Arini: "Io ad Avellino? E' prematuro parlarne. La B a Catanzaro un ricordo indelebile"
Mariano Arini è stato intervistato su Instagram da PrimaTivvù. L'ex centrocampista dell'Avellino ha ricordato la promozione in Serie B conquistata a Catanzaro il 5 maggio del 2013: "Sette anni fa festeggiammo la promozione in Serie B a Catanzaro, ricordi bellissimi, una giornata indimenticabile. Il ritorno all'una di notte al Partenio-Lombardi, davanti a migliaia di persone, sotto la pioggia. Sono arrivato a gennaio quell'anno, in una squadra già forte che era seconda in classifica. Il direttore De Vito mi conosceva, mi aveva avuto all'Aversa Normanna, ha imbastito la trattativa e sono arrivato ad Avellino. Avevamo un organico forte in tutti i reparti, giocavamo in un girone con avversarie attrezzate. E' stata dura, ma ce l'abbiamo fatta.
Il primo anno di Serie B c'erano tanti esordienti della categoria e nessuno si aspettava che potessimo disputare un campionato del genere. Sfiorammo i playoff, poi la rosa fu rinforzata e arrivammo a quella partita di Bologna che ha lasciato l'amaro in bocca, per la traversa di Castaldo in un doppio confronto che ci vide meritare la qualificazione alla finale. A Bologna passammo due volte in vantaggio, poi ci fu l'episodio sfortunato di Frattali per il 2-2. Il gol di Kone del 3-2 ci ha galvanizzati fino alla traversa di Gigi. Purtroppo i centimetri ti danno e ti tolgono qualcosa, è il bello o il brutto del calcio. Lì per lì ci fu molto sconforto, ci giocavamo la possibilità di andare in finale per la Serie A.
Quel gruppo non mollava mai, il Partenio era campo difficile per tutti, difficilmente lasciavamo punti per strada. Il nostro era il giusto mix di gioventù ed esperienza, c'era gente che battagliava in campo in ogni partita. Avevamo una rosa completa. Con mister Rastelli si era aperto un ciclo dalla Serie C, aveva una squadra che allenava da tre anni, uno zoccolo duro che portava avanti ed eravamo più agevolati. Poi arrivò mister Tesser, allenatore preparato, però quando si cambia allenatore spesso ci vuole un po' di tempo per ambientarti.
Il soprannome Samurai? Nacque alla Spal, per il look. I compagni di squadra me lo hanno affibbiato, per il mio codino. Mi rivedo un po' in questo soprannome per le mie caratteristiche in campo. Forse è anche per questo motivo, per il mio modo di stare in campo, che sono rimasto nel cuore degli avellinesi. Sono stato in biancoverde tre anni e mezzo, ho giocato in B, ad Avellino è nata mia famiglia. Il legame è molto forte.
Tavano non riuscì a dimostrare il suo valore, forse era abituato a un altro modo di giocare con l'Empoli. Trotta dimostrò il suo valore, era giusto fare il salto di categoria- Pure a Bologna segnò una doppietta quasi decisiva. Biancolino e Castaldo? Due bravi ragazzi, calciatori di personalità che trascinavano il gruppo. Io ho sempre segnato dei gol in campionato, se questo dovesse terminare così, per la prima volta terminerei la stagione con zero reti all'attivo. Tornare in campo? Molto difficile, è complicato far rispettare il protocollo sanitario. La A ha qualche possibilità in più. Vediamo cosa succede, la salute deve venire prima di tutto, prima degli interessi economici.
Il mio futuro? Le voci su un mio ritorno ad Avellino ad oggi sono infondate. Non ci sono stati contatti fino a questo momento. Sono in scadenza di contratto, la priorità è uscire fuori da questa situazione e capire cosa accadrà con questo campionato per raggiungere l'obiettivo salvezza con la Cremonese. Poi parlerò con la società grigiorossa, ad oggi è un argomento prematuro".


