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La Giovane Italia
Serie C

L'editoriale sulla C - Tardi, male e senza futuro: fiasco seconde squadre

Editoriale di Ivan Cardia per TuttoC
15.03.2019 10:04 di Ivan Cardia  Twitter:    articolo letto 7807 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Certe volte arrivare tardi vuol dire non arrivare. Se poi, oltre che in ritardo, ci si arriva anche male, era meglio non provarci nemmeno. È il caso delle seconde squadre: “ho paura che siamo arrivati in ritardo”, ha detto ieri Gabriele Gravina, presidente FIGC. Il quale in giornata sarà (è stato, a seconda dell’orario in cui siete arrivati da queste parti) tra i protagonisti di un incontro, ospite la Juventus, in cui si discuterà soprattutto del perché l’introduzione delle squadre B nel nostro calcio sia stato un colossale fiasco. A cui, ora come ora, è davvero difficile porre rimedio.

Piccolo chiarimento: chi scrive è sempre stato favorevole a questo progetto. È un dato di fatto, però, che definirlo fallimentare a questo punto sia fargli un complimento. Motivi di forma, prima che di sostanza: le seconde squadre sono state promosse dalla FIGC commissariata, contro il parere un po’ di tutti. Di chi le ha dovute accettare nel proprio campionato, perché tra le società di Lega Pro non le voleva e non le vuole nessuno. Di chi le avrebbe dovute creare e non l’ha fatto, perché l’unica è stata la Juventus e anche tra i bianconeri in questo momento è in corso una profonda riflessione sul futuro dell’Under 23.

Questione di forma, ma a volte la forma è tutta. Con un anno di tempo in più, si sarebbe dato modo anche alle altre società interessate di mettersi all’opera. Invece c’è stata solo la Juve, soprattutto per scelta di Marotta, che non a caso a Torino sarà fra i relatori, che dopo tanta pressione non poteva più tirarsi indietro. Da qui, la crisi di rigetto del sistema. La Juve ha sbagliato molte cose: su tutte, non aver scelto che strada seguire. Le scelte erano due: costruire una squadra fuori categoria per la C, ottenere la promozione in B e poi mandare davvero in campo i propri giovani. Oppure mettere subito in campo una squadra di ragazzini, valutarli secondo parametri adeguati e non pretendere che dominassero in un campionato di professionisti fatti e formati. Delle due strade, ha scelto la via di mezzo, ragion per cui a oggi la Juve Under 23 non è né carne né pesce. È comunque un errore che sarebbe perdonabile, nell’ambito di una fase di assestamento, se soltanto si andasse avanti.
In questo momento, e ovviamente queste considerazioni potrebbero perdere di senso nel corso della giornata, tutto fa pensare che si farà una grandissima retromarcia, peraltro soltanto istituzionale, perché la FIGC di oggi non è quella che ha deciso ieri. Ora come ora, dicevamo, le seconde squadre non le vuole nessuno: costano tanto, rendono poco, non interessano davvero a nessuno. L’idea di aggiustare gli errori del passato, limite d’età e non solo, può anche essere valida. Un ripensamento generale sarebbe opportuno, per quanto i margini siano pochi: tempistiche a parte, le regole d’ingaggio erano più o meno corrette e condivisibili. Il problema è che, arrivate tardi e male, le squadre B paiono rigettate dal sistema. È un peccato, ma è così. Piccolo inciso finale: sarebbe opportuna una stretta su tutte quelle società di Serie A che, pur non avendo ufficialmente aderito al progetto seconde squadre, di fatto gestiscono una o più società professionistiche nelle serie minori. Le seconde squadre ad minchiam, verrebbe da dire.

Tra le tante cose che il presidente Gravina ha detto ieri, vi è stato anche un richiamo alla possibilità che dall’anno prossimo la Serie C potesse scendere a 40 società partecipanti. In modo fuorviante, qualcuno potrebbe aver pensato che sarà già così dalla stagione 2019/2020. Invece Gravina ha soltanto ricordato quel che è stato già deciso qualche settimana fa, e cioè che ogni Lega potrà ridurre il proprio format, senza attendere una stagione come era previsto in precedenza. Il punto è che quella stagione di attesa non era una previsione normativa fine a se stessa, ma nasceva dal buonsenso. Non si può cambiare il format a stagione in corso, è abbastanza logico. Non succederà per la prossima stagione e forse neanche per quella successiva, ma prima o poi dovrà succedere. Superando le proteste delle società di C e dei rispettivi campanili locali. Anche se per il prossimo anno è utopia, la riduzione dei club professionistici è una necessità non più rinviabile. A differenza delle seconde squadre, cerchiamo di arrivarci. Non tardi né male, per una volta.


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