Avellino-Andria 4-0: l'analisi del giorno dopo
Trionfo, spettacolo, bolgia. Si può racchiudere in queste tre parole la splendida vittoria dell’Avellino sull’Andria; Fabbro e soci sono stati capaci di asfaltare una delle migliori difese del campionato, rifilando un poker devastante al sempre pronto numero uno dei pugliesi, Rossi. Grande merito a tutta la squadra e a mister Rastelli, sempre convinto e fermo nelle sue ideologie; 4-3-1-2 e uniche novità rappresentate da Bianco sull’out di sinistra e dal ritorno di De Angelis sulla trequarti. Per il resto, tutto confermato. I primi caldi non hanno per niente aiutato la formazione di Rastelli, ma il pubblico spettacolare del Partenio ha caricato a mille i giocatori in campo, protagonisti di un avvio di partita ben poco brillante. Ritmi blandi ed un super Rossi in due occasioni, hanno spaventato l’ambiente irpino, timoroso che il match potesse concludersi in maniera non del tutto positiva. Allora ecco i primi mugugni, i primi brividi e i primi brutti pensieri; troppo importante vincere, anzi, vitale. Un orecchio al Perugia, gli occhi al campo fino a quando un Gigi Castaldo poco determinante fino a quel momento, non ha sbloccato il match su calcio di rigore. Da quel momento, l’Avellino ha giocato sul velluto. A ruota De Angelis, Zigoni e l'instancabile Zappacosta hanno avuto il proprio momento di gloria. Peccato per l’infortunio di Bianco, anch’esso poco incisivo fino al momento in cui non è stato sostituito. Complimenti a tutti, tifoseria compresa, capace di regalare emozioni come ai vecchi tempi; Us o As, il pubblico avellinese ha dimostrato di essere sempre straordinario. Ora siamo ad un passo dal traguardo della serie B, un gruppo coeso ed eccezionale come si è potuto osservare nei festeggiamenti finali: Giosa, Massimo, Fumagalli, Panatti e Zullo; anche loro, utilizzati poco per un motivo o per un altro, sotto la Curva Sud a festeggiare, sotto gli occhi del momentaneo capo ultrà, Raffaele Biancolino. Che bello è!


