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Serie C

L'editoriale sulla C - Black list: fatta la legge, aspettiamo l'inganno

Editoriale di Ivan Cardia per TuttoC
03.04.2019 13:49 di Ivan Cardia  Twitter:    articolo letto 8453 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Fatta la legge, aspettiamo l'inganno. Andiamo con ordine: ieri la FIGC ha annunciato l'introduzione di "una sorta di black list" che dovrebbe impedire l'acquisto di un club a soggetti che negli ultimi anni abbiano avuto ruoli di vertice in società soggette a esclusioni dal campionato o revoca dell'affiliazione. In soldoni, si tratta della previsione di quel codice di onorabilità che Gravina ha spesso annunciato e finalmente fa il suo ingresso nel nostro calcio. O almeno di qualcosa che gli assomigli. Bene, benissimo, con qualche riserva. Aspettiamo un regolamento più preciso rispetto al comunicato di ieri, per capire esattamente come funzionerà, ma non si tratta solo di questo.

Il punto è che la FIGC è arrivata (quasi) fin dove poteva, ora sta al sistema fare il resto. Perché il quasi? Perché la delimitazione dell'aver "ricoperto il ruolo di socio, amministratore o dirigente con poteri di rappresentanza in ambito federale in società destinatarie di provvedimenti di esclusione dal campionato o di revoca dell’affiliazione dalla FIGC" non esclude la possibilità che il soggetto immacolato sia comunque un delinquente, e nel caso sarebbe bene tenerlo lontano dal pallone. Non è semplice, ma ci si poteva spingere anche oltre rispetto a quanto non fatto. Fermo restando che, come detto, aspettiamo l’inganno: c’è chi si espone in prima fila e chi manda avanti i prestanome, intervenire diventa quasi impossibile, anche per chi comanda.

Dopo il Consiglio Federale, bisogna quindi aspettare la reazione del sistema: la FIGC può arrivare fino a un limite, poi ci devono pensare le leggi dello Stato e il buon senso. Sul primo fronte, bisogna che qualcuno apra gli occhi su quanto succede dalla A alla C, perché di condanne nei confronti degli avvoltoi che infestano lo sport più bello del mondo ne sentiamo davvero poche. Sul secondo, tocca a chi nel calcio c’è già: i millantatori e i “liquidatori seriali”, per usare le parole di Gravina, vanno tenuti lontani anche con un qualche tipo di anticorpo interno, senza aspettare che arrivi sempre il vaccino.

Bene la black list, in sostanza, ma aspettiamo di conoscerne i dettagli e anche di vedere come funzionerà. L’altra grande novità, oltre alla famigerata ricompra che qui interessa in modo marginale, riguarda le retrocessioni, ridotte da 9 a 5. Fotografia dell’esistente, per questa stagione. Sul futuro, è condivisibile fino a un certo punto la speranza di Ghirelli di tenere dentro i club virtuosi. Nei casi specifici si può anche essere d’accordo: soltanto una settimana fa parlavamo di quanto sarebbe beffarda la retrocessione della Paganese. Nel quadro generale, non ha tutti i torti Sibilia: sarebbe una deroga a stagione in corso, l’ennesima, e a furia di deroghe e strappi alla regola siamo arrivati dove siamo. Detto questo, in Serie D bisogna anche rendersi conto che spesso e volentieri competono società che poi non hanno interesse a iscriversi al campionato di C. L’anno scorso è andata anche abbastanza bene da questo punto di vista, in passato non sempre è successo: la mediazione tra le diverse esigenze può essere la soluzione.

Infine, due parole sull’intervista di Calcagno, vicepresidente AIC, che avete letto su queste pagine. Ha ragione al 100% e ha ragione a prescindere dal fatto che ovviamente parli a nome di una delle parti in causa, cioè i giocatori. Ricapitoliamo: circola la voce, non è chiaro quanto concreta, che la Lega Pro sia intenzionata a diminuire già dall’anno prossimo di ridurre il numero di over in lista, da 14 a 12. In sostanza, ancora una volta si andrebbe ad aumentare la percentuale di ragazzini da tesserare perché sono ragazzini e non perché sono bravi. È una stortura da evitare: Calcagno l’ha definita una porcheria perché violerebbe un accordo preso tra le parti. Ma crediamo che sarebbe sbagliato a prescindere da ogni intesa: ne abbiamo scritto più volte, le regole sugli under obbligatori sono una follia, se sono così rigide. In teoria il ragionamento ha un senso: ti obbligo a far giocare dei giovani per avere un serbatoio di talento da cui poter pescare. In pratica, quelli bravi giocherebbero comunque perché bravi, ma così in campo vanno tanti ragazzi con poca arte e parte, che una volta diventati grandi vengono dimenticati perché il loro valore era tutto nella gioventù. E nel frattempo hanno tolto il posto ad altri ex-ragazzi, in un circolo vizioso che spegne soldi e ammazza quella ricerca del talento. Forse sarebbe davvero una porcheria.


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