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Questa Lazio non era da Scudetto: il nuovo calendario ha messo in mostra tutti i limiti

Questa Lazio non era da Scudetto: il nuovo calendario ha messo in mostra tutti i limitiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
martedì 21 luglio 2020 12:28Il corsivo
di Raimondo De Magistris

Sette punti in otto partite. La Lazio che ieri sera ha messo definitivamente fine a qualsiasi velleità Scudetto è squadra che dalla ripresa del campionato in poi s'è mostrata nuda, impotente. In balia degli eventi, la squadra di Simone Inzaghi s'è ritrovata con una calendario che ha messo in mostra tutti i limiti di una rosa che non era stata costruita per questo obiettivo e che nell'ultimo mese ha spiegato che, una volta di più, fino al 29 febbraio era stato fatto qualcosa di straordinario.
André Anderson, Adekanye, Falbo, Moro e Vavro. Questi i calciatori della Lazio entrati ieri dalla panchina nella sfida contro la Juventus. Con tutto il rispetto, ma una panchina da non far invidia a nessuna delle altre 19 squadre di Serie A: giovani, esordienti, calciatori che magari diventeranno pilastri della Lazio che verrà. Ma di certo non certezze per il presente.
Per duellare con la Juventus, la Lazio prima della sosta aveva deciso in maniera più o meno deliberata di uscire da tutte le coppe per concentrarsi solo sul campionato, per preparare una gara a settimana e scendere in campo ogni volta col suo undici migliore. Perché in questa Lazio, tra l'undici titolare e le riserve, ci sono 2-3 categorie di differenze.
Uno schema possibile in condizioni di normalità, saltato quando la pandemia ha costretto Lega e Federazione ha stilato un calendario fatto di partite ogni tre giorni. Che ha costretto ogni squadra a dare fondo a tutte le sue risorse e gli allenatori a sfruttare sempre e comunque le cinque sostituzioni.

La Lazio in questo nuovo scenario s'è ritrovata nuda, di fronte a tutti i suoi limiti. Il nuovo calendario il principale rivale di una squadra che ha disputato una stagione che resta straordinaria (+14 punti rispetto a un anno fa dopo 34 giornate). Che aveva progettato un piano saltato per colpe non sue né di altri. Il paradosso, però, è che durante la pausa proprio Claudio Lotito è stato il principale sponsor di un finale di stagione che ha penalizzato le squadre con la panchina corta e senza alternative. Proprio come la Lazio.

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