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Bucaro: "Avellino è una piazza speciale. Io e Cinelli abbiamo risollevato il morale, ora non abbiamo paura di nessuno"
giovedì 11 aprile 2019, 11:25Copertina
di Domenico Fabbricini
per Tuttoavellino.it

Bucaro: "Avellino è una piazza speciale. Io e Cinelli abbiamo risollevato il morale, ora non abbiamo paura di nessuno"

Giovanni Bucaro, allenatore dell'Avellino, si racconta a Gianlucadimarzio.com partendo dalle origini della sua carriera, quando bambino cominciò a tirare i primi calci a un pallone: "Leggemmo su un giornale che il Palermo provava dei ragazzi, per noi era un sogno, è cominciato tutto così - racconta -. Poi la chiamata del Sorrento, una chiamata che mi ha cambiato la vita. A mia mamma venne l'esaurimento nervoso, mi mancava casa, a un certo punto pensai anche di lasciare. Ma Sorrento è una città che ti abbraccia, ti coccola, ti protegge. Avevo 16 anni e Papadopulo mi fece esordire in C2".

Poi il Foggia di Zeman: "E' stato il mio mentore, per me lui era il calcio, nessuno giocava come noi. Aveva un carisma che non ho ritrovato in nessun alto. I suoi allenamenti, le sue metodologie, sembravano fantascienza ma lui era arrivato su alcuni concetti molto prima di altri. Ti faceva lavorare molto per farti capire che sono soffrendo si ottengono grandi risultati. Ti diceva poco ma ti faceva capire molto. Quando sono andato a giocare in altre squadre ho avuto l'impressione che altri allenatori sapessero meno rispetto a lui. Una volta in ritiro io e alcuni compagni eravamo cotti, non riuscivamo piu' a correre. Ci mandò via e dopo mezz'ora ci richiamò chiedendoci di ricominciare a correre".

Poi la carriera di allenatore: "Mi sono sempre sentito un allenatore, è un percorso naturale. Avellino è una piazza speciale". La lunga gavetta, Campobello di Mazara (serie D), Pomigliano, Manfredonia, fino alla Primavera della Juventus: "Il mio nome lo fece Roberto Marta scopritore di talenti all'Atalanta. Mi chiamò Giovanni Rossi e chiudemmo subito la trattativa. La Juve mi ha aperto un mondo”. Fino alla prima chiamata dell'Avellino: "Avevo in squadra tanti ragazzi di talento, in primis Zappacosta. Nasceva ala ma aveva una gamba diversa dagli altri, i suoi cross non erano da C. Il ricordo piu' bello? Il derby col Benevento, perdevamo due a zero, nel secondo tempo pareggiammo rischiando di ribaltarla. E poi la nuova chiamata di quest'anno, in serie D. Mi ha chiamato il ds Musa, tutto è nato a notte fonda, è scattata nuovamente quella scintilla dentro di me senza la quale nulla si può fare. L'Avellino è stato sempre dentro di me. Sono entrato in uno spogliatoio depresso, io e Cinelli lo abbiamo risollevato. Siamo pronti, forti. Non abbiamo paura di nessuno. Abbiamo una media punti di 2,45 e resteremo attaccati a questo campionato con tutte le nostre forze. Dobbiamo concentrare tutte le energie nelle ultime partite per regalare una gioia a questi tifosi che meritano altri palcoscenici”.

"Il mio sogno? Allenare in serie A, magari un giorno ci arriverò".