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Frey benedice l'arrivo di Ribéry: "Farà innamorare Firenze"

ESCLUSIVA TMW - Frey benedice l'arrivo di Ribéry: "Farà innamorare Firenze"
© foto di Federico De Luca
mercoledì 21 agosto 2019 17:00Serie A
di Gaetano Mocciaro

Firenze abbraccia il suo nuovo campione. Franck Ribéry è ufficialmente un giocatore viola. Approda in Serie A a 36 anni, dopo 12 anni a vincere tutto con la maglia del Bayern Monaco. Troppo tardi per fare la differenza? Ai microfoni di Tuttomercatoweb Sebastien Frey non ha dubbi: "Per me è un grande acquisto a prescindere dall'età. Ha ancora voglia di mettersi in discussione nonostante una carriera strepitosa. È un fuoriclasse ed è un valore aggiunto per la Fiorentina".

Hai avuto modo di sentirlo?
"Sì, ed è molto contento della scelta. Firenze gli è sempre piaciuta, da quando abbiamo giocato contro in Champions League. Mi diceva che si stava bene. Poi lui si adatterà in fretta: è un giocherellone, nel senso buono. E vedere un campione con questo spirito è un segnale positivo per tutto l'ambiente".

Intanto ha stupito tutti scendendo dall'aereo e parlando italiano
"E continuerà a stupirvi, sotto tanti punti di vista. A prescindere da quello che si dice di lui non è affatto stupido, anzi: Franck è una persona molto intelligente. Guardate, parla già italiano, e ha già saltato il discorso dell'adattamento, è come se fosse già a casa. Deve solo esprimere le sue qualità in campo ma questa per lui sarà la cosa più facile".

A 36 anni in un campionato nuovo e in una squadra che è in ricostruzione, dopo 12 anni di comfort zone: può avere difficoltà sotto questo aspetto nel calarsi in una nuova realtà?
"Non penso. Dopo 2-3 partite il pubblico si sarà innamorato di lui. Nonostante l'età è ancora in grado di far la differenza. E aggiungo: la sua presenza aiuterà Federico Chiesa a crescere. Il suo altruismo, la sua qualità e la sua esperienza saranno fondamentali proprio nell'aiutare i giovani talenti. Questo acquisto è un segnale importante da parte della nuova proprietà della Fiorentina".

La ricostruzione di Commisso non ricorda sotto certi aspetti la Fiorentina dei tuoi tempi?
"Guarda, ne parlavo anche con Luca Toni in questi giorni ed effettivamente stiamo rivedendo in questa Fiorentina quella dei nostri anni, dove i Della Valle con acquisti proprio come il mio, di Toni, Jorgensen, Fiore, giovani come Pazzini e Bojinov stava ponendo le basi per un bel ciclo, dove si è arrivati a giocare contro le grandi squadre di Champions League".

I Della Valle però hanno chiuso la loro esperienza senza trofei. Cosa è andato storto?
"Mancava poco per il salto di qualità per competere contro Juve, Inter, Milan, Roma. Questo salto non è stato fatto e da lì c'è stato il declino, fino alla rottura totale fra piazza e proprietà nell'ultimo anno. Per il bene della Fiorentina è stato giusto cambiare, ma bisogna ringraziare i Della Valle per quello che hanno fatto perché hanno riportato la Fiorentina a un livello europeo".

Qual è invece il presente e il futuro di Sebastian Frey?
"Sono tornato in Francia, mi sono sposato questa estate e vivo a Nizza. Abbiamo in piedi dei progetti, un po' di cose in ballo tra cui quella di aprire un'accademia portieri a nome mio. E non finisce qui anche se per scaramanzia non voglio dire altro".

Da francese la nuova generazione di calciatori sta dando grandi soddisfazioni. Mbappé è il nome più noto ma continuano a proliferare i talenti, molto più che in Italia. Qual è secondo te la differenza?
"Il segreto è che in Francia hanno osservatori che vedono molto più in là rispetto all'Italia, dove comprano il prodotto fatto. In Francia il talento si coltiva, viene lanciato e si insiste su di lui, senza farsi condizionare dalle prime difficoltà. L'obiettivo è crescere questi ragazzi per portarli in prima squadra. In Francia il campionato è nettamente inferiore a quello italiano, ma escono più talenti perché si insiste su di loro. E stiamo raccogliendo i frutti, con una Nazionale che ha un nucleo solido che può andare avanti per molti anni. Detto questo anche in Italia ci sono i talenti, basti vedere Zaniolo. Bisogna semplicemente puntarci, senza magari lasciarli in panchina e magari cederli".

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