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Il gioco pericoloso di Sarri su Cristiano Ronaldo: Juventus aspetta, Napoli spera. Tutta la Roma vuole Petrachi fuori

Il gioco pericoloso di Sarri su Cristiano Ronaldo: Juventus aspetta, Napoli spera. Tutta la Roma vuole Petrachi fuoriTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 17 giugno 2020 14:08Editoriale
di Tancredi Palmeri

Se c'è una cosa su cui praticamente ogni allenatore che ha avuto tra le mani Cristiano Ronaldo si è trovato conforme rispetto al precedente, è stato mettere CR7 nelle migliori condizioni di esprimersi – e del resto solo un pazzo non lo farebbe.
E in questo senso, da sempre, o meglio da quando Cristiano Ronaldo è uno dei due migliori giocatori al mondo (dunque dal 2007), metterlo nelle migliori condizioni è sempre significato mettergli accanto un centravantone puro che sbrigasse parecchio lavoro sporco, e che attirasse attenzione su di sé affinché Cristiano potesse essere letalmente devastante nei varchi. Prima Rooney al Manchester United (per quanto l'inglese fosse un generoso a tutto campo); poi Higuain prima, e Benzema dopo al Real Madrid (non a caso due compagni molto amati dal portoghese); e poi di nuovo il Pipita di ritorno in alternanza a Mandzukic nel primo anno juventino. Allenatori nell'ordine: Ferguson, Pellegrini, Mourinho, Benitez, Ancelotti, Benitez, Zidane, Allegri. Praticamente il gotha del calcio mondiale di club negli ultimi venti anni. Unica eccezione nella nazionale, dove però Fernando Santos fa un calcio decisamente differente rispetto a quello in cui ha sguazzato Cristiano con i club, molto di rimessa, e però molto efficace visto che gli ha portato l'Europeo.
E Cristiano Ronaldo adora poter partire da sinistra per convergere: ancorché non abbia più il dribbling o la progressione dei tempi migliori, comunque nello stretto partendo più avanti ma comunque decentrato riesce a fiaccare le difese in una presa a tenaglia con gli altri compagni d'attacco.
Per questo il gioco che ha intrapreso Sarri con Cristiano Ronaldo è molto pericoloso.
Perché è vero che Cristiano è senza dubbio uno a cui non può certo spaventare la posizione. Così come è vero che Sarri ha pienamente il diritto e il dovere di cercare la soluzione più congeniale alle sue idee, tanto più se i partner d'attacco con cui farlo convivere sono Douglas Costa e Dybala.
Ma è un dato di fatto che Cristiano è contento alla lunga solo se riesce a trovare la porta come dice lui, e la posizione da centravanti puro nel mezzo è quella che gli comporta più sacrificio.
Anche con il Portogallo stesso, prendendo in considerazione solo le partite nelle fasi finali (troppo aleatorio il livello degli avversari nelle qualificazioni), Cristiano Ronaldo ha segnato 16 gol su 39 partite disputate: una ottima media, ma niente a che vedere con le medie usuali di un alieno come lui. Ma con il Portogallo per una fase finale dal tempo delimitato puoi sacrificarti; con il tuo club, con lunga prospettiva, la questione è differente.
Situazione molto complicata da maneggiare per Sarri, che già è stato segnalato in passato sulla personale lavagna dei cattivi di Cristiano. Come al solito sarà la somma a fare il totale, e i risultati finali di questa stagione alimenteranno o spegneranno il malcontento di CR7.
Ma intanto contro il Napoli il rischio è alto: Gattuso non deve farsi scrupolo di giocare magari non troppo esteticamente ammirabile di fronte a Sarri, perché alla fine conterà solo vincere. E allora Napoli guardingo, chiuso, pronto a ribaltare il centrocampo finora mai affidabile della Juve sarriana. Proprio come successo al San Paolo nella sfida di campionato, e in parte contro l'Inter.
Anche se il Napoli deve stare attento a non sopravvalutare la prestazione fatta contro i nerazzurri: non potrà bastare contro la Juve, e in fondo Ospina ha dovuto recapitare miracoli perché si arrivasse in finale.
La Juve ha una prima linea ben più efficace di quella dell'Inter: finora al complesso di squadra ha fatto difetto la velocità di manovra, ma sicuramente ai singoli bianconeri non fa difetto la velocità di esecuzione. Se il Napoli sovrastimerà quanto prodotto in semifinale, allora la Juve eseguirà la sentenza.

La sentenza invece si esegue sicuramente a Roma: Petrachi è out. Da definire solo le modalità, ma il divorzio è cosa fatta. E non solo per dissidi o ripicche con Pallotta.
L'allontamento di Petrachi comporterà anche rinunciare all'arrivo di Pedro che il ds aveva già chiuso, ma la situazione non può prescindere da un giocatore o un altro, proprio perché tutti i comparti all'interno della società ne hanno le scatole piene degli atteggiamenti da sergente del dirigente. Una intesa a livello umano che non è mai sbocciata del tutto, e che ha finito per inasprire il rapporto di lavoro con i vari livelli della società. Addirittura Pallotta, che sta in società come d'autunno stanno le foglie, ha perfino guadagnato credito e simpatia quando ha deciso di darci un taglio...

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