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Pasqualin: "Juve-Napoli ancora tutta da giocare. Pirlo più in difficoltà di Conte"

TMW RADIO - Pasqualin: "Juve-Napoli ancora tutta da giocare. Pirlo più in difficoltà di Conte"
lunedì 26 ottobre 2020 18:35Serie A
di Dimitri Conti

L'avvocato ed esperto di diritto sportivo Claudio Pasqualin è intervenuto in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Una volta ci si mise a tavola in un paesino del vicentino con la cosiddetta Triade, ossia Moggi, Giraudo e Bettega. Giraudo più tardi ebbe a dire che fu il baccalà più costoso della storia, perché chiudemmo il contratto del secolo, quello di Del Piero".

Come finirà la vicenda di Juventus-Napoli con i vari ricorsi?
"Devo dire che quando giudicai a caldo avevo trovato ineccepibile la decisione, in linea coi principi dell'ordinamento sportivo. Evocai anche la teoria della pluralità degli ordinamenti, e sapendo che quelli statuali possono confliggere con quelli sportivi, ribadii l'autonomia di quest'ultimo. Regole sportive in applicazione del protocollo... Però c'è anche il diritto statuale cui ricorrerà il Napoli e non è detto che la sentenza del Giudice Sportivo venga accettata anche da un tribunale arbitrario. La sentenza di primo grado potrebbe vacillare: è una partita tutta da giocare".

Realistico immaginare che la Superlega possa far capolino nei prossimi anni?
"Non è quello il primo problema che ha il calcio oggi, bensì quello della sopravvivenza. Con le porte chiuse e gli sponsor in fuga c'è chi ha quantificato che siano stati già persi 620 milioni di euro quest'anno. Il calcio si è rivolto a Conte per questioni fiscali fino a fine emergenza, per esempio. C'è il rischio che il giocattolo, che ha resistito finora a tutte le intemperie, corra il rischio di rompersi. L'augurio è che il Governo guardi anche al calcio, che ha una funzione economico-sociale pure importante: vedi Milan-Roma di stasera, attesa anche dagli altri tifosi".

In Serie C si vedono numerose situazioni borderline. Si sta portando avanti una riflessione?
"No, nessuno ci pensa. Tutti per esempio dicono dell'opportunità di rivedere il format, visto che ci sono anche piazze che non avrebbero caratteristiche per fare il calcio professionistico, e questi giovanotti non possono illudersi che con due calci al pallone risolvono i problemi della vita: le società non riescono a mantenerli. Il problema dei troppi professionisti è importante, il calcio non riesce ad assorbirli: ne abbiamo quasi duemila... Partirei dalla Serie A a 18, altrettante in Serie B più uno-due gironi di C sempre a 18. Con una settantina di squadre secondo me potremmo farcela, ma sulle riforme nessuno si sta applicando, e si naviga alla giornata. O anche la modifica della legge 91, che ha ormai trentanove anni perché risale al 1981. Ricordo che si dibatté per riconoscere lo status di subordinato o autonomo al calciatore... Si decise per la prima, ma ci sarebbero una serie di valutazioni da fare. Il contingente però è drammatico per il Covid, e le priorità sono altre".

Conte oggi è più dimesso? Giuste le critiche a Pirlo?
"Io non lo vedo proprio soft... Non mi sembra in difficoltà Conte. Vedo più in difficoltà Pirlo che però ancora è risparmiato dalla novità che è e dalla simpatia che suscita. Constatando che la Juve ha due vittorie, di cui una a tavolino, e tre pareggi dopo cinque pareggi, il bilancio non è esaltante. E poi Kulusevski adattato, o Bernardeschi... Per ora va bene così, e c'è un atteggiamento benevolo, ma non sarà sempre così: tra un po' quest'effetto potrebbe venir meno".

Giusto puntare il dito contro quei pochi appuntamenti riservati alle Nazionali?
"Confesso con grande sincerità che l'argomento mi è un po' sfuggito. Non lo giudico di primaria importanza: il Covid attenua altre problematiche, come queste. Siamo tutti ansiosi, ma anche vicini a un evento che ci auguriamo di poter registrare un evento in presenza, come si suol dire, com'è l'Europeo di giugno".

Possibile quantificare l'importanza della perdita di società nel panorama di squadre di base sul bilancio complessivo del calcio italiano?
"C'è chi farà di questi conti. Se la perdita fino ad oggi di porte chiuse e sponsor era di 620 milioni, arriveranno anche dati oggettivi. Uno che già esiste è quello dell'area del calcio sociale, della grande maggioranza di persone che ne fa un'area ricreativa, e che ora soffre pause micidiali. Il discorso è sempre lì: il protocollo per i professionisti è buona cosa, e dobbiamo stare aggrappato ad esso, augurandoci di non avere troppe notizie su nuovi positivi, come successo oggi con Donnarumma e Hauge".


Claudio Pasqualin intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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