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Serie B

Caos Empoli: ma è davvero solo colpa di Accardi?

16.12.2019 13:42 di Claudia Marrone  Twitter:    articolo letto 6036 volte
© foto di Federico De Luca

21 punti in 16 partite e una metà classifica che di certo non può soddisfare i tifosi che, dopo una campagna acquisti discretamente faraonica e la promessa di un pronto ritorno in A, si aspettavano di vedere ben altro: non un momento facile per l'Empoli, reduce dalla sconfitta di Chiavari contro l'Entella e contestatissimo dai supporters azzurri, spazientiti ormai da diverse giornate.

Il positivo avvio, poi il crac - Una squadra nuova, che pagava un po' dazio di questo inizialmente, e che pareva affetta da "pareggite": ma il percorso della truppa di Cristian Bucchi non era poi negativo, la squadra cresceva. Poi una sorte di involuzione, a livello mentale e tattico, che ha portato anche all'esonero del mister, che dopo 12 giornate ha chiuso il suo percorso in Toscana con 17 punti e una media di 1,42 a partita. Come sempre, paga per primo il mister.

Con Muzzi non si cambia - L'arrivo di Roberto Muzzi pareva aver portato nuova linfa, ma non ha portato risultati. La squadra non si è ripresa, non si vede un Empoli migliore di quello visto nell'ultimo periodo della gestione Bucchi, e c'è già chi vuole l'ex vice di Andreazzoli - alla sua prima esperienza da allenatore - sulla graticola. In quattro gare, quattro punti, la media va da sola: ma il ko contro i liguri è stato pesante da digerire.

Ma è davvero colpa di Accardi? - L'uomo più bersagliato dai tifosi toscani è il Ds Pietro Accardi, con il quale gli stessi hanno avuto un primo confronto dopo la débâcle di Frosinone: sono state chieste le dimissioni del direttore, che ha sottolineato di essere sempre quello che in estate aveva esaltato la piazza con una importante campagna acquisti. Ma la squadra, in campo, ha reso meno, e di certo, di come poi giochino anche i nomi di blasone, non è colpa del direttore, che non può agire su testa e gambe dei calciatori. Il problema è forse da ricercare in un feeling mai nato con la piazza, che si è sentita allontanata dal direttore, più schivo e riservato di altri, poco incline - come magari è giusto che sia - a un intenso legame con i tifosi; che nel calcio moderno, anche con l'utilizzo sempre più forsennato dei social, diventano però parte integrante di un club, non più semplici fruitori di spettacolo. E si sa, quando non nasce simpatia, tutto è poi amplificato.


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