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Editoriale

La Juve di Sarri: un obiettivo, un sacrificio e un pizzico di Pep. Inter: la telefonata di Conte. Milan: Giampaolo è giusto se... Roma: Totti e il destino delle bandiere

18.06.2019 19:50 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 78378 volte
© foto di Alessio Alaimo

Eccoci qua tutti belli freschi dopo il Sarri day. Anzi, il Sarri-Annuncio, perché il Sarri day vero e proprio è in programma giovedì. Leopardi, antico poeta molto gobbo e sofferente, parlerebbe oggi di "quiete dopo la tempesta", ma non siam qui a fare letteratura spicciola e neppure a contar balle. E allora si proceda con "l'operazione verità": lo scrivente ha sfruttato un'occasione mostruosa e si trova sulla battigia per dicasi quattro sontuosi giorni di mare tutto compreso. Una botta di fortuna che andrebbe raccontata con dovizia di particolari se solo ci fosse tempo: accadrà prossimamente.
Sappiate soltanto che siam qui a scrivere con i piedi a mollo e in zona infestata da squali nutrice: praticamente l'altromondo. Motivo in più per chiamare all'appello il fido Francesco Perugini (@fperuginipz on twitter) per chiedere immediato soccorso: "Francé, son circondato dagli squali nutrice e qui ci sono 5 ore di fuso. Se non mi dai una mano il pezzo viene una fetenzìa che a confronto quello di settimana scorsa rischia di sembrare l'Ulisse di Joyce. Mi aiuti, di grazia?". Così rispose il fido: "Codesto Joyce è per caso un terzino? Non so nulla, lasciami nel mio brodo". E io: "Francé, sii clemente, i nutrice si moltiplicano a vista d'occhio e mi servono una mezza dozzina di domande legate all'attualità che mi permettano di fingere di sapere ogni cosa, persino su Ceballos". E lui, serafico: "Ma pensa te questo...".
E allora eccole qui le 6 succulente domande - elaborate dal Perugini - alle quali rispondiamo ben sapendo di essere A) insidiati dalle nutrici che "sono innocue", ma allora non mi spiego il successo della celebre saga di Spielberg. B) Strafatti dall'infido fuso orario. 3) Dipendenti come tossici dal free-buffet 24h, drink compresi (capite l'affare?).
Ma non perdiamo ulteriore tempo.

Prima domanda: "C’è mai stata una speranza di vedere Guardiola alla Juve?".

E io che ne so Francé? Cioé, all'atto pratico mi pare di capire che la Juve un tentativo remoto l'abbia anche promosso, soffocato sul nascere dal buon Pep e, infine, alimentato da una parte dell'informazione. E, quindi, ci vien da pensare che forse i bianconeri non abbiano portato a Torino il loro tecnico prediletto, ma il primo tra i "certamente prendibili", il ché è già molto.
Per intenderci: Sarri è pochissimo juventino e ancor meno coerente (tranne quando a suo tempo disse "intendo monetizzare", concetto legittimo), ma guai a pensare che andrà a Torino con la pretesa di riproporre la stessa idea di calcio di Napoli. Sarri è cambiato, lo ha già fatto a Londra divenendo molto più pragmatico che bello. Nessuno può sapere se in conferenza sbraiterà o dirà corbellerie capaci di imbarazzare la Signora, ma sappiamo - e lo diciamo credendoci per davvero - che certamente Guardiola avrebbe attratto più riflettori (e relativi quattrini), ma non altrettanto certamente avrebbe garantito euro-risultati lussoreggianti o, comunque, sicuramente superiori rispetto a chi si è preso la panchina. Poi oh, ognuno la pensa come gli pare e ci mancherebbe, in fondo in tutta la vicenda c'è una sola cosa sicura: giornalisticamente parlando non è stato un bel vedere, e non per la questione "io ho dato la notizia giusta, tu quella sbagliata", ma per aver visto professionisti sprecare parte del loro tempo con il solo scopo di parlar male del lavoro altrui. Roba che neanche all'asilo ai tempi del "ce lo dico alla maestra".

Seconda domanda: "Cosa accade tra Mauro Icardi, l'Inter e la Juve?".

Facilissima questa, nel senso che della faccenda abbiamo parlato anche 7 giorni fa: l'Inter vuole legittimamente fare a meno del giocatore e capitalizzare, il giocatore vuole legittimamente restare per giocarsi le sue carte, la Juve vorrebbe regalare a Sarri il primo tassello per iniziare a costruire un gruppo che sia più "a sua misura" (per questo la probabile cessione di Cancelo al City appare difficilmente comprensibile, a meno che non si tratti di una questione di carattere prettamente economico). Totale: Conte dopo aver parlato telefonicamente con Wanda (assieme a Marotta) parlerà al ragazzo per provare a convincerlo che restare a Milano non è la soluzione più saggia per lui e per il club; il ragazzo chiederà ancora una volta di essere messo alla prova. Chi ha certezze su come andrà a finire si faccia avanti, perché noi non lo sappiamo.

Terza domanda: "...e il mercato dei nerazzurri?".

Ancora più facile. Tempo fa (aprile) scrivemmo: "L'Inter ha già preso Godin, lavora per Dzeko, è in gran vantaggio per Barella, ci prova per Lukaku ma in questo caso non sarà semplice". E poi, recentemente: "Conte non farebbe drammi (eufemismo) se tutti i, definiamoli, dissidenti, lasciassero il gruppo". Confermiamo il quadretto, aspettiamo l'imminente ufficialità di Oriali (ben tornato!) e, infine, affidiamo a quelli bravi il compito di conservare la media di quattro giocatori nuovi associati quotidianamente ai nerazzurri. Robe che neanche il Baffo da Crema.

Quarta domanda: "Non c’era proprio posto per Totti nella Roma?".

E qui la risposta è triste ma allo stesso tempo doverosa (oltre che buona per tutti i grandi ex).
Per tanti anni sei un leader assoluto, una "rarità del calcio", arrivano a chiamarti "bandiera". Poi smetti (o ti invitano a smettere) e diventi "uno dei tanti". Di più: a chi comanda interessa solo il tuo volto. Di fronte a questa cosa ci sono quelli che accettano la loro condizione di "non più leader" e vanno avanti, altri non ci riescono e preferiscono farsi da parte. Sapete che c'é? Non hanno torto i primi, ma nemmeno i secondi. Di sicuro la conferenza del Pupone ha dato una bella spallata alla già residua fiducia dei tifosi nei confronti della proprietà, ma in fondo "la fiducia" era già ai minimi storici.

Quinta domanda: "Il Milan di Giampaolo rischia di essere una squadra senza ambizioni?".

Ma che domanda é, ovvio che il Milan avrà le sue ambizioni, altrettanto ovviamente partirà sapendo di avere minor potenziale rispetto ad almeno tre avversarie. In questi casi puoi fare solo due cose: lagnarti o trovare strade alternative. Ecco, Giampaolo di suo (lo diciamo conoscendo l'opinione dei suoi stessi colleghi) pare essere una strada alternativa di buon livello.
Il resto lo dovrà fare il nuovo ds (sbagliare è grave sempre, ancor di più quando non si può spendere quanto si vuole) oltre che la componente che in ogni ambito della vita conta più di tutte: il culo.

Sesta domanda: "Dove arriverà l’Atalanta nella prossima stagione in Italia e in Champions?".

Mi rivolgo al dottor Perugini, autore del quesito e persona occasionalmente dotata di intelletto: ma io cosa ne so, mi ha preso per il Divino Otelma?

E ora perdonatemi, ma al buffet è arrivato il giropizza e la gente col giropizza dà di matto che non potete capire..


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