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Editoriale

Retroscena Kean: quando a gennaio doveva essere ceduto per 20 milioni. Gattuso non fa miracoli. Rosa corta e inadeguata. Mercato: Inter in "Paul". Napoli, Ancelotti "vede" Pussetto e Perisic fa le valigie per l'Inghilterra

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
08.04.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 29345 volte

Accostarlo oggi al Frosinone sembrerebbe follia ma se a gennaio si parlava di Moise Bioty Kean in Ciociaria non c'era nulla di sconvolgente. Il ragazzo non giocava, aveva bisogno di minuti e Raiola, con Capozucca, mise in piedi un'operazione già battezzata dalla Juventus. Una sorta di Mandragora bis. Stesso metodo della cessione, estiva, del centrocampista all'Udinese. Kean sarebbe stato ceduto al Frosinone che, però, avrebbe dovuto mettere 20 milioni di euro. La Juventus avrebbe perso per soli 20 milioni di euro un suo talentino del 2000? Allora Paratici non credeva in Kean? Assolutamente no. La Juventus aveva fissato già il prezzo, di riscatto, a 30 milioni di euro. Al Frosinone la possibilità di fare una plusvalenza di dieci milioni di euro in un anno e mezzo, in caso di salvezza della squadra di Baroni. C'erano i presupposti e a Capozucca l'idea piaceva ma, a gennaio, 20 milioni di spesa non erano alla portata del club di Stirpe. La possibilità del riscatto a 30 milioni era concreta ma il rischio nessuno, giustamente, se l'è preso. E' andata bene alla Juventus e soprattutto a Kean che, nonostante Dybala e Ronaldo, si è ritagliato il suo spazio e nelle ultime 7 partite ufficiali, compreso la Nazionale, ha segnato 7 gol. Numeri incredibili. Ma soprattutto una crescita fisica impressionante e devastante. Se con la Primavera e con il Verona lo conoscevamo come un piccolo Dybala, lo abbiamo ritrovato dopo mesi come un piccolo Drogba. Forza fisica e fiuto del gol. Se non avrà la testa di Balotelli e se prenderà solo il meglio da Raiola, e non tutto il resto, il calciatore potrà sfondare. Altrimenti saremo qui, tra cinque anni, a parlare del solito talento bruciato. I giovani in Italia, e italiani, ci sono. Basta farli giocare e saper aspettare. Chi non segue la Primavera non conosce il 2002 dell'Inter, Esposito. Un talento. Di dove sia non c'è bisogno che ve lo dica io. Leggete il cognome e capirete che ha la cazzimma e la fame giusta per arrivare. Dei fratelli che giocano a calcio è quello con maggiori qualità. Si è visto anche nel derby di sabato pomeriggio.
Il Milan, a proposito di derby, era una vita che non perdeva tutti e 4 i derby. Prima squadra e Primavera, in questa stagione, siamo 4-0 per l'Inter. La Juventus con la sigaretta in bocca batte il Milan con la bava alla bocca. E' la singolare e triste fotografia della nostra serie A. Ottimo primo tempo della squadra di Gattuso ma non è bastato quando la Juventus ha fatto una sorta di mini accelerata. Il Var non serve a nulla se gli arbitri sono scarsi ma soprattutto presuntuosi. O sul monitor dello Stadium, a Fabbri, gli hanno mandato un film al posto del fallo di Alex Sandro oppure non si spiega come non abbia potuto dare quel rigore al Milan. Si notava al primo replay. A prescindere dai tempi morti che vanno accorciati, si è preso tutto il tempo per decidere eppure ha sbagliato la decisione. Sono scarsi. Potete anche mettere triplo Var ma qui l'unica soluzione è far cambiare mestiere ad alcuni arbitri. Se non sono portati non è colpa loro. Il Milan, a Torino, ha giocato un buon calcio; soprattutto nel primo tempo. Poi emergono i soliti limiti della squadra e dei singoli. Possiamo parlare di Gattuso fino al 2078 ma se Musacchio interviene da killer in area di rigore, con l'avversario diretto verso l'esterno, l'allenatore può farci poco. Se giochi tutto l'anno con Calabria terzino e l'alternativa ai centrali di difesa si chiama Abate, che nel primo Napoli di De Laurentiis faceva l'esterno alto del tridente, c'è poco da discutere. Bonaventura si è rotto una vita fa ma mai è stato sostituito. Conti non pervenuto e Caldara assente da agosto. I problemi del Milan sono nella rosa, nei singoli e nella qualità dell'organico. Se non ci mettiamo in testa questo non possiamo apprezzare il miracolo rossonero che è ancora, nonostante tutto, in lotta per il quarto posto che lo meriterebbe solo l'Atalanta.
Campionato chiuso per il tricolore ma ancora vivo per Champions e salvezza. Il mercato inizia a riscaldarsi. L'Inter ha una opzione per Rodrigo De Paul, argentino dell'Udinese. Opzione nulla di più. C'è anche il Napoli ma in seconda fila. Martedì, in occasione di Milan-Udinese, c'era sia il vecchio agente di De Paul che i suoi due nuovi procuratori. Si sono incrociati e neanche salutati. De Paul non pensa all'Inter. Vuole andare in Copa America e vuole salvarsi in Friuli. Ieri ha dato un grande contributo a Tudor che ha conquistato 7 punti in tre giornate. Non male. Una media di due punti (più o meno) a gara se consideriamo anche le ultime 4 giornate dello scorso campionato. De Paul può giocare esterno o mezzala. L'Inter dovrà anche sostituire Perisic che, a fine stagione, andrà via. Vuole soltanto la Premier e tra United ed Arsenal non gli mancano le offerte. Il suo procuratore si sta dando da fare e, probabilmente, riuscirà nel trasferimento del calciatore che a Milano è arrivato ai titoli di coda. Ancelotti prepara un mercato rivoluzionario per il Napoli. Giuntoli vuole Lasagna, suo figlioccio ai tempi di Carpi, per completare numericamente l'attacco azzurro. Ad Ancelotti, però, piace per il 4-3-3 del prossimo anno (se 4-3-3 sarà) Pussetto, argentino dell'Udinese che in Friuli hanno pagato 7 milioni di euro e oggi lo valutano sopra i 25 milioni. De Laurentiis, con Pozzo, fa sempre ottimi affari anche se non tutte le ciambelle escono con il buco. Sta di fatto che ha una priority pass. Lo scorso anno Meret e Karnezis. In passato anche Allan, Inler e Armero. Attenzione in uscita, da Watford, a Pereyra perché Mazzarri è in prima fila ma anche il Milan lo sta seguendo. Per parlare di mercato ci sarà tempo tutta l'estate, nel frattempo i sondaggi sono iniziati.


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