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Zeman a 360°: "Hernanes può diventare un grande, Matuzalem fermato da infortuni, Zàrate il mio giocatore ideale, ricorda Signori. Un ritorno a Roma? Perché no..."TUTTO mercato WEB
© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
giovedì 13 ottobre 2011, 09:31News
di Marco Ercole
per Lalaziosiamonoi.it
fonte Marco Ercole - Lalaziosiamonoi.it

Zeman a 360°: "Hernanes può diventare un grande, Matuzalem fermato da infortuni, Zàrate il mio giocatore ideale, ricorda Signori. Un ritorno a Roma? Perché no..."

In questi ultimi giorni Zeman ha parlato un po’ ovunque, affrontando temi scottanti, come è sua abitudine fare, del calcio in generale e del derby in particolare. La stracittadina romana d’altra parte lui l’ha vissuta sulle panchine di entrambe le squadre e proprio per questo il suo parere può avere più peso di tanti altri. Come riportato in una lunga intervista pubblicata oggi sul Corriere dello Sport in un articolo a firma di Alberto Polverosi e Andrea Santoni, Zeman racconta il suo passato nella Capitale e il suo passaggio dalla panchina della Lazio a quella della Roma: «Io come allenatore sono rimasto legato a tutte le squadre che ho allenato. Dalla Lazio sono passato alla Roma senza traumi. Non so la lettura che si possa dare a questo fatto. So che i laziali non ce l’hanno con me, mentre i romanisti mi hanno accettato, forse perché c’erano quei 4 mesi di mezzo». Il derby di domenica sarà una partita fondamentale soprattutto per Reja: «Deve pregare per vincere, ma lo dico soprattutto per i tifosi. C’è tanta passione, tanto tifo e per i tifosi è importante». Sulla panchina della Roma il boemo si ritrovò praticamente nella stessa situazione visto che c’è stato un periodo in cui ne perse quattro di seguito: «Quell’anno siamo arrivati davanti alla Lazio che aveva una squadra importante. Ho perso qualche tifoso daa’ Roma ma ho acquistato qualche tifoso daa’ Lazio». Ci scherza su Zeman, che in tempi non sospetti aveva già dichiarato di considerare il derby “una partita come tutte le altre” ricevendo non poche critiche: «Da allenatore devo cercare di mettere a proprio agio la squadra; ci sono sempre troppe pressioni e infatti il derby non è mai stata una bella partita, giocata secondo le potenzialità delle due squadre. In un derby è meglio guardare sugli spalti che il campo: lo spettacolo vero è in tribuna». Non farà il tifo per nessuno domenica «mi auguro solo che la gente si diverta», e se dovesse giocare a schierare una squadra dal centrocampo in su con un misto dei suoi giocatori avuti in passato con Lazio e Roma ecco cosa verrebbe fuori: «A centrocampo Fuser, Di Biagio e Winter. In attacco Totti, Casiraghi e Signori». Dopo aver analizzato l’imminente stracittadina, Zeman ha parlato un po’ di tutto, toccando in maniera sintetica, ma allo stesso tempo esaustiva, giocatori, allenatori e squadre della nostra Serie A e della Nazionale. Ecco “l’enciclopedia del calcio italiano” secondo il mister ceco.

Su Prandelli. «Ha sempre cercato di lavorare, anche quando era alla Fiorentina. Con al Nazionale è molto più difficile. Mettere insieme i pezzi a uno a uno non è semplice. Martedì sera guardando la partita mi sono divertito il primo tempo. Il secondo un po’ meno, hanno giocato al risparmio perché pensavano al campionato».

Su Cassano. «Un giocatore che è nato con calcio, ce l’ha nel sangue, e finirà col calcio. Con un tipo come lui ci vuole pazienza, non è un giocatore regolare, né in campo né fuori. Il gruppo lo sopporta perché ne riconosce le qualità».

Su Gascoigne. «L’ho avuto poco, era spesso infortunato, ma in campo era un esempio per gli altri. Dava tutto. Anche troppo».

Su Biagioni. «Il più simile a Cassano, quando l’ho avuto da giovane al Foggia: ora è maturato e riconosce che doveva fare diversamente».

Su Buffon (che ha ammesso che non vorrebbe mai essere il portiere di una squadra del boemo). «A me piacciono i portieri attivi, che giocano con la squadra. Se Buffon sogna una difesa impenetrabile, allora il portiere è inutile, che ci sta a fare?».

Su Reja. «Cambia troppo spesso i moduli, una volta Hernanes gioca al centro, una volta a sinistra e poi non è abituato a lottare per lo scudetto, questo dice la sua lunga carriera».

Su Luis Enrique. «È venuto in Italia e cerca di proporre il suo calcio fatto di possesso palla. Io non l’ho mai fatto perché non ho pazienza: sarà una questione di carattere, ma voglio arrivare subito in porta».

Su Totti. «Per me è ancora il più bravo giocatore d’Italia. Può giocare in tutte le posizioni di attacco e centrocampo. Forse poteva coprire anche prima la posizione attuale ma doveva essere inserito in una squadra organizzata diversamente. Il ruolo di centravanti gli ha fatto male: ha segnato di più ma se restava all’ala avrebbe avuto meno infortunati. Che poi l’hanno condizionato».

Su Di Benedetto e Lotito. «Sono abituato al calcio vecchio: per me il presidente deve essere il primo tifoso della squadra e un appassionato, deve aver vissuto dietro la squadra per tanto tempo. Questa mi sembra troppo un’operazione economica. Non è il mio ideale. Anche se oggi per fare calcio ci vogliono soldi. Su Lotito poi, non so era tifoso della Lazio».

Su Signori. «L’ho sentito un paio di settimane fa. Era abbattuto, dispiaciuto, ma continuava a dirmi che non c’entra niente. Mi è dispiaciuto molto: quando giocava era di esempio per i ragazzi, a Foggia era figlio della città, gli volevano bene tutti, rovinarsi l’immagine così… Si, è vero, il gioco gli è sempre piaciuto, scommetteva su tutto, anche sul fatto di riuscire a colpire la traversa da centrocampo. Ma io non ce lo vedo in mezzo a storie losche».

Su Baiano (e la sua nuova carriera da allenatore). «Mi aspettavo che rimanesse nel calcio, è nato con il pallone ai piedi e poi è un ragazzo simpatico: se non fa calcio, non fa niente».

Su un ritorno alla Lazio. «Due anni fa se n’è parlato. Ma più voi giornalisti che gli altri. Comunque se n’è parlato. Io sarei disponibile a tornare ad allenare a Roma».

Su Matuzalem. «È uno dei miei giocatori preferiti. L’ho avuto a Napoli. Mi aspettavo che diventasse il perno della Seleçao, aveva i mezzi e il carattere. Si è fermato per colpa dell’infortunio».

Su Hernanes. «Per me è un centrocampista. Non ha un passo da esterno. Se è uno dei più grandi lo deve far vedere prendendo in mano la squadra. Per me non è ancora un grande, ma ha le qualità per diventarlo».

Su Zàrate. «Per me è il giocatore ideale. Si diceva che non passasse la palla, ma se si contano gli assist ha fatto fare più gol lui di tanti altri. Potrebbe essere paragonato a Beppe Signori»

Su Klose. «Mi piace molto, ma non è un finalizzatore».

Sul Napoli. «Fa bene la fase difensiva e riparte. Per il contropiede ha giocatori più importanti, tipo Lavezzi».

Sulla Juve. «Conte si è presentato con il 4-2-4 e poi sta cambiando. Ci vuole un po’ di tempo per trovare il modulo adatto. Per ora è un laboratorio».

Sullo Scudetto 2006. «Non trovo giusto il ricorso della Juve al Tnas. Anche la dirigenza attuale sa cosa era accaduto in passato, cose che non dovevano succedere. Ma se qualcuno pensa che io ce l’abbia con la Juve si sbaglia, ho ancora dei poster di quella squadra. Io ce l’ho solo con un certo sistema».

Su Moggi. «Sono contento di poter fare ancora qualcosa nel calcio e di vedere fuori Moggi che per me ha fatto male al calcio ed è giusto che stia fuori».

Sugli allenatori debuttanti. «Sono sempre più convinto che la gavetta serve. Oggi si fa il corso a Coverciano e si diventa allenatori. Essere buttati così nel mezzo non è producente».