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Serie A

ESCLUSIVA TMW - Olivo (Stampa): "Guardiola volto indipendentismo all'estero"

15.10.2019 13:00 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 7812 volte
© foto di Imago/Image Sport

Francesco Olivo è appena tornato da Barcellona a Torino. Il collega della redazione degli Esteri de La Stampa, ha seguito sin dagli albori la questione catalana. Ha intervistato Carles Puigdemont a Berlino, ha raccontato le tappe di una vicenda geopolitica che ieri hanno portato alle condanne dei leader indipendentisti. Una tematica che s'intreccia anche col calcio, col Barcellona che ieri ha diramato subito dopo la sentenza un comunicato stampa in inglese, Prison is not the solution, con Pep Guardiola che ha subito accusato. "La sentenza resa pubblica oggi da parte della Corte Suprema è un attacco diretto ai diritti umani".

Partiamo dalla figura del tecnico del Manchester City.
"Guardiola è il grande testimonial dell'indipendentismo catalano all'estero, è il vero volto. Credo che sia l'unica persona che supplisca al grande problema che i catalani non pensavano di avere, ovvero il mancato appoggio all'estero. Hanno iniziato tutto pensando che se la Spagna avesse reagito violentemente come nel 2017 e tutto sommato anche ieri con le condanne, l'Europa avrebbe reagito".
E così non è stato.
"Hanno provato a cercare appoggi all'estero che non ci sono stati. Nessuno ha riconosciuto l'indipendenza della Catalogna, ci sono state critiche isolate per le violenze dell'ottobre 2017 ma nessun appoggio vero da Europa, Stati Uniti, Israele".
Per questo Josep Guardiola i Sala da Santpedor funge da cassa di risonanza.
"Guardiola supplisce a questo, è un volto globale del calcio. Aveva già parlato altre volte, anche in occasione del fiocco giallo. E' stato multato dalla FA per quel segno politico, le aveva pagate piuttosto che toglierlo. E' il segno dei catalani indipendentisti, di protesta contro gli arresti e ora contro le condanne. Ha attirato l'attenzione su una causa dimenticata dal resto d'Europa".
Parla poco ma quando parla va dritto al punto.
"E' un testimonial e una cassa di risonanza, era già intervenuto in passato anche se parla poco a riguardo. In un comizio indipendentista, un anno fa circa, era intervenuto leggendo un comunicato in piazza. Accusava la Spagna di essere uno stato autoritario, queste parole hanno creato polemiche in Spagna: è un catalano ma è stato centrocampista della Nazionale spagnola".
Crede che queste parole, le ennesime, gli precluderanno una nuova carriera in Spagna?
"Credo che questo gli precluderà una carriera in Spagna, con l'eccezione del Barcellona. Le condanne di ieri sono delle 9,15 del mattino, alle 9,30 esce il comunicato del Barcellona che, in inglese, dice che 'la prigione non è una soluzione'. Guardiola ha la sorella che lavora per la Generalidat della Catalogna, poi il suo paese è vicino al carcere dei detenuti. Il suo coinvolgimento è familiare, territoriale, identitario, di radici. Poi c'è il tema del Barça...".
Prego.
"Lo scrittore, giornalista e intellettuale Manuel Vazquez Montalban lo chiamava l'esercito disarmato della Catalogna. Guardiola è il Barça. Messi parla a RAC1 e dice che lui è l'allenatore del Barça per antonomasia. Ieri il club è intervenuto subito, il giorno del referendum giocò con lo stadio vuoto e ora ci sono già riflessioni sulla gara del week-end. Lui è simbolo anche in quanto FCBarça, lui ha più coraggio di Bartomeu anche se meno responsabilità e dice quello che pensa".
A differenza del Presidente Laporta.
"Laporta, il grande presidente del Barça di Guardiola, fondò anche un partito finito nel nulla indipendentista. Lì sì che tutto si tiene, Bartomeu è più distaccato e attento agli equilibri. La questione politica nel calcio è delicata, Tebas attacca spesso il Barça e la tematica torna ogni qual volta che la questione indipendentista è di stringente attualità".

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