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Il venti giugno riparte un campionato falsato. Resta la paura della quarantena e un nuovo stop. Sky tratta sul chiaro. Oggi il calendario. Il Milan furibondo. L’anno prossimo i play-off in A. Inter, Cavani anche con Lautaro

Il venti giugno riparte un campionato falsato. Resta la paura della quarantena e un nuovo stop. Sky tratta sul chiaro. Oggi il calendario. Il Milan furibondo. L’anno prossimo i play-off in A. Inter, Cavani anche con LautaroTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 29 maggio 2020 07:53Editoriale
di Enzo Bucchioni

In Francia non riparte il calcio, ma riaprono le scuole. Noi facciano esattamente il contrario: sì al pallone, no ai libri. Dov’è l’errore?

Ma siccome torna il calcio, evviva il calcio. In fondo, se vogliamo, è un ritorno a una vita più simile a quella che avevamo e che vogliamo, più vicina alla normalità. E di normalità c’è tanto bisogno.

Dunque il venti giugno ripartono, come sapete, la A e la B. La massima serie ricomincia dai quattro recuperi per sistemare la classifica. Tutto il campionato vero e proprio con dodici giornate da giocare, riaccenderà i motori il 23 e il 24 giugno, poi via a tutta randa, domenica, mercoledì, domenica, fino alla fine di luglio. Poi, in agosto, scenderanno in campo Champions ed Europa League.

E che Dio ce la mandi buona e senza vento, diceva quello. I dubbi e le perplessità infatti restano, le incertezze pure, ma in un Paese che sta cercando di ripartire e di ritrovarsi era giusto che ci provasse anche il calcio.

E se saltasse fuori qualche positivo?

La domanda è sempre la stessa e la commissione tecnica scientifica non ha voluto sentire ragioni (almeno per ora), nel caso, tutta la squadra del contagiato dovrà andare in quarantena per due settimane. A quel punto il campionato dovrebbe fermarsi di nuovo passando alla formula Play-off, Play-out. Se anche così non ci fossero possibilità di giocare, la classifica sarebbe cristallizzata al momento dello stop. Queste le garanzie offerte dal calcio a Spadafora, assieme a un rigido protocollo che prevede gare a porte chiuse, al massimo 300 ammessi fra tutti gli addetti ai lavori, distanziamento negli spogliatoi e in campo, vietati abbracci e contatti, tutti a distanza arbitro compreso, staff medico con mascherine, tamponi ogni tre giorni, controlli a tappeto.

Per ripartire era logico accettare qualsiasi condizione, ma sappiamo benissimo che riprende un campionato falsato in nome e per conto del Dio Denaro. Niente sarà come prima, ovvio. Sarà impossibile ritrovare la stessa condizione fisica e mentale di marzo, di sicuro ci saranno sorprese nel rendimento con gare ogni tre giorni e il caldo, senza pubblico, senza intensità, senza adrenalina, con le partite che sembrano allenamenti si avvantaggeranno di sicuro i giocatori più tecnici. Giocando spesso ci guadagnerà chi avrà la panchina lunga. E poi il rischio di infortuni è alto e le incognite sulla preparazione pure. Non scommetto un centesimo sulla conferma dei valori espressi fino a inizio marzo. Se questo non è un campionato falsato, cos’è?

Chi ha visto le gare della Bundesliga sa bene cosa voglio dire. In un mondo ideale, per ragioni sportive ma anche morali, il calcio avrebbe dovuto chiudere e ripartire per una nuova stagione regolare da metà luglio, ma sappiamo benissimo perché non è stato possibile, il business ha prevalso e forse è giusto così.

Ora però sarei felice se tutti gli urlatori e i piagnucolanti, riuscissero a trovare la stessa grinta che hanno messo nel chiedere di giocare anche con il contagio in atto, nel pretendere riforme radicali e un calcio diverso da questo che prima del Coronavirus aveva 2,5 miliardi di perdite. Se davvero amate il pallone dovete pretendere che cambi regole e modi. Ora o mai più. Lo dico anche al governo che dopo essere stato tentato dal modello francese (chiudiamo tutto), è diventato garante della ripartenza facendosi ombrello legale e non solo, del calcio. Ora Spadafora pretenda la riforma dei campionati, il cambiamento dei format e degli status. La Fifa e l’Uefa intervengano sui tetti salariali, sulle compravendite e sui procuratori. Utopia? Forse. Ma spero comunque che qualcosa si faccia.

Tornando a noi, oggi conosceremo esattamente il calendario di questa estate di pallone. Orari compresi. E le polemiche stanno già scoppiando. Non si può giocare alle 17 in giugno e soprattutto luglio, dicono in tanti. C’è chi spinge per andare in campo alle 19, alle 21 e alle 23.

Poi c’è anche chi, come il Milan, s’è già scagliato contro le semifinali di ritorno di coppa Italia il 13 e il 14 giugno con finale il 17. Intravede un vantaggio per la Juve che dopo tre mesi di stop con squadre in rodaggio, avrà dalla sua la qualità dell’organico. Ma le polemiche non finiscono qui e nella riunione di Lega di oggi ci saranno scintille, della quarantena che in molti volevano di una settimana ho già detto, ma c’è anche il problema Pay Tv che (per ora) non hanno pagato l’ultima rata del contratto. Anche loro dicono che il campionato è falsato, ma c’è qualcosa che non torna. Non s’è fatto di tutto per tornare a giocare proprio per incassare i soldi delle televisioni? Mettetevi d’accordo, e non è un modo di dire. A questo proposito nella discussione dovrebbe entrare anche la proposta ministeriale di avere un canale in chiaro, tipo diretta gol, per evitare il rischio di assembramenti fuori dagli stadi o nei locali pubblici. Si parlerà anche di questo e le pay-tv, ovvio, chiederanno in cambio sconti a go-go. E forse ipoteche sul rinnovo dei diritti televisivi del prossimo triennio.

A proposito del futuro, la partenza ritardata di questa stagione costringe il calcio a una profonda riflessione visto che nel giugno 2021 sono fissati gli Europei. Se tutto andrà bene la stagione 2020-2021 ripartirà con un mese e mezzo di ritardo e tante gare delle nazionali da recuperare. Come si fa?

Fra i presidenti della serie A circola la proposta di giocare soltanto 19 giornate, in pratica un girone, per poi affidarsi ai play-off per le prime dieci e ai play-out per le ultime dieci. Una sorta di roulette russa, vediamo se passerà.

Per rimanere al caro tema mercato, anche qui una domanda: quando si farà? Probabilmente nel mese di settembre. In attesa, c’è chi si mette avanti. L’Inter ha fatto sapere al Barcellona che per Lautaro non vuole giocatori in cambio, ma la clausola da 111 milioni di euro. Al massimo, questo lo dico io, Marotta e Ausilio sarebbe disposti ad accettare 90 milioni più un giocatore da venti, di sicuro non quei 3-4 proposti dai blaugrana con poco cash.

E se Lautaro dovesse rimanere a Milano? Nessun problema. L’idea di prendere Cavani a parametro zero è sempre in piedi e ci stanno lavorando. I dieci milioni netti richiesti per due anni sono troppi, ma la trattativa resta viva. Come resta l’idea Timo Werner. Il tempo per chiudere non manca.

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