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Paratici integrale: "La Champions non è il termometro. Ora siamo in un territorio inesplorato"

Paratici integrale: "La Champions non è il termometro. Ora siamo in un territorio inesplorato"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 08 agosto 2020 21:04Serie A
di Michele Pavese

Fabio Paratici, Chief Football Officer della Juventus, ha parlato ai microfoni di Sky Sport a margine di una giornata molto complicata per il club bianconero, che ha scelto Andrea Pirlo come successore dell'esonerato Maurizio Sarri: "Le nostre valutazioni le avevamo già fatte tra di noi, non è una partita che decide il destino ma la stagione".

Quando è stata presa la decisione di puntare su Pirlo?
"È stata una decisione naturale, oserei dire juventina. È un ragazzo che conosciamo, che ha giocato con noi ed è sempre stato in contatto con il nostro ambiente. Pensiamo che possa essere un predestinato. Lo è stato da calciatore, pensiamo lo possa essere con convinzione anche da allenatore".

Quando avete capito che tra Sarri e i giocatori non c'era più feeling?
"Non c'è stato un episodio, un momento. Le stagioni sono lunghe, ci sono tanti momenti che scatenano riflessioni. È stata dura, difficile, lunga e siamo arrivati a questa considerazione alla fine. Nonostante abbia vinto lo Scudetto".

È la seconda volta in due anni che la Juve esonera l'allenatore campione d'Italia. Non ha precedenti. Quali riflessioni si possono fare?
"Non è l'Europa il termometro, né la qualificazione ai quarti. Ci sono tante considerazioni che vanno fatte durante la stagione. Il discorso con Allegri era diverso, veniva da 5 anni di successi. Sarri ha vinto subito, ma c'è un insieme di cose che va al di là di un mero risultato sportivo. Ora siamo in un territorio inesplorato: nessuno ha vinto così tanto consecutivamente e ha cambiato così tanto. I cicli di solito durano 3-4 anni, noi siamo al terzo ciclo, una cosa inspiegabile. Abbiamo disputato due finali a distanza di due anni con 7/11 differenti, è complicato. Il Real ha vinto 3 Champions consecutive con un solo cambio. Questo testimonia il lavoro fatto".

Qualcuno storce il naso anche per Guardiola o Zidane quando non vincono la Champions. È davvero diventata così importante?
"Mal comune, mezzo gaudio. Il Bayern l'anno scorso vinse il campionato e uscì nei quarti, noi abbiamo fatto lo stesso e si parlava di stagione fallimentare. Il City ha vinto tre campionati consecutivi eppure il giudizio è spesso frettoloso, legato a un singolo risultato. Siamo gente di calcio, di esperienza e di livello. Certe competizioni, come anche un Mondiale, sono legate a episodi. Un anno fa giocammo con l'Ajax e avevamo assenze pesantissime, per esempio".

Le voci su un addio alla Juventus l'hanno colpita?
"Difendere me stesso è impresa complicata, ma l'ha fatto pubblicamente il presidente a mezzanotte, quindi mi sembrava difficile che il suo pensiero fosse ribaltato nel giro di 12 ore. È stato alquanto divertente".

Alla Roma piace Paratici?
"Bisogna rispettare tutti i club e la Roma è importante. Sono alla Juve da 10 anni e ho un rapporto che va al di là del legame professionale con tutti coloro che lavorano qui. Detto questo, anche i direttori sportivi hanno lo stesso ciclo degli allenatori e sono soggetti a giudizi rapidi".

Qual è l'idea di calcio di Pirlo che ha convinto la Juventus?
"Andrea nella sua testa è convinto di portare qualità e applicazione, fare quello che faceva da calciatore. Vuole proporre un gioco di un certo tipo, europeo, ed è stato convincente nell'esposizione delle idee. Le persone sono più importanti del professionista".

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