L'Analisi del giorno dopo
La trasferta di Foggia era molto temuta alla vigilia. Non tanto e non solo per la forza tecnica della compagine dauna. Le preoccupazioni in casa biancoverde discendevano soprattutto dall'aspetto motivazionale e dall'ambientino che i tifosi foggiani avrebbero riservato agli Avellinesi, memori della beffarda sconfitta nella finalissima play off per la promozione in B di 4 anni fa. Tra l'altro, la squadra rossonera, dopo avere cambiato il tecnico (Stringara in luogo di Bonacina) era reduce da una convincente vittoria esterna a Viareggio, ed aveva tutta l'intenzione di cogliere un ulteriore, fondamentale successo contro i Lupi. Gara, dunque di notevole interesse per il campanile e per la classifica, che faceva definire il match un vero e proprio scontro diretto fra squadre che anelano a sfuggire alle "sabbie mobili" dei play out.
Il tecnico dell'Avellino, Giovanni Bucaro, che tornava a Foggia (che lo aveva visto suo calciatore anche nella massima serie), per parte sua, al di là degli aspetti tecnico-tattici, aveva il primario interesse di testare le risposte motivazionali e caratteriali dei suoi giovani calciatori in una gara cosi sentita e delicata.
E le risposte sono giunte forse in maniera ancora piu' inequivoca di quanto si potesse immaginare.
E si, perchè i 4 under20 biancoverdi schierati sin dall'inizio nell'arena piena "di belve feroci" dello Zaccheria (stadio bellissimo, che riesce a dare un contributo ed una spinta ragguardevole ai calciatori di casa) hanno mostrato sin dalle prime giocate un piglio ed una personalità veramente sorprendenti. I vari Ricci, Malaccari e gli stessi Herrera e Thiam sono apparsi per niente timorosi, ed in alcuni frangenti addirittura sfrontati, tanto da "aizzare" i tremendi e rumorosissimi tifosi foggiani. Ma oltre al carattere positivo, i ragazzi di Bucaro hanno saputo esprimere, soprattutto nel primo tempo, un gioco redditizio, fatto di fraseggi corti e di un possesso palla che ha dato (da subito) l'idea che i biancoverdi fossero i padroni del campo. L'Avellino, tra l'altro, poteva contare su di un Correa finalmente ispirato e volitivo, che sapeva dettare da par suo i tempi di gioco, supportato magistralmente, sull'asse centrale, da gregari dinamici e pugnaci come D'Angelo e Malccari. Il Foggia, sebbene sospinto da un tifo incredibile, cercava di ripartire velocizzando e verticalizzando, ma i suoi avversari erano concentrati come non mai e potevano contare su una compessiva superiorità tecnica. Ed il gol di Thiam era stato il giusto premio a quanto visto nei primi 45 minuti (sebbene il Foggia potesse recriminare su un rigore malamente fallito dall'ex Venitucci).
E' vero anche che il secondo tempo aveva avuto un canovaccio tattico del tutto diverso rispetto alla prima frazione di gioco, per via della veemenza e della volitività dei rossoneri, che, punti nell'orgoglio, non potevano soccombere dinanzi ad un pubblico che li sospingeva come non mai.
Ma i ragazzini di Bucaro si erano mostrati sorprendentemente concentrati e, sia pure con affanno e fortuna avevano saputo fronteggiare e limitare gli attacchi dauni. E non a caso, il gol foggiano è giunto solo a 6 minuti dal termine, e dopo che i biancoverdi stavano giocando con un uomo in meno da circa venti minuti.
Al tirar delle somme, il pareggio ci sembra giustamente guadagnato da parte di entrambe le contendenti. Però ci pare ovvio che il punto preso dai biancoverdi in casa di una diretta concorrente abbia un peso specifico notevolmente superiore rispetto a quello foggiano.
E se al punto, che fa e muove la classifica, aggiungiamo una ritrovata consapevolezza da parte dei Lupi nei propri mezzi e nelle proprie potenzialità, possiamo tranquillamente ritenere che il campionato biancoverde, dopo questa convincente prova in terra dauna, possa avere un percorso forse meno tortuoso di quanto si immaginasse qualche settimana fa.


