L'Analisi del giorno dopo
Lo diciamo con convinzione ed anche con assoluta noncuranza di opinioni diverse o addirittura opposte a questa: l'Avellino, stavolta, ha fatto tanto per poter meritare la vittoria. Anzi, riteniamo che delle quattro vittorie ottenute finora dai biancoverdi, questa sia la piu'chiara e meritata, specie se si guarda al numero, forse addirittura eccessivo, di palle-gol costruite e non sfruttate. Insomma, se esistesse, come nel pugilato, il giudizio a punti, l'Avellino avrebbe vinto comunque.
E' vero ed incontrovertibile che nel primo tempo le cose migliori le aveva fatte vedere la Reggiana, che aveva giostrato con sagacia tattica ed era riuscita a tagliare l'assetto difensivo avversario anche con qualche verticalizzazione centrale; contro cui la fase di non possesso dell'Avellino (anche per i suoi noti limiti nell'interdizione) non aveva assunto le contromisure giuste. Ma ciononostante, tranne un paio di limpide occasioni, gli Emiliani non avevano saputo tradurre in termini concreti la mole di lavoro effettuato. Per contro, la squadra di Bucaro era apparsa quanto mai essenziale e robusta, specie nella zona mediana del campo, dove agiva un Correa finalmente calatosi in maniera costruttiva nei panni del centromediano metodista. Uno dei segnali positivi della gara dei biancoverdi si era avuto intorno alla mezzora, con l'infortunio di Zammuto. Bucaro aveva mostrato di avere forse fin troppo coraggio nell' inserire, in luogo di un difensore puro, un esterno destro come Zappacosta, molto a suo agio in fase offensiva, e dotato di un ottimo piede destro. Gli sviluppi tecnico-tattici del quarto d'ora finale della prima frazione di gioco, avevano premiato appunto la mossa di Bucaro, in quanto era stato proprio un pregevole cross di Zappacosta a mettere De Angelis in condizione di regalare il vantaggio avellinese, con un ottimo colpo di testa. In pratica, la Reggiana aveva cercato di fare la partita e l' Avellino ( in perfetto stile Ternana, quindi da ottima e concreta squadra di categoria) aveva saputo castigare l'avversario al momento giusto. In altri termini, si era vista finalmente una compagine biancoverde che, benchè avesse ceduto il pallino in mano agli avversari, aveva imparato bene ed eseguito mirabilmente il ruolo di compagine pragmatica e cinica.
Il secondo tempo, il canovaccio tattico ovviamente era stato prevedibile: Emiliani a spingere per pervenire al pareggio ed Irpini che si chiudevano a protezione della propria trequarti, confidando in veloci ripartenze, affidate il piu' delle volte al gran piede sinistro di Correa, nel frattempo salito decisamente in cattedra. L'Argentino, supportato a sinistra da un sempre piu' maturo ed incisivo Malaccari ed a destra dal generosissimo moto perpetuo di D'Angelo, testa alta ed atteggiamento finalmente positivo e propositivo, sapeva dare il là ad un gioco biancoverde concretamente redditizio. E cosi, dopo un altro paio di occasioni per la Reggiana, l'Avellino aveva cercato di chiudere la gara. Ma vuoi per la precipitazione, vuoi per l'eccessivo egoismo e la scarsa precisione nelle conclusioni, gli avanti avellinesi avevano mancato in almeno 4 occasioni il colpo del cappaò. Poi (si sa che nel calcio sono ricorrenti queste situazioni) seccede che una squadra che non sappia chiudere le partite, finisca per pareggiarle.
Ed in effetti questo sarebbe successo, se una generosa bandierina (quella dell'assistente sotto la Terminio) non si fosse alzata a strozzare in gola l'urlo dell'attaccante reggiano che aveva superato Fumagalli. Grazie al provvidenziale fuorigioco, la Reggiana non era riuscita a fare uno a uno. Forse a quel punto sarebbe stata una beffa per l'Avellino. Che, ironia della sorte, a pericolo scampato, era anche riuscita, finalmente, a trovare il gol del raddoppio.
In definitiva, e lo ribadiamo, anche guardando e riguardando il nostro taccuino, la vittoria dell'Avellino (ottenuta per giunta in un vero e proprio scontro diretto) ci pare che possa anche avere un plausibile riscontro e conforto dalla cronaca e dall'andamento della gara.
Una vittoria che, ovviamente, vale doppio contro un avversario che ha gli stessi obiettivi dell'Avellino. Tre punti d'oro per la giovane truppa di Bucaro, che non solo vogliono dire un bel balzo in classifica, ma soprattutto possono porsi a fondamento di quella tanto auspicata continuità di risultati, elemento imprescindibile per una squadra che voglia vivere un campionato "tranquillo".


