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Editoriale

Sarri-Juventus-Guardiola: chi se ne frega delle guerre tra giornalisti. La questione importante è un’altra: rimangono tre misteri molto strani, tre domande che necessitano una risposta

19.06.2019 07:07 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 41932 volte

Stanno scorrendo fiumi di inchiostro che sigillano quello che è stato un esaltante e allo stesso tempo aberrante mese di calciomercato su Maurizio Sarri alla Juventus, con le relative grigliate del fumo prodotto su Guardiola. Nella guerra della primogenitura della notizia eviterò di ricordare che il 17 maggio alle 17.00 (vabbè dai lo ricordo solo un pochino) sulla fu RMC Sport Network, adesso TMW Radio (cercate l’app per ascoltarci) abbiamo per primi in assoluto parlato non solo di Sarri e della Juventus, ma aggiungendo che la trattativa era estremamente vicina all’accordo, e nelle settimane seguenti sempre ribadendo che non c’era alcun riscontro su una trattativa con Guardiola.
Ma i fiumi di inchiostro sono soprattutto sul paramondo che si è scatenato con le tesi fantasiose su Guardiola. Per un pugno di ascolti, clicks, like, o anche solo per poter quantomeno partecipare e farsi vedere.
In verità, non c’è nulla di male nell’avere un’altra notizia, o altre informazioni, e che poi queste non trovino riscontro negli eventi seguenti. Perché in verità il mondo del calciomercato è talmente un sottobosco paludoso, che è difficile molte volte discernere la verità dal verosimile. Chi può davvero essere certo che certe cose non siano avvenute. E non sta scritto da nessuna parte che i media precostituiti debbano per forza possedere la ragione. Non mi aggiungerò a tutti gli altri, e a dire il vero nemmeno accuserò chicchessia di malafede o di aver intenzionalmente illuso i tifosi, per popolarità.
Tuttavia rimangono tre dati oggettivi che lasciano domande, poi ognuno giudicherà se sono domande sui fatti in sé, o mettono in dubbio la credibilità di alcuni.

Il primo è che la favola Guardiola senza lieto fine in verità si è basata su un racconto di sbalorditivi dati e fatti circoscritti. Io stesso a un certo punto ho dubitato di me stesso, nonostante per primo avessi trovato i riscontri su Sarri, e le conferme nei giorni seguenti: ogni giorno che è passato - e che si aggiungevano dettagli su Guardiola così particolareggiati - ogni volta ho battuto una fonte diversa per poter trovare un riscontro simile. Ogni giorno (mamma mia quanto tempo buttato), e nemmeno mezza volta si era trovato uno spiraglio che non confutasse la tesi su Guardiola. Ma le tesi prodotte su Pep sono state così circostanziate, che a questo punto non si può più parlare solo di idee differenti.
Non si è trattato solo di opinioni, o rivelazioni di qualcuno: c’è stata proprio una narrativa con un corso di eventi. E questo allora dovrebbe essere spiegato bene, perché produrre un racconto di una serie di eventi così circostanziati che poi non trovino nemmeno mezzo minimo riscontro nella realtà dei fatti, beh è un passo piuttosto grosso nei confronti dell’opinione pubblica.
Ripeto: si può avere informazioni diverse, e non necessariamente sbagliate, perché le trattative sono tante. Ma questa volta la differenza è data proprio dal fatto che ci sia un’intera teoria a supporto, alimentata giornalmente con nuovi dettagli. E allora a questo punto, sono dovute delle spiegazioni.

In verità, il pubblico ha dimostrato di premiare queste teorie. Chi ha creduto in Guardiola, crede ancora che tutto sia andata come è stato raccontato. E non solo. Si arriva alla parte più aberrante: al fatto che la guerra sia stata scatenata verso chi aveva un’altra tesi, fosse quella su Sarri, su qualcun altro, o sullo smentire per propria parte che ci fossero riscontri su Guardiola.
E lì che la situazione degenera. Delle guerre tra giornalisti, ma chi se ne frega. In verità, quasi tutti hanno lavorato alla loro tesi, e basta così. Il meccanismo perverso è scattato quando una parte del pubblico si è scagliato - in maniera piuttosto compatta - contro chi non diceva Guardiola. Al grido di “Volete appiopparci Sarri” o cose simili. Assurdo, come se Andrea Agnelli si facesse condizionare da una tesi o un’altra (anzi, la Juventus probabilmente sarebbe stata ben contenta di dare scacco matto a tutte le rivelazioni).
Ma anche qui, in parte va comunque bene: il calciomercato è la fiera dei sogni, alcuni magari ci campano alimentandoli, ma è di calciomercato che stiamo parlando, non di cure per malattie, ognuno è libero di credere a ciò che vuole, ognuno è libero di avere la professionalità che vuole, ci sarà un pubblico per i più rigorosi e uno per i più fantasiosi, così va il mondo.
Il problema è quando chi ha tesi diverse è attaccato da una parte del pubblico perché interpretato come sabotatore di sogni e ambizioni: un atteggiamento che sui social e attraverso grandi community di tifosi sfiora atteggiamenti fascistoidi, mettendo all’indice soggetti, scatenando campagne, creando nemici.
Per intenderci, un atteggiamento che sarebbe stato aberrante anche qualora la storia di Guardiola fosse stata vera (e dunque adesso diventa ancora più aberrante).

Ma se il primo punto è il dovere dare un minimo riscontro a racconti così circostanziati, il secondo diventa più pratico. E’ un fatto che ci sia stata speculazione sul titolo Juventus. Non soltanto l’aumento del titolo: il 24 aprile il titolo della Juventus crolla a 1.19, il punto più basso nell’ultimo anno. E di certo la situazione non si prospettava rosea, perché ci sarebbe stata la grana economica Higuain da risolvere, e la Juve già fuori dalla Champions non avrebbe potuto sperare in guadagni ulteriori.
Ed è in quei giorni che cominciano a affiorare le prime tesi su una trattativa Guardiola ancora in essere, oltre il normale diniego già opposto dall’allenatore. Non è ancora una tesi dominante, ma la notizia comincia a fare capolino.
Da quei giorni, comincia la risalita del titolo Juventus, lenta ma inesorabile, fino al botto del 23 maggio: quel giorno le tesi prendono ancora più forma e spessore, agenzie di stampa, certezze, il titolo vola da 1.36 a 1.50, il 10% in un solo giorno. Da lì in poi sarà stata una progressione continua, fino all’1.61 finale del 13 giugno, toccando 1.61, un aumento del 30% del titolo. Il 12 giugno, un attimo prima che arrivi l’annuncio di Sarri.
E’ speculazione. Punto. In un periodo così ristretto di tempo, senza motivi evidenti a giustificare un tale miglioramento, e anzi con congiunture che ne potrebbero motivare il peggioramento (aggiungiamoci la panchina vacante, e l’incertezza in merito), un aumento del 30% si chiama solo speculazione.
E lo accerta un dato: il 23 maggio, il giorno del picco principale, che innesta ancora di più il vortice, vengono scambiati qualcosa come 55 milioni di pezzi. Un numero enorme. Per intenderci, del Manchester United quotato in Borsa vengono scambiati normalmente in media 165mila pezzi. Ora, è vero che quello Juventus è un titolo molto più volatile rispetto allo United, e dunque si presterebbe per natura a questo tipo di scambi. Ma quei 55 milioni di pezzi rappresentano anche quattro volte il normale volume medio di scambi sulla Juventus. Si chiama speculazione.
Certo, chi può dirlo se è stato solo un gioco borsistico, se è stata una convergenza casuale di interessi, se insomma è toccato a questo titolo come poteva toccare a un altro. E non sta scritto da nessuna parte che chi ha dato informazioni su Guardiola fosse a conoscenza di cose simili.

Però arriva un terzo fatto: praticamente tutti quelli che hanno partecipato attivamente alla narrativa su Guardiola, giornalisti più o meno istituzionali, maitre-a-penser, blogger, giornalisti in sonno, tutti senza certo mettersi d’accordo erano accomunati dall’associare la loro tesi a delle proprie fonti provenienti dal mondo della finanza. Dunque, una narrativa su Guardiola a cui alcuni hanno fatto da megafono, ma alimentata sempre dal mondo della finanza. Che magari si è sbagliato. E non sta scritto da nessuna parte che chi abbia fatto da megafono a queste voci, fosse al corrente di chissà cosa, di chissà quale cospirazione, di una speculazione programmata, ammesso che questa esista per davvero.
Ma è un dato di fatto che speculazione c’è stata. E’ un dato di fatto che sono stati forniti dettagli di eventi circostanziati. E che attori diversi citavano tutti fonti di provenienza finanziaria.
E guarda caso, il mondo finanziario è proprio l’unico che alla fine ci ha guadagnato.
Non posso avere risposta su questo. Ma di sicuro pone - sulla credibilità soprattutto - una grande, pesante domanda.
Tanto per citare una frase nel merito diventata popolare: “Chi vivrà, vedrà”.


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