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Serie A

RBN, Benatia ammette: "Sì, sono stato vicino al ritorno alla Juventus"

31.08.2019 09:31 di Alessandra Stefanelli   articolo letto 32439 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

In una lunga intervista congiunta concessa ai microfoni di TuttoJuve.com e Radio BiancoNera, l'ex difensore della Juventus Mehdi Benatia ha affrontato diversi temi legati al mondo della "Vecchia Signora" e non solo:

Quanto ti manca l'Italia e la Serie A?

"Sì, avverto la mancanza ma il calcio non è mai stata l'unica cosa che conta per me. E' stato un grande piacere giocare in Italia come ho sempre dichiarato, mi mancano gli amici che ho conosciuto nelle squadre in cui ho giocato e adesso, purtroppo, non riesco molto a vederli perché sono lontano. Però, appena posso, non mi perdo una loro partita e li guardo sempre".

Così, a bruciapelo: un paio di mesi fa si è parlato di un tuo ritorno alla Juventus. Questa voce non era veritiera?

"Invece sì, era veritiera. Ho parlato con il direttore Fabio (Paratici ndr) che mi aveva chiesto la disponibilità a vestire nuovamente la maglia della Juventus, ovviamente il mio problema non era né con lo spogliatoio né con la società bensì con Allegri che mi faceva giocare molto poco rispetto a quanto mi aveva inizialmente detto. La Juve stava cercando un difensore e non era sicura di poter prendere de Ligt, io ho risposto di star bene qui in Qatar e che non avevo fatto questa scelta per tornare indietro cinque mesi dopo".

Un bel retroscena, che fino ad oggi non era emerso.

"E ho aggiunto, parlando con Fabio, che se c'era bisogno potevamo risentirci e vedere insieme quel che si poteva fare. Dopo, sono riusciti a prendere il difensore e per fortuna non ho dovuto prendere una decisione. Qui mi trattano veramente bene, la mia famiglia è felice e anche i bambini vengono trattati con cura. Guardo la squadra come un normale tifoso, come un amico anche perché ho mantenuto dei buoni rapporti con lo spogliatoio".

Quindi Juve mai dire mai, se dovesse capitare in un futuro prossimo non diresti dunque di no.

"Ma gli anni passano per tutti visto che ho già ancora trentadue anni. Ad Udine, a Roma e a Torino sono stato troppo bene, non ho mai chiuso nessuna porta e quindi rispondo sempre al telefono. La disponibilità, da parte mia, c'è sempre. Una mano alla Juventus, che sia oggi oppure sarà domani, la posso dare nuovamente. Sono stato trattato benissimo così come accade per tutti gli altri calciatori bianconeri, ho solo bei ricordi e ho cercato di dimenticare in fretta gli ultimi cinque mesi trascorsi alla Juve perché, per me, sono stati momenti brutti".

E sabato arriverà Juventus-Napoli, una bella sfida del calcio italiano. Che partita ti aspetti?

"Sarà la stessa partita di sempre, il Napoli per tanti anni ha giocato un grande calcio anche grazie alle idee di gioco di Sarri e quasi sempre vincevamo noi. Se sarà così nuovamente, firmo subito (sorride ndr). Ora è dall'altra parte della barricata e sono sicuro che farà un grande lavoro, i miei ex compagni mi raccontano che ha una idea chiara di gioco e insiste molto sul pressing e sul possesso palla. Sta rifacendo quanto fatto con gli azzurri. Ora ha davvero dei grandi campioni, perché il bel gioco ti fa vincere le partite ma quando hai giocatori come Cristiano, Mire, Blaise, Dybala, Higuain, Douglas, Bonucci, Chiellini - e tutti gli altri - che sono tra i più forti d'Europa. Se a loro aggiungi anche questa idea, puoi vincere".

E tu, di sfide con il Napoli, hai vissuto le ultime che possono esser tranquillamente definite come le migliori giocate negli ultimi anni.

"Ricordo che col Napoli è sempre stato difficile, due anni fa al San Paolo siamo usciti per due volte dalla nostra metà campo e in una nostra sortita offensiva Dybala è avanzato alla grande e ha servito il 'Pipita' che ci ha fatto vincere per 1-0. E ho ancora nella mente l'ultima sfida che ho giocato contro di loro, quando ho perso il grande Kouly in marcatura che ci ha trafitto. Tutti hanno memoria solo di questo episodio, ma quasi nessuno ricorda che non siamo mai usciti dalla nostra area e che ho salvato 4-5 situazioni pericolose da gol. Con molta umiltà e senza fare il fenomeno, è stata una delle migliori partite che ho giocato con la maglia della Juventus".

Ricordo anche io quella sfida, ma a distanza di qualche anno credo tu possa fugare un dubbio: avevate giocato per lo 0-0? Era quella l'impressione che avevate dato all'epoca.

"La Juve non gioca mai per lo 0-0, vuole sempre vincere. Può capitare una volta in cui non ti riesce niente e che la squadra avversaria ti mette in difficoltà. Purtroppo avevamo perso subito per infortunio Chiellini, senza nulla togliere agli altri ma non è la stessa cosa continuare senza il tuo capitano. In più lui è sempre decisivo in fase difensiva, quando è sul campo è capace sempre di darti quel qualcosa in più. Abbiamo sbagliato tanti palloni e il Napoli faceva un pressing incredibile, non siamo riusciti mai a calciare in porta e siamo andati in difficoltà. Eravamo stanchi, io per primo, e potevo firmare per il pari ma, come affermato, volevamo vincere. Bisogna saper riconoscere la sconfitta, il Napoli aveva meritato i tre punti".

Eravate anche stanchi per la grande sfida disputata a Madrid contro il Real.

"Avevamo sofferto a Madrid anche per come eravamo usciti, vincere per 3-1 in casa loro non è una impresa che riesce a tutti. Poi gli infortuni ci hanno un po' condizionati. Certo, il Napoli pensava di poter conquistare il titolo dopo quella partita ma per fortuna non è stato così".

Da quale tuo ex compagno ti aspetti la giocata che deciderà questa super sfida?

"La Juventus ha in rosa tantissimi grandi giocatori, ma c'è un campione che si chiama Cristiano Ronaldo. Lo scorso anno fece tre assist e la decise quasi da solo, con l'Atletico Madrid sembravano morte le speranze di poter rimontare e invece con una tripletta ci ha fatto superare il turno. Ho vissuto con lui sei mesi ed ormai posso definirlo un amico, posso dunque testimoniare che in squadra con lui parti sempre sull'1-0. Poi ci sono Higuain, Dybala e tutti gli altri fenomeni di qualità che possono far ottenere i tre punti alla Juve".

C'è ancora curiosità, da parte dei tifosi, di sapere il perché avete perso quella finale di Cardiff. A distanza di due anni, forse, non è che avevate sottovalutato il Real Madrid? L'opinione pubblica, all'epoca, vi aveva dato quasi per favoriti.

"No, perché non si può pensare che una squadra come la Juventus che insegue da tanti anni la vittoria della Champions si presenta in questo modo. Purtroppo non sono sceso in campo ma ho vissuto quella serata, mi ha fatto male anche perché quell'anno l'ho giocato poco. Nel primo tempo, l'incontro era alla pari mentre nella ripresa il loro centrocampo - all'epoca il più forte al mondo - è emerso e in più Isco che tagliava in mezzo ai nostri due centrali. Senza dimenticarci della classe di Cristiano, che ha fatto la differenza. Permettimi di ribadire un concetto".

Prego.

"Ho letto, nei giorni successivi, di problemi tra di noi accaduti durante l'intervallo tra il primo e il secondo tempo, una cosa assolutamente non vera che smentisco categoricamente. Non è successo nulla con nessuno all'interno dello spogliatoio, ricordo i miei compagni che erano molto stanchi perché avevano fatto una grande prima frazione. E poi quel Real Madrid era veramente forte e ci ha fatto quattro gol, sul terzo abbiamo un po' mollato anche perché non era importante il passivo. Conta aver perso in finale. Nessuno lo ha mai giudicato un avversario scarso e debole".

Si volta sempre pagina, un po' come avete fatto l'anno dopo. Da esterno, vedi la Juventus favorita alla vittoria finale?

"Non si può dire che c'è una sola squadra favorita in Champions, questo lo si dice in Italia. In campionato, per esempio, ho visto l'Inter di Conte contro il Lecce e dalla mentalità e dall'organizzazione messa in campo si capisce che questa squadra non mollerà un centimetro. Penso che farà benissimo, è già arrivato Lukaku ed è appena sbarcato Sanchez che è stato mio compagno all'Udinese e posso affermare che è un fenomeno quando sta bene ed è in forma. Poi, secondo me, la Juventus ad oggi è troppo avanti per vincere lo scudetto ma questo non significa che sarà facile. Quando affronti i bianconeri, tutti vengono a fare la partita della vita e le persone non si rendono conto di questo aspetto e dicono che sia scontato rivincere per più anni. L'anno scorso c'è stata un po' più di facilità perché il Napoli ha un po' ceduto, ma quest'anno non sarà così".

E ritornando alla Champions?

"C'è il Liverpool campione in prima fila, c'è il City e Pep vuole di nuovo vincere, c'è il Bayern che vuole tornare a competere per i primi posti e c'è il Real Madrid con Zidane che vuole tornare a primeggiare, c'è il PSG che ha investito tanti milioni per trionfare. Qui non si può dire che c'è un favorito, per me non esiste un singolo candidato alla vittoria finale".

Prima hai citato de Ligt, a tuo parere potrebbero esserci delle difficoltà di adattamento visto che il concetto di difesa in Italia è differente da quello estero?

"L'ho visto tante volte giocare nell'Ajax, sicuramente giocare in Olanda non è la stessa cosa del farlo in Italia perché gli avversari sono diversi ma sono a conoscenza di come lavora la Juventus: per cui, se ha deciso di investire tanti soldi significa che è un gran giocatore. Poi non dobbiamo dimenticarci che Bonucci, anche se ha un grande fisico, ha già 32 anni anche se grazie a Dio non ha mai sofferto di grandi infortuni in carriera; poi c'è Chiellini che anche se è un fenomeno ha avuto qualche piccolo acciacco durante la scorsa stagione e quest'anno potrebbe perdere qualche partita per strada".

Quindi tocca a lui conquistarsi il posto.

"Esatto: toccherà a questo ragazzo cercare di conquistare queste sfide e dimostrare che la Juve non si è sbagliata ad acquistarlo, ma non è che se non gioca 40/50 incontri l'anno a questa età è una catastrofe. Lui dovrà sapersi adattare e sono convinto che farà benissimo, tutti gli esperti dicono che sia il più forte in circolazione e non vedo perché non può crescere di fianco a questi grandi campioni".

Sappiamo bene che è molto grande la tua amicizia con Miralem Pjanic. Domanda secca: è più regista o più mezz'ala?

"Mire ha iniziato a Lione come mezz'ala, è un giocatore che ha nel suo repertorio l'ultimo passaggio ed è molto bravo a calciare in porta. Gli anni passano anche per lui e c'è da dire che è diventato uno dei registi più forti al mondo. La realtà dice che quando lui è in forma, la Juve ne beneficia. Andando di nuovo a ricordare la sfida di Madrid, io e Mire eravamo squalificati all'andata e di certo la mia mancanza non si era sentita più di tanto, infatti ai bianconeri mancavano quelle geometrie e quella fluidità di gioco che solo lui è in grado di fare. Anche perché ai bianconeri manca un altro profilo così. Lui, quando ha palla al piede, è bravo a far girare bene la squadra. Per me il ruolo di regista gli va benissimo".

Paulo Dybala, invece, non è sicuro di rimanere alla Juventus quest'anno. Se te la senti, che consiglio daresti a lui?

"Ho parlato con Paulo, anche di recente, per me è una grandissima persona ed è un talento fantastico. Ricordo tante partite vinte grazie alle sue giocate. A volte, specialmente dopo la sosta per le nazionali, pur giocando poco riusciva ad entrare e spaccava la partita. Dybala ha una classe superiore ma come tutti i giocatori deve avere fiducia e deve sentirsi bene. Io sono convinto che ha i mezzi per diventare uno dei più forti al mondo, bisognerà capire dove inserirlo perché Sarri gioca con il 4-3-3 e lui è un numero 10. Quello sì, ma con la tecnica che ha basta trovare il giusto equilibrio. Due anni fa decise da solo la sfida con il Barcellona, questo a dimostrare che quando sta bene è un top. Io gli auguro di riprendersi la Juventus, di essere felice anche perché è un ragazzo che ha sempre avuto degli atteggiamenti positivi verso tutti e i tifosi lo amano. Ad uno così puoi augurare solo il meglio, ma è chiaro che la decisione spetterà soltanto a lui".


Medhi Benatia ai microfoni di "Terzo tempo" su RBN e Tuttojuve (int. Mirko Di Natale).


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