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De Francesco: "Braglia ci stimola sempre. Avellino una piazza dove si respira grande calcio"
giovedì 11 marzo 2021, 17:00Copertina
di Marco Costanza
per Tuttoavellino.it

De Francesco: "Braglia ci stimola sempre. Avellino una piazza dove si respira grande calcio"

Ospite della puntata di "Un lupo in famiglia", Alberto De Francesco, numero 10 dei lupi, ha parlato della sua carriera, dell'esperienza in biancoverde e del passato.
Queste le sue parole: "La trattativa è partita con una chiamata di Di Somma in estate, alla quale ha poi fatto seguito una di Laezza, con cui avevo giocato a Reggio Calabria qualche anno fa. Poi ho parlato con mister Braglia, ci siamo scambiato alcune battute e poi abbiamo trovato un accordo con la società". 
La Reggina: "Ho giocato per alcuni anni alla Reggina, l'anno scorso sono tornato dopo alcuni anni e abbiamo fatto un grande campionato, vincendo, e quindi sono molto soddisfatto di quello che ho fatto. Purtroppo il Covid ci ha impedito di festeggiare e di poter toccare con mano i tifosi. Stessa cosa che sto vivendo ad Avellino. Sono piazze simili, si respira aria di grande calcio, il calore dei tifosi è importante, purtroppo ora con il Covid è tutto diverso". 
Ternana come la Reggina: "Sì, assolutamente, come loro anche noi abbiamo ammazzato il campionato nel girone di andata, perdendo la prima partita a fine gennaio e a marzo, quando poi si è fermato tutto, eravamo nettamente avanti. La Ternana sta dimostrando il suo valore come la Reggina l'anno scorso". 
Su mister Toscano all'Avellino: "Non ho avuto dialogo con lui, non mi ha parlato della sua esperienza passata. Avellino l'ho vista da avversario, l'anno scorso da avversario fu una bella partita dove  ci misero in difficoltà. Ma anche in Serie B c'ho giocato contro e il Partenio era una bolgia". 
Gli inizi: "Ho iniziato nel Tor di Quinto, un settore giovanile importante e molto duro, ti inquadrano molto bene, essere prima "uomo" e poi calciatore. Dovevamo avere per forza gli scarpini neri, non ammettevano altro. Poi il passaggio alla Lazio, con l'allenatore Bollini, dove ho vinto lo Scudetto Primavera. Ero in squadra con i vari Cataldi, Keita, Strakosha, una squadra molto forte. Con Cataldi ho tutt'ora un grande rapporto, sono stato testimone delle sue nozze. Vincere lo Scudetto Primavera è una bella soddisfazione, ti levi una delle tue prime gioie ma poi inizia il percorso vero". 
Differenze della Serie B e Serie C: "La differenza è minima, soprattutto tre le big della Serie C e quelle di medio bassa classifica in B. Infatti spesso abbiamo visto il doppio salto, no? Con 2-3 innesti, squadre appena promosse dalla C alla B poi sono andate in A. Il campionato di Serie B è molto più livellato, mentre in Serie C si trovano ancora squadre cuscinetto diciamo. La B è un campionato con grandi talenti, ci sono tanti stadi importanti, ogni partita è difficile". 
L'idolo: "Nonostante abbia giocato nella Lazio nasco malato di Totti. Non sono mai stato tifoso sfegatato della Roma, guardavo solo Totti, ammiravo solo lui". 
Il ruolo a centrocampo: "Lo decide il mister, a seconda di dove serve io mi faccio trovare pronto. Io se sono più libero di esprimere la mia fantasia, mi piacerebbe fare il trequartista, ma anche il mediano e l'interno, lo posso interpretare bene. Con Braglia ho un ottimo rapporto, di stime reciproca, ti bacchetta ogni tanto, ti stimola sempre, non vuole vedere gente appagata, che si siede sugli allori". 
Gli allenatori: "Da ogni allenatore si impara qualcosa, perchè ognuno può darti qualcosa, sia in annate positive che negative. Il mio obiettivo è tornare in Serie B, devo dare di più, qui ad Avellino e magari già con i lupi devo dare il meglio. La meritocrazia? Sì esiste nel calcio, fare il balzo può così farti esplodere e così far bruciare tanti giocatori". 
Lo studio: "Sto studiando scienze motorie, una facoltà che sta portando avanti proprio l'AIC. Sono a metà del secondo anno, non è una forzatura, quando ho voglia studio, però sto abbastanza in linea con il percorso e fa piacere". 
La famiglia: "Ho una famiglia che mi sta aiutando tanto, io avevo il sogno di poter diventare un calciatore, i miei volevano che studiassi, però poi mi hanno appoggiato, mi hanno fatto fare quello che volevo. Mi hanno lasciato tranquillo di fare quello che volevo". 
Se non avesse fatto il calciatore: "Non so dirlo, avevo un sogno da bambino, quello di fare il calciatore, magari non ai livelli che sognavo, ma le soddisfazioni me le sto prendendo". 
Il numero 10: "La 10 non è una scelta, ma deve essere consegnata. Quel numero nessuno l'aveva chiesto, Laezza mi ha detto se la volevo e io l'ho presa ben volentieri. So che è un numero importantissimo, l'ha indossato Castaldo che ha scritto tanti record qui, e spero di portarle rispetto, tra alti e bassi". 
Il carattere: "Nel lavoro sono riservato ma sono molto scherzoso allo stesso tempo".