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A tutto Lotito: "Il mio successore alla guida della Lazio sarà mio figlio"

19.07.2019 14:33 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 10621 volte

Il presidente della Lazio Claudio Lotito ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di 'Sportmediaset' per parlare dei suoi primi 15 anni alla guida della società biancoceleste e non solo: "Mi aspetto tra 15 anni una Lazio sempre più forte e organizzata, cresciuta in termini di credibilità e che combatta per le prime posizioni".

Qual è il suo primo rimpianto per questi primi 15 anni?
"Non aver realizzato lo stadio. Lanciai l'idea nel 2005 e in quel momento era stato proposto un progetto che sarebbe stato un fiore all'occhiello per la città di Roma, una cosa molto particolare di cui si sarebbe discusso in tutto il mondo. Sarebbe stato un volano economico per la Lazio e avrebbe consentito di accelerare il processo di crescita della società".

Quale sarà la prossima sfida?
"Di mettere la società in condizione di avere una forza tale per poter combattere con tutti. La Lazio adesso fattura 180 milioni di euro, la Juventus 460. Noi vogliamo attenuare questo gap, tramite idee e organizzazione scoprendo giocatori che non abbiano il nome ma che poi diventino di nome. Questo sicuramente consentirebbe alla Lazio di poter ambire a traguardi diversi. Grandi ci si diventa e noi vogliamo diventare grandi".

Quanto serve per cedere Milinkovic-Savic?
"Non è un problema economico e parlare di soldi vorrebbe dire minare anche il rapporto che ho con lui. E' attaccato ai colori della Lazio e giustamente ha le sue ambizioni. Noi consideriamo la squadra una grande famiglia e tutti devono dare il massimo. Lo scorso anno ho avuto il coraggio di respingere offerte importanti, ma quest'anno per gli impegni assunti col giocatore e col suo staff e per quello che ha dimostrato avrei meno armi da spendere. Vediamo quello che succede, la società non sta facendo nulla per spingere affinché ciò accada né sta facendo nulla affinché ciò non accada. La Lazio si rimetterà solo al mercato, nel rispetto della società e del ragazzo".

Qualificazione in Champions obiettivo da raggiungere?
"Mi auguro che questo sia l'anno in cui ci sia la consapevolezza delle nostre potenzialità. Vogliamo memorizzare le esperienze negative e fare in modo che le potenzialità di questa squadra possano esprimersi al meglio".

Dispiaciuto che Inzaghi si sia preso un po' di tempo prima di decidere di restare? Come ha convinto Tare a restare?
"Ciò che ha fatto Inzaghi fa parte dell'ordine delle cose, è nato alla Lazio e fa parte del mondo Lazio. Io gli ho solo dato la possibilità di potersi esprimere. Tutti aspirano ad andare nelle squadre più blasonate, ma io vorrei far capire alle persone che il blasone nasce dall'ambiente, non da quello che hanno rappresentato in passato. Io mi auguro che il blasone sia un ambiente familiare favorevole, ben organizzato e dove ognuno sentendosi a casa propria possa esprimersi al 100%. Ritengo che la scelta di Inzaghi e Tare di restare sia stata giusta. Tare è molto attaccato alla società e la sua permanenza è un ulteriore stimolo per intraprendere tutta una serie di iniziative. Ha maturato l'idea che questa è casa sua e che qualsiasi altra destinazione gli avrebbe consentito di avere maggior guadagno, ma minor soddisfazione".

Tra 15 anni il presidente della Lazio sarà lei o suo figlio?
"Se la salute mi assiste spero di poter continuare questo percorso perché io tifo Lazio da quando avevo 5 anni. Quando verranno meno le condizioni fisiche spero di tramandare il testimone a mio figlio che è molto legato a questi colori, credo sia la persona giusta per succedermi".


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