milione, partendo praticamente dal nulla. A ruota rinnoveranno tutti per cinque anni, lo zio d’America vuole premiare la meritocrazia e rilanciare alla grande un ambiente depresso fino a pochi mesi fa. C’è già riuscito. L’obiettivo è la Champions League in tre anni. E entro il mese di ottobre deciderà dove costruire il nuovo stadio, a Firenze o quattro chilometri fuori città, nel confinante comune di Campi. Lo vuole bellissimo, lo vuole subito. E non bada a spese, incredibile ma vero. Quando c’è la passione succede anche questo e succede che per farsi firmare un autografo da Ribery ieri pomeriggio nel centro di Firenze ci fossero in coda seicento persone…spiegatelo al signor Elliott se esiste…


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