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Basta col solito valzer. In Serie A le panchine non sono mai state così solide

Basta col solito valzer. In Serie A le panchine non sono mai state così solideTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Giacomo Morini
giovedì 30 luglio 2020 15:45Il corsivo
di Raimondo De Magistris

Alla fine potrebbero cambiare allenatore solo due società: il Torino e il Cagliari. E per i sardi questo cambio di panchina non è nemmeno così scontato, visto che Zenga dopo la vittoria di ieri contro la Juventus ha indotto la società in ulteriori riflessioni. La Serie A 2020/21 inizierà a metà settembre (più probabilmente un po' dopo) nel segno di una continuità che non ha precedenti. Quindici delle venti partecipanti al prossimo campionato sono certe di iniziare la stagione con chi hanno concluso e - detto di Torino e Cagliari - c'è da fare chiarezza solo su altre tre situazioni. E anche qui è difficile che si cambi qualcosa perché l'Udinese vuole andare avanti con Gotti, così come il Genoa con Nicola in caso di salvezza (dovesse invece salvarsi il Lecce, occhio al Cagliari per Liverani). Mentre sull'ultima partecipante ancora non è dato esprimersi, visto che non è ancora nota. Il dato è eclatante, senza precedenti. E su questo dato ha certamente contribuito la distanza ravvicinata tra le due stagioni.
Alla base di conferme sorprendenti come quella di Iachini alla Fiorentina o Pioli al Milan c'è soprattutto l'esigenza di continuare a costruire sulla basi erette nelle ultime settimane. Non c'è il tempo né la voglia di smantellare tutto, di ripartire da zero, e allora avanti con l'attuale guida tecnica. Anche se fino a un mese fa quasi nessuno ci avrebbe scommesso, nemmeno gli stessi dirigenti.

Tra le big nessuno cambierà allenatore per dare continuità a un progetto iniziato solo da un anno o anche meno: è il caso della Juventus, ma anche dell'Inter, della Roma o del Napoli. Simone Inzaghi è perno insostituibile della Lazio e poi c'è il caso delle realtà di provincia sempre più vincenti: perché Gasperini dovrebbe lasciare un'Atalanta a sua immagine e somiglianza? Perché dovrebbe farlo De Zerbi col Sassuolo e, sulla stessa falsariga, perché Juric dovrebbe lasciare l'Hellas dopo aver trovato il club ideale per mettere in atto le sue idee? Non ce n'è la necessità, e c'è anche la consapevolezza che adesso l'illusione di fare un passo in avanti non ha basi solide come il lavoro svolto negli ultimi anni.
Nessuno vuole cambiare, insomma. Lo pensano i club, lo pensano gli allenatori. In Italia questa estate si cambia rotta: basta col solito valzer.

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