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L'Inter aveva ragione: la cessione di Icardi era necessaria per fare il salto di qualità. Per gennaio già presa un'altra decisione non banale: Marotta non torna sui suoi passi

L'Inter aveva ragione: la cessione di Icardi era necessaria per fare il salto di qualità. Per gennaio già presa un'altra decisione non banale: Marotta non torna sui suoi passiTUTTOmercatoWEB.com
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domenica 01 dicembre 2019 08:09Editoriale
di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012

Ma l'Inter ci ha davvero guadagnato? Ma era davvero necessario vivere e alimentare per mesi il caso Icardi, scaricarlo ben prima di darlo via, e puntare su Romelu Lukaku? Sicuri che la priorità fosse il centravanti? La scorsa estate i dubbi su quanto fatto da Giuseppe Marotta, sul come avesse operato il nuovo amministratore delegato nerazzurro, erano questi e anche altri. Riguardavano la sua idea di Inter, la convinzione che fosse necessario un repulisti generale prima di ripartire con Conte come condottiero. Invece di aggiungere tasselli a chi già c'era come fatto da Juventus e Napoli, l'Inter ha venduto (o meglio, prestato) e rinforzato allo stesso tempo. Ha sostituito, per usare le parole di Antonio Conte.
Il caso più eclatante, quello che ha catalizzato attenzioni, titoli e riflessioni, riguardava Mauro Icardi. Centravanti che un anno fa di questi tempi era capitano dell'Inter, per distacco il giocatore più importante della rosa. E che, in pochi mesi, s'è tramutato in un peso di cui liberarsi al più presto. Anche a costo (almeno per il momento) di non guadagnarci nulla.
Perché? Ci siamo chiesto tutti. In fondo, lacune da colmare nell'Inter non mancavano e Icardi i suoi gol li ha sempre fatti. Perché partire proprio da lui mettendolo in un angolo a stagione in corso? Tanti dubbi che, almeno pubblicamente, non hanno mai coinvolto la società. Coerente fino alla fine con la sua linea: anche quando Lukaku era più vicino alla Juve che ai nerazzurri o quando Icardi nicchiava, esitava, su tante soluzioni.
Non ci ha mai ripensato e ha avuto ragione.
Perché Icardi era ed è ancora straordinario centravanti, ma vive solo per il gol. Pensa che il giudizio su un attaccante passi solo per quante reti riesca a segnare in una stagione. Poi il resto passa tutto in secondo piano, è pressoché insignificante. "Conosco un solo modo di aiutare i compagni e l’allenatore ed è quello di buttarla dentro", disse l'argentino un po' di tempo fa.
Ma buttarla dentro non è tutto. Per ulteriori dettagli chiedere a Lukaku, che sta dimostrando anche molto altro. Che lui fa anche molto altro: gli assist per Lautaro o le sportellate per far salire la squadra o le giocate per trascinare un'Inter che anche grazie al cambio di centravanti ha fatto il salto di qualità.
Icardi era la forza ma anche il limite dell'Inter. Era uno straordinario solista, da 7 o da 5 in pagella. Lukaku è invece direttore d'orchestra, è il naturale leader di questa squadra. Quello che Maurito non è mai stato, nonostante la fascia di capitano.

A tre mesi di distanza si può già parlare di scommessa vinta. Si può dire che Marotta ha indovinato una scelta non banale, proprio come quella che l'Inter ha già preso in vista di gennaio: vendere Gabigol. Nonostante i 40 gol realizzati nel 2019, nonostante il trionfo nel Brasileirao e la memorabile doppietta in finale di Libertadores, Gabigol verrà ceduto. A un prezzo diverso rispetto a quello fissato qualche settimana fa, ma senza alcun ripensamento per un attaccante di 23 anni reduce da un'annata incredibile che all'Inter di opportunità ne ha avute ben poche. E le ha avute, per giunta, in un'Inter molto diversa da quella attuale.
"Marotta è stato piuttosto chiaro", ha detto ieri Conte in merito alle parole rilasciate qualche giorno fa dell'amministratore delegato che ha scaricato Gabigol ed è pronto a investire i soldi derivanti dalla cessione del brasiliano per l'acquisto di Dejan Kulusevski. Proprio come accaduto in estate con Icardi, Nainggolan, Perisic e Joao Mario, l'ad nerazzurro conferma di non tornare sui suoi passi dopo aver ponderato e preso una decisione: avrà ragione anche questa volta?

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