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Allegri, questo è un addio. Zidane no al Chelsea per andare alla Juve. In corsa anche Deschamps. Tutta colpa di Dybala. Mou aspetta l’Inter. Sarri alla Roma si può

22.02.2019 06:56 di Enzo Bucchioni   articolo letto 64478 volte
© foto di Federico De Luca

Allegri, e adesso? La sconfitta con l’Atletico, clamorosa quanto inattesa, senza attenuanti, chiama pesantemente in causa l’allenatore bianconero. E’ vero che c’è la gara di ritorno, è altrettanto vero che la Juve ha nelle corde le rimonte clamorose, ma questa (purtroppo) sembra un’altra storia. Davvero la Juve è in grado di segnare tre gol senza subirne a una squadra come l’Atletico? Difficile, quasi impossibile, non per le capacità della Juve, ma per le caratteristiche uniche dell’avversario. L’Atletico è la miglior squadra in circolazione per la capacità di alimentare la sua forza sulla fase difensiva quasi perfetta, impedisce sempre all’avversario di giocare, non lascia spazi e mentalmente ha una resistenza d’acciaio alla pressione e alla battaglia. Stanare una squadra così, da combattimento, metterla in difficoltà sarà complicatissimo, tanto più che prendere un gol in contropiede sarebbe letale. Mi auguro, naturalmente, di sbagliare in nome e per conto del calcio italiano, ma ho la brutta sensazione che la Juve si sia buttata via al Wanda. Un nome che di questi tempi forse non è il massimo.

Ma ho anche una certezza: quella dell’altra sera è stata una delle peggiori partite di Allegri in Champions. Inutile ripetere la mia stima verso questo allenatore straordinario gestore del gruppo e tattico come pochi, ma questa volta l’ha persa lui. Credo che l’inizio della fine sia stata l’idea di far comunque giocare Dybala con Cristiano e Mandzukic, forse per dimostrare che in quel ruolo ci può stare, che è maturo tatticamente e caratterialmente, forse illuso dalla gara con il Frosinone. Invece non è così. Questa partita è stata pensata male, preparata ancora peggio. Sempre in mezzo al guado.

Ha messo in campo una squadra con tre attaccanti che in teoria avrebbe dovuto giocarsela, imporre il gioco, invece ha tenuto un atteggiamento attendista, tipico di chi vuole portare a casa lo zero a zero senza avere i giocatori e il modulo giusti.

E poi senza rabbia, senza personalità, una squadra moscia è diventata imbarazzante con il passare dei minuti.

Invece mi sarebbe piaciuta una Juve da battaglia, firmata Allegri doc, con una filosofia di gioco più precisa, in grado di scendere sul piano fisico dell’Atletico. Mi sarei aspettato un bel 4-4-2 con Bernardeschi e Cancelo sugli esterni alti, Matuidi e Emre Can in mezzo al campo. Gente di corsa e di lotta. Con Ronaldo e Mandzukic davanti e più in mezzo al campo. Avrebbe avuto un senso compiuto e una missione che spesso sono stati efficaci per la Juve: non perdere. Ma anche un altro classico, il 5-3-2, poteva dare maggiori garanzie. Rugani con Chiellini e Bonucci; Cancelo e Bernardeschi sugli esterni; Ronaldo e Mandzukic o Dybala davanti. Invece Allegri forse ha avuto paura di essere additato come difensivista, ha preferito un Dybala in cerca d’autore, in mezzo al campo a girare a vuoto, senza personalità, un Bentancur in evidente involuzione (ma s’era già notato in campionato) e un Pjanic molle, la Juve è rimasta prigioniera dell’idea di giocare senza averne in questo momento le qualità, la mentalità e le forze. Travolta ancora prima di perdere. Per certi versi è incredibile per una squadra che a volte non incanta, ma difficilmente perde di vista l’essenza e il risultato della gara. Il carattere alla Juve non può mai mancare: è mancato anche quello. Per questo chiamo in causa l’allenatore. Doveva interpretare certi segnali arrivati dal campionato. Noi abbiamo sempre pensato a una squadra che in campionato pigia l’accelerato al cinquanta per cento proprio in virtù di una evidente superiorità e invece forse non era così. E se era così, dopo tante gare al minimo, non è stata neppure in grado di andare al massimo come sa fare.

Ripeto: mi auguro che la Juve faccia l’impresa nel ritorno. Se però non dovesse accadere, dopo l’eliminazione in coppa Italia, è chiaro che sarebbe la fine dell’era Allegri. Una fine inattesa e forse traumatica, ma nelle cose.

Allegri è stimato, nessun dubbio. Ma sarebbe impossibile ripartire dopo l’ennesimo fallimento Champions con un allenatore non amato dal 30-40 per cento della tifoseria bianconera nonostante dieci trofei in cinque anni. E, attenzione, Allegri se ne sarebbe andato (o se ne andrà, lasciamo aperta la speranza) anche in caso di Champions vinta. Fare meglio sarebbe (stato) impossibile.

Quindi la Juve non è impreparata sul futuro come successe con Conte e le idee non mancano.

Non è un caso se ieri i tabloid inglesi (Mirror soprattutto) hanno rivelato che Zidane avrebbe detto no al Chelsea perché già in parola con la Juventus. Non è un caso neppure che molti giocatori del Real (Marcelo, ma anche e soprattutto Isco) abbiano una grande voglia di Juve. Ritroverebbero Ronaldo e Zidane in un colpo solo.

Non è una novità, ma la successione sarà accelerata da una eventuale eliminazione, l’ottavo scudetto consecutivo non farebbe felice nessuno, quando si mangia troppo a un certo punto non piace più neppure il caviale.

Qualcuno ha tirato in ballo anche un Conte-bis, ma lo strappo del 2014 brucia ancora. L’alternativa a Zidane può essere solo Deschamps, l’uomo della B, maturato e cresciuto al punto di diventare campione del mondo.

La notte del Wanda ha davvero dell’incredibile. Ronaldo sembrava aver dato autostima e consapevolezza a un gruppo già forte, la pennellata finale. E invece il logorio e l’usura, la mancanza di mentalità vincente, una Juve improvvisamente pecora dopo anni da lupo, hanno messo tutto e tutti a nudo. Peccato.

A nudo anche Sarri con il Chelsea. Ma l’ex Napoli se lo lasciano lavorare è bravo, ha mercato. E non a caso Baldini l’ha già contattato in nome e per conto della Roma. I due si conoscono e si stimano da una vita. L’idea è quella di portare gioco e spettacolo nella capitale, fare un progetto di calcio che possa riunire la tifoseria facendo crescere dentro un’idea, un gruppo di giocatori giovani.

Qualcuno ha accostato Sarri anche all’Inter in un eventuale dopo-Spalletti, ma non rientra nella filosofia di calcio di Marotta ed è lontana dalle caratteristiche storiche del gioco dell’Inter. In pole, invece, resta sempre Mou. Come già detto il primo nome della lista marottiana è il Grande ex con Conte subito dietro, ma in questo momento è il caso Icardi che sta catalizzando tutte le attenzioni. E il futuro di Spalletti è chiaro, la conferma può arrivare soltanto attraverso un grande finale di stagione, la conquista della Champions e un’Europa League da protagonista.


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