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Gattuso addio, il Milan aspetta Sarri. Juve, vertice Agnelli-Allegri. Conte aspetta. La Roma ha pronto il programma. Mou corteggia l’Inter. Ancelotti vuole Zaniolo. Adl chiede troppo per Insigne. Della Valle non vuol vendere Chiesa

26.04.2019 07:20 di Enzo Bucchioni   articolo letto 51813 volte
Gattuso addio, il Milan aspetta Sarri. Juve, vertice Agnelli-Allegri. Conte aspetta. La Roma ha pronto il programma. Mou corteggia l’Inter. Ancelotti vuole Zaniolo. Adl chiede troppo per Insigne. Della Valle non vuol vendere Chiesa

Non sarà l’eliminazione dalla coppa Italia a segnare il destino di Gattuso perché è da un bel pezzo che il Milan ha deciso per il divorzio, l’allenatore l’aveva ampiamente capito e noi l’avevamo anticipato tempo fa su questo nostro giornale online. Quello che ha sorpreso è la non-partita del Milan contro la Lazio.

Per me Gattuso, in stagione, ha fatto sostanzialmente bene e lo ribadisco, fra mille difficoltà, infortuni, il caso Higuain e una rosa non eccelsa, era difficile andare oltre. In fondo la Champions è ancora a portata di mano e centrare un obiettivo del genere sarebbe un merito assoluto. Detto questo, però, non è possibile preparare una semifinale di coppa Italia dove devi vincere mettendo in campo sette giocatori difensivi. Quando ho visto tutti assieme Musacchio, Romagnoli, Caldara, Calabria, Laxalt, e due centrocampisti di fatica come Kessie e Bakayoko ho faticato a crederci. Il tutto completato da due esterni fuori forma come Suso e Castillejo, giocatori abituati a giocare per sé stessi. E davanti solo il povero, isolatissimo Piatek. Errore clamoroso. Almeno uno fra Biglia, Chalanoglu e Paquetà doveva essere in campo, ma anche più di uno. Un po’ di fantasia, di qualità, di geometrie. Ma Gattuso, per sbagliare così platealmente deve essere stato condizionato dal turn over, deve aver pensato anche alla partita decisiva di domenica prossima con il Torino. Non ho altra spiegazione. Comunque, è andata.

Ora Leonardo e Maldini stanno cercando di tenere insieme i pezzi di una squadra che rischia di implodere, con il Toro è vietato perdere, si spiega anche così la visita a Milanello di ieri. Contemporaneamente però, i due dirigenti stanno facendo il piano di rilancio partendo proprio dalla panchina. Sappiamo dell’idea Conte che hanno un po’ tutti, ma le difficoltà stanno nei programmi da proporre al tecnico e nella tagliola del fair play finanziario. Allora Leonardo e Maldini avrebbero decisamente virato verso un allenatore che mette il gioco al centro, che può accontentarsi anche di un gruppo di giocatori non straordinario come quello del Milan attuale, con qualche ritocco, senza pretendere rivoluzioni. L’obiettivo numero uno è Maurizio Sarri. Era già del Milan nella primavera del 2015, poi Berlusconi bloccò Galliani. Riprovarci oggi è la grande idea e nulla si muoverà fino a quando l’allenatore toscano non saprà cosa farà da grande. Il Milan aspetta. Sarri, infatti, sta lottando per il quarto posto in Premier e se dovesse centrare la Champions probabilmente sarà confermato. In ballo c’è anche l’Europa League, un altro obiettivo prestigioso. Non mancano le difficoltà, le contestazioni dei tifosi, il non facile rapporto con Abramovic, ma il contratto è lungo e molto importante, attorno ai sei milioni. Ovvio che Sarri al Milan verrebbe volentieri, ma altrettanto ovviamente se i rossoneri saranno in Champions e se non sarà confermato dal Chelsea. Due-tre settimane per capire e per decidere e il Milan aspetterà. Leonardo e Maldini sanno benissimo che con Sarri questo gruppo potrebbe risorgere proprio attorno a un progetto di gioco, un po’ come successe al Napoli dove Sarri ereditò la squadra di Benitez facendola rifiorire con pochi ritocchi. In alternativa occhi puntati su Gasperini e Garcia, altri due allenatori di quella tipologia.

Non solo il Milan, quasi tutte le squadre di vertice (Napoli escluso) hanno il problema-allenatore. Anche la Juve sta riflettendo nonostante le parole di Agnelli e Allegri, a caldo, dopo l’eliminazione dalla Champions. Andare avanti assieme, dopo cinque anni, potrebbe essere un errore e l’analisi sul da farsi dovrà essere molto approfondita. Lo abbiamo già detto: dopo cinque anni Allegri troverà ancora motivazioni con lo stesso gruppo di giocatori? E la Juve può ripresentarsi chiedendo ancora ad Allegri quello che non ha vinto fino ad oggi, cioè la Champions? Troppo rischioso. Agnelli ed Allegri si vedranno dopo il primo maggio, tutti i pro e tutti i contro saranno esaminati e l’allenatore (fra l’altro) chiederà il rinnovo del contratto fino al 2021, in genere vuol ripartire con due anni di legame. Che succederà? Di tutto. All’orizzonte si staglia Conte con la suggestione del grande ritorno. Ma c’è anche l’idea Pochettino. Agnelli sa che per ripartire servirà l’energia di una grande scelta, di un grande nome. Non per i tifosi, per carità Allegri ha fatto il massimo, ma perché la sensazione che il ciclo sia esaurito è molto forte.

Conte aspetta. Ha già parlato con l’Inter e con la Roma, a tutti ha chiesto di conoscere i programmi tecnici, le ambizioni. Come vi abbiamo già detto da tempo, è intrigato dalla Roma, ma l’autofinanziamento potrebbe essere un ostacolo. Marotta ha già deciso da tempo di sostituire Spalletti, ma l’operazione esonero è molto costosa. Si farà con i piedi di piombo. L’alternativa a Conte non esiste se non il frequente tentativo di Mourinho di autocandidarsi. Nessuna remora, soltanto le perplessità di un costoso cavallo di ritorno destinato obbligatoriamente a fare peggio e a confrontarsi con straordinari ricordi. Anche no. Si parla molto di giocatori, ovvio, ma prima della scelta dell’allenatore tutte queste società difficilmente muoveranno delle pedine, c’è da aspettare quasi un mese per capire e avere certezze.

Ancelotti, invece, non ha problemi. Sta finendo il suo primo anno, quello di transizione, il suo vero Napoli nascerà l’estate prossima. In uscita i giocatori a fine ciclo come Hysaj e Mario Rui, altri con grande mercato come Allan, probabilmente anche Mertens. Altri ancora andranno valutati. Insigne è un caso. Difficile ricomporre la frattura con il pubblico e con il tecnico, uno come lui, con le sue qualità, dopo tanti anni, ha anche diritto a fare nuove esperienze. Il problema è la valutazione del cartellino. Difficile che un giocatore come Insigne, 28 anni, possa essere pagato 70 milioni. In Italia mi sento di escluderlo, fra l’altro guadagna attorno ai cinque milioni più bonus. In Inghilterra un fisico come il suo non aiuta. Dovrà essere bravo Mino Raiola, ma conoscendo De Laurentiis non sarà facile.

Ancelotti, comunque, sta preparando la sua lista e non poteva non essere innamorato di Zaniolo. Ha in testa di farlo giocare come faceva con James nel suo fantastico Real, ma la Juve s’è mossa prima e la Roma non vuol scendere sotto i 50 milioni. Un altro baby che scatena il mercato è Federico Chiesa, valutato oltre 70 milioni. La Juve lo insegue e lo corteggia da tempo, l’Inter lo vuole per sostituire Perisic, a certe cifre il Napoli s’è già tirato fuori da un pezzo. Ma, colpo di scena, come anticipato martedì scorso su FirenzeViola, il patron Diego Della Valle ha in mente di bloccare la cessione di Chiesa come fece molti anni fa con Toni e lo ha ribadito parlando con il fratello Andrea e i dirigenti viola. Un po’ per orgoglio, un po’ per far rispettare il contratto, un po’ per non dare la sensazione che la Fiorentina sia un supermarket. Vedremo come finirà. Il contratto di Chiesa scade nel 2022, Diego Della Valle vorrebbe tenerlo almeno un altro anno per fare un segnale alla Firenze che contesta e rilanciare con lui la nuova Fiorentina che nascerà sotto la guida di Montella. Un Chiesa nel motore può spingere come nessun altro…


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