Giuntoli compra a saldo e vende a listino: tre giorni al gong
C'è un equivoco diffuso sul mercato dell'Atalanta, e va smontato subito: si dice che a Bergamo siano bravi a vendere. Vero, ma è la metà facile del mestiere. Vendere bene, quando hai in casa ragazzi cresciuti nel vivaio o hai avuto più di altri intuizioni fenomenali e mezza Premier League che bussa, è quasi un atto notarile. La parte difficile è cosa fai con quei soldi e, soprattutto, cosa riesci a portare a casa senza spenderli. Cristiano Giuntoli, alla prima sessione da direttore sportivo nerazzurro, ha lavorato su entrambi i fronti.
Ma com'è andata davvero, operazione per operazione? Cominciamo dalle uscite, perché sono quelle che hanno finanziato tutto. Marco Palestra e Honest Ahanor hanno preso la stessa strada, Londra sponda Chelsea, con la seconda operazione chiusa attorno ai 40 milioni di sterline: due prodotti, uno dal settore giovanile, trasformati in liquidità nel giro di poche settimane. Qui però il verdetto non può essere entusiasta a senso unico, e lo scriviamo senza giri di parole: nell'accordo per Ahanor non è previsto nemmeno un anno di prestito a Bergamo, il che significa aver venduto anche la crescita del giocatore, non solo il cartellino. Incasso monstre, plusvalenza da manuale, ma un pezzo di futuro sportivo ceduto insieme.
Poi c'è il capitolo delle partenze simboliche, gestito con una pulizia che va riconosciuta: Berat Djimsiti salutato dopo dieci anni con la benedizione dello spogliatoio, e soprattutto Éderson, la cessione al Manchester United saltata alle visite e trasformata in un rinnovo fino al 2031 con tanto di fascia di capitano (senza de Roon in campo) e nuovo leader responsabilizzato dal nuovo tecnico atalantino Maurizio Sarri. Non è merito del direttore se gli inglesi hanno storto il naso su un referto; è merito suo aver chiuso il rinnovo in poche ore anziché lasciar marcire il caso per un mese.
In entrata, il disegno è coerente con ciò che Maurizio Sarri aveva chiesto: prima il regista che sa costruire (Gianluca Gaetano), poi il centrale che mancava (Thomas Kristensen), quindi il jolly di categoria con 189 presenze in Serie A alle spalle (Eljif Elmas), infine il colpo che a Bergamo non si aspettava nessuno. Franck Kessié torna dove aveva cominciato, nove anni dopo, a parametro zero, con uno scudetto, una Liga, una Coppa d'Africa e la fascia di capitano della Costa d'Avorio nel bagaglio. Ve lo ricordate ragazzino, quando Gian Piero Gasperini lo lanciò in mezzo al campo? Adesso ha trent'anni e un curriculum che in Serie A si prendono in pochi.
Il dettaglio che rende la giornata gustosa, e che dice molto del mestiere di chi l'ha condotta, è la provenienza della beffa: la Juventus aveva l'accordo praticamente in mano, quattro milioni e mezzo a stagione per due anni più opzione, e se l'è vista sfilare da un dirigente che fino a un anno fa lavorava lì. Non è vendetta, è metodo: Giuntoli lo inseguiva già dall'estate del 2023, quando gli ingaggi arabi resero impossibile ogni discorso. Ha atteso tre anni e l'ha preso gratis. Ma torniamo alle scadenze, perché il gong è vicino.
Restano aperti tre fascicoli, e non sono dettagli. L'assalto all'esterno inglese del Bologna Rowe è la casella che Sarri indica da dieci giorni, e il Bologna di Giovanni Sartori cede solo se trova il sostituto; Alessio Romagnoli resta un'ipotesi legata alle uscite in difesa ma occhio a Cabal; e c'è il nodo più delicato, perché Marten de Roon potrebbe entrare proprio nell'operazione rossoblù, chiudendo l'era dei record e lasciando Mario Pašalić ultimo superstite del ciclo. Una cosa è liberare uno slot, un'altra è cedere un capitano: sono decisioni che si pesano, non si calcolano ma si devono anche pesare sulla bilancia le volontà delle rispettive parti che andremo di certo ad approfondire accuratamente.
Il bilancio provvisorio, comunque, è quello di una società che in due mesi ha incassato cifre da club di prima fascia e ha rimesso in campo un progetto tecnico nuovo senza svendere l'ambizione. Perché in Serie A vendere bene lo sanno fare quasi tutti. Sapere cosa comprare con quei soldi, molti meno.
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