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La Giovane Italia
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Ghisoni: "A Bologna poca roba in attacco"

02.02.2019 17:53 di Sebastian Donzella   articolo letto 2572 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Paolo Ghisoni, giornalista di Sky e conduttore de La Giovane Italia con Dario Ronzulli, ha analizzato su RMC Sport i movimenti di mercato dei giovani talenti italiani tra A e B: "Edera ha scelto Bologna per provare a rilanciarsi, scelto da Mihajlovic, il tecnico che l'ha lanciato al Torino. Parliamo di un ambidestro dalla gamba importante e dal gran talento che però non è più giovanissimo: ha 22 anni e in molti si aspettavano una maturazione più importante nell'attuale stagione. Bisogna comunque dare tempo ai ragazzi di commettere i propri errori, soprattutto se parliamo di giocatori con tanta qualità. L'ambiente del Torino si pensava potesse essere una buona chioccia per crescere ma non è stato così, viste che le alternative lì davanti non mancano. Ha fatto bene ad andare a Bologna anche se lì c'è un altro giovane come Orsolini che sta facendo fatica a trovare spazio. Ma quale allenatore si gioca il proprio posto, in condizioni delicate di classifica, affidandosi alla gioventù? A Bologna poi ha pagato Inzaghi per tutti ma obiettivamente davanti c'è poca roba. È una squadra che fa tantissima fatica a segnare, qualche rete l'ha realizzata Santander che non credo sia il bomber così prolifico che possa portarli alla salvezza. Spiace per Inzaghi anche se ha le sue responsabilità. In cadetteria anche Gori ha scelto una situazione non semplicissima come Livorno: e anche lui, da attaccante, è chiamato a segnare. Le capacità per far bene ci sono, chissà se come Edera riuscirà a trovare lo spazio giusto".

Spazio poi a una panoramica sulla B: "Zanellato al Crotone mi ricorda il primo Cristante ma dovrà dare segnali di crescita in questa seconda parte di campionato. Resto sempre con il dubbio su quanto un giovane riesca a mantenere per tutta la stagione una certa continuità di prestazioni. Ci sono tanti classe '98 buoni, come Marchizza e Maggiore, ma manca l'acuto continuativo, quello che ti fa dire 'è pronto per il salto di categoria'. Ma non perché mancano i talenti: dopo la dipartita di Abodi la B mi sembra un campionato senza un padrone, senza la volontà precisa di dare un segnale al calcio italiano. Avere 19 squadre la dice lunga sulla cadetteria, con il turno di riposo e squadre come l'Entella che meritavano di esserci e non ci sono. Gli stessi allenatori non sanno come comportarsi: rischi di esser lasciato a casa perché non incidi subito o cerchi di programmare. Alla fine è una sperimentazione sulla pelle dei ragazzi. Un territorio paradossale che non merita di essere commentato".


La Giovane Italia, con Dario Ronzulli e Paolo Ghisoni


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