A testa bassa... verso la gloria
Una città che esplode, un sogno che per metà si è avverato, una squadra che sembra, in Italia, Mr. Hide; in Europa, un ingegnosissimo Dr. Jekyll. Lui, però, Ezequiel Lavezzi, dentro o fuori i confini nazionali, in campo dà sempre il cento per cento; che si giochi a Catania, al San Paolo o che si scenda in campo alla blasonata BayArena, poco importa: guizzi, dribbling, assist, e magari anche qualche gol. I quali, diciamolo, non sono proprio il suo pezzo forte, e questo è proprio quel fattore che va a delineare quella sottile linea di confine che lo separa dall'essere un fuoriclasse a tutti gli effetti.
Poi, però, capita che contro il Chelsea, nel match che tutta Napoli aspetta col fiato sospeso, l'assist-man si trasforma in goleador, trafiggendo il povero Cech per ben due volte, graziandolo una terza, e facendo tremare la terra alle pendici del Vesuvio. Cuore azzurro, passione albiceleste, talento un po' timido un po' scugnizzo, in grado di far innamorare una piazza difficile da conquistare, che sarebbe disposta anche a tirar fuori soldi di tasca propria per garantirne la permanenza.
Sempre a testa bassa, sempre a mille all'ora, sempre con un solo obiettivo: far impazzire le difese avversarie, non dare punti di riferimento in avanti, ispirare, inventare, esultare. Stavolta, sì, pure segnare. Lavezzi ha trascinato, sta trascinando, e trascinerà Napoli sempre più in alto. Quella Napoli che vive ancora nel ricordo del "Pibe", ma che adesso si esalta anche per le prodezze del "Pocho".


