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Il rosso della Juventus non è niente per Exor, come quello dell'Inter per Suning. Il Fair Play Finanziario è solo un freno per il calcio. De Laurentiis come Sordi, ma non fa ridere

Il rosso della Juventus non è niente per Exor, come quello dell'Inter per Suning. Il Fair Play Finanziario è solo un freno per il calcio. De Laurentiis come Sordi, ma non fa ridereTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Lorenzo Di Benedetto
domenica 13 settembre 2020 12:33Editoriale
di Andrea Losapio
Nato a Bergamo il 23-06-1984, vive a Firenze. Inviato e prima firma per TuttoMercatoWeb. Dal 2012 collabora per il Corriere della Sera

Nella giornata di venerdì la Juventus ha pubblicato il terzo (e consecutivo) bilancio in rosso, a cui probabilmente ne seguirà un quarto dello stesso colore, perché le conseguenze del Coronavirus sono ancora tutte da valutare. C'è il problema degli incassi dal botteghino che, in quasi tutte le leghe di medio livello, è una sciagura completa, pensando ai diritti televisivi che certo non aiutano a ripianare le perdite. Ma anche nel nostro calcio, perché la Juventus arriva a 50 milioni di fatturato durante un anno. Basti pensare a Juventus-Atletico, una partita da 5,5 milioni che servirebbero a pagare uno stipendio medio (seppur al netto). Valutando le sette partite non giocate allo Stadium probabilmente sono circa 20 i milioni persi dalla Juve solo dai propri tifosi, senza pensare a tutto l'indotto.

Numeri clamorosi che, in realtà, non lo sono proprio. La Juventus è gestita dal gruppo Exor che, nel 2019, ha avuto un utile di 8,2 miliardi. Il rosso della Juventus del 2020 è di circa 70 milioni. Non è difficile capire che se un business è in perdita e tutti gli altri in positivo, per la regola dei vasi comunicanti la holding gode di un'ottima salute. Si può pensare di tagliare i rami secchi, ma per Agnelli la Juventus è una questione di pubblicità, di rapporti, anche di potere. Come il Milan di Silvio Berlusconi. Avere una big non significa per forza fare fatturato e vincere lo Scudetto del bilancio, bensì spendere, divertirsi e aprire nuovi canali per tutti gli altri business che hai in mente.

Se domani il Fair Play Finanziario andasse in soffitta, la Juventus potrebbe investire ancora di più di quando fatto finora, creando un volano a tutto il settore calcio. Quando fai diventare il calcio un circuito chiuso (o quasi) vuol dire che vuoi controllare le grandi dall'esplodere dei debiti, ma costringi le piccole a spartirsi le briciole. Per Exor non c'è nessunissimo problema a ripianare le perdite, così come gli sceicchi di Paris Saint Germain o il Manchester City. Sono solamente modelli di business differenti.

Quindi la Juventus verrà esclusa dalle Coppe? Non è detto, perché al netto di tre bilanci nettamente negativi, dall'altro la Juventus sta investendo anche in soluzioni virtuose, come la riqualificazione della Continassa, oppure tutti i servizi collegati ad allenamento oppure a stadio. Quelli sono all'interno del bilancio, ma sono considerati investimenti virtuosi che non affliggono la questione Fair Play. La UEFA ha poi deciso di cambiare le regole: i due bilanci 2018 e 2019 verranno osservati per il Fair Play Finanziario come un triennio, mentre gli esercizi 2020 e 2021 verranno accorpati, per poi essere valutati insieme al 2022 e il 2023. Questo vuol dire che non sarà un triennio di osservazione, bensì quattro anni.

Cosa ci si può aspettare dunque dalla Juventus? Paradossalmente c'è un handicap grosso ma la possibilità di investire. Perché c'è tempo tre stagioni per recuperare da questo 2020 horribilis per tutti. Sponsorizzazioni, possibili diritti televisivi, la ripresa di una pandemia. La sensazione è che sarebbe meglio mandare in soffitta il Fair Play Finanziario. Perché la Juventus può spendere, ma può farlo anche l'Inter, visto che Suning sfiora i 10 miliardi di utile netto con il gruppo, al di là delle perdite dell'Inter. Il FFP ha trasformato tutti i tifosi in ragionieri, adulatori delle plusvalenze, supporter degli ingaggi bassi, fan di aziende che invece di far sport puntano al business.

La realtà è che Suning ed Exor potrebbero spendere molto di più, Friedkin è da vedere, Elliott è un fondo quindi segue dinamiche diverse. L'Atalanta è in positivo e traina tutto il gruppo (altrimenti in negativo) dei Percassi. Questione di cuore e di portafogli, ma stanno raggiungendo risultati grandiosi e fanno sognare una città che in cent'anni ha vinto solamente una Coppa Italia, pur essendo la Regina delle Provinciali per campionati giocati in Serie A. Situazione molto simile a quella di Lotito - che poi impiega un mese e mezzo a prendere Muriqi - oppure ad Aurelio De Laurentiis.

A proposito del presidente azzurro, auguri per una pronta guarigione dal Coronavirus. Detto questo, dopo sei mesi di morti, trasmissioni televisive e tamponi, viene da chiedersi in che isola del Pacifico è vissuto fino a giovedì, quando è andato all'Hilton di Milano con i sintomi classici. Poteva essere intossicazione da ostriche, ma tutti i comuni mortali capirebbero che in questo preciso momento storico non è il caso viaggiare, banchettare amabilmente con i colleghi presidenti, (non) parlare ai giornalisti, tutto questo senza mascherina. Sembra il Marchese del Grillo di sordiana memoria, nella italiana scelta di aggirare le regole: "Io so io e voi nun siete un...". Questo colorito episodio fa il paio con la scena madre dei calendari di qualche anno fa. In quella occasione non c'è niente da ridere, stavolta bisognerebbe pure arrabbiarsi.

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