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Interviste

Ghirardi: "Tardini non abilitato per le coppe europee. Oggi giocheremmo a Modena"

11.03.2014 22.50 di Vito Aulenti    per parmalive.com   articolo letto 839 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

In una lunga intervista concessa ad Agorà, trasmissione in onda su Tv Parma, il presidente del Parma Tommaso Ghirardi ha parlato di diversi argomenti, tra i quali il rapporto tra la città e la società, e la questione Tardini, che, oggi come oggi, non sarebbe a norma per giocare le coppe europee. 

Acquisto del Parma Calcio - "L'acquisto è dovuto alla grande passione che mi lega a questo sport. Già da quando avevo 21 anni ero presidente di una piccola squadra, il Carpenedolo, e questa esperienza mi ha portato ad arrivare nel professionismo in serie C. Poi, persa la C1 dopo due spareggi consecutivi, ho pensato di essere arrivato al top di quello che si poteva fare in una piccola realtà di paese. C’è stata l’opportunità di conoscere il dottor Bondi, e così quasi per scherzo si è cominciato a parlare di questa operazione Parma. Parma che, devo essere sincero, un po’ tutti mi hanno sconsigliato di prendere, dagli amici ai consulenti sportivi, perché c’era una storia gloriosa alle spalle, non dimentichiamo che il Parma era in lotta per vincere lo scudetto. Poi c’erano le macerie di 5-6 anni d amministrazione straordinaria. Bondi aveva fatto un grosso lavoro sotto il profilo finanziario, ma bisognava ripartire da zero sotto il profilo sportivo e mentale, perché il crack ha portato una situazione difficoltosa nel Parma. Bisognava creare una nuova mentalità, una cultura sportiva completamente diversa in una città particolare come Parma. E quando dico particolare non voglio dire negativa".

Rapporto con la città - "Dire che ho bacchettato la città mi sembra pesante, non mi permetto di riprendere nessuno, ma voglio che si capiscano le difficoltà che abbiamo affrontato io e le persone vicine a me, soprattutto in questi 4-5 anni difficili economicamente per tutti. Quando si sente un vociare negativo, magari dato anche da un pochino di invidia e presunzione, mi sento un po' demoralizzato, perché sono un ragazzo di 39 anni che fa questo mestiere con tanta passione, sono umano anch’io. Non tutti ricordano che alle spalle del Parma ci sono 300 dipendenti che lavorano in modo diverso e che sono la colonna portante del Parma Calcio, tutti legatissimi e appassionatissimi di questa società. Anche per ciò che concerne i calciatori, abbiamo forse creato il miglior gruppo di sempre, molto vincente e molto unito, e questa è il segreto dei risultati che stiamo ottenendo. Poi ci sono una serie di collaboratori, che lavorano nell’ombra, faticano, e fanno questa professione quasi più per passione che per avere uno stipendio. E' gente che fa altri lavori e occupa il tempo libero per dedicarsi al Parma".

Attaccamento della città alla squadra - "Questa città è attaccatissima alla squadra. Io faccio delle battaglie in Lega e in altri ambienti nazionali per Parma, perché non dimentichiamo che abbiamo 12000-13000 persone fisse allo stadio e 9000 abbonati fissi. Se noi guardiamo in proporzione agli abitanti di Parma e provincia, abbiamo percentuali che non sono uguali a nessun altro club. Troppo facile dire che allo Juventus Stadium ci sono 20000 persone, ma stiamo parlando di Torino e di una squadra che ha 5 milioni di tifosi. Se noi invece pensiamo che Parma e provincia raccolgono poco più di 300000 persone e che 12000-13000 persone sono tutte le domeniche allo stadio, il rapporto è eccezionale, perciò io do un voto alto a questa città e a questi tifosi, che sono legatissimi a questa squadra e a questa società. Quello che io a volte mi sono permesso di far notare è che non si riesce a rompere l'ingranaggio per far partecipare altre persone, altri parmigiani che non hanno mai partecipato, e questo dispiace un po', perché questo è uno sport popolare quindi si ha bisogno della gente. Questo è l'unico rammarico che io ho".

Stadio - "Per lo stadio bisognerebbe fare una trasmissione a parte. Noi quando abbiamo comprato la società ci siam accollati anche un contratto d’affitto per le spese di manutenzione dello stadio. Non vorrei sbagliarmi, ma da quando sono qui abbiamo speso per lo stadio circa 3 milioni di euro, cercando di fare tutte quelle ristrutturazioni necessarie per poter garantire ai nostri tifosi di vedere il Parma a Parma. Oggi lo stadio ha dei problemi, perché è del 1924, però l'amministrazione comunale non ha le possibilità economiche per intervenire, anche perché ha altre priorità che io capisco. Quando io chiedo l'intervento dei parmigiani non lo faccio per necessità mia, lo faccio per necessità dei tifosi. Io volevo coprire la curva dei nostri ultrà, ma la società non può accollarsi in toto anche questa cosa, perciò è lì che io mi demoralizzo. Io sono orgoglioso dei miei tifosi, che anche domenica mi hanno emozionato, però ci sono problemi contingenti, che portano la società ad esporsi sui dei costi che vanno al di là della sua attività prioritaria. Per quello a volte mi arrabbio quando sento delle voci sulla società. Bisogna rendersi conto delle spese di vario genere della società: è una squadra di calcio, non una multinazionale. Oggi il Tardini non può essere abilitato per le coppe europee, il Parma oggi non può giocare le coppe europee al Tardini: bisogna cambiare i seggiolini, fare gli spogliatoi e la sala medica, e c'è anche la contestazione per la tribuna ovest. Giocare a Reggio? No, questo sarebbe troppo. Io sto lavorando per giocare a Parma, però noi oggi dovremmo mettere Modena come stadio di riferimento, perché le licenze Uefa bisogna prenderle entro il 31 marzo. Noi abbiamo la fortuna di avere un rapporto privilegiato col Coni e con Malagò, che è un amico da anni. Ha detto di non aver mai visto centri così in Italia".

Parma come azienda - "Il mio sogno è quello di far diventare il Parma Calcio un’azienda e quindi fare il mio lavoro anche nel calcio. Ciò significa che bisogna rendere la società il più possibile autonoma dagli azionisti e dalla proprietà. Se noi vediamo la società più grande che c'è oggi nel mondo del calcio, ossia il Bayern Monaco, non ha proprietà, fattura 400 milioni di euro, fa 80 milioni di utile e distribuisce i dividenti ai soci. Oggi fare calcio è da folli, bisogna essere realisti. Quando ho preso la società eravamo in un boom economico, oggi è cambiato il mondo, e non a caso in questi cinque anni quasi nessuno ha comprato una squadra di calcio, ma tanti hanno avuto grossi problemi. Io credo che noi oggi, con le nostre difficoltà, siamo ancora una delle migliori società italiane e questo dà fastidio e siamo invidiati, ma non da Parma".


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