Massimo Rastelli ha superato alla grande il primo esame in comunicazione
Si è vero, rispetto a Bucaro, partiva con un vantaggio non indifferente: unanime ed entusiastico era stato il coro di consensi che si era levato dalla tifoseria biancoverde in relazione alla notizia dellascelta della società avellinese sul nome di Massimo Rastelli per la panca dei Lupi. Ma, francamente, forse, neppure in sogno il Torrese avrebbe potuto immaginare un'accoglienza cosi calda ed affettuosa. Lunedi 28 maggio la sala stampa del Partenio-Lombardi è sembrata improvvisamente inadeguata, addirittura angusta, perchè non riusciva a contenere il debordante entusiasmo della "torcida" irpina, che inneggiava compatta nei confronti di un suo ex calciatore, mai dimenticato, soprattutto per i suoi non comuni valori umani.
Massimo ha lasciato evidenti ed imperituri esempi di grande sacrificio, abnegazione, impegno anche oltre i limiti di un fisico, benchè integro, comunque segnato dai suoi quasi 38 anni, oltre la metà dei quali spesi ad inseguire una palla lungo tutta la penisola italica. E' tornato sei anni dopo, da giovane allenatore, che ha già dato buona prova di sè e delle proprie capacità tecniche. Da calciatore con la casacca biancoverde era un vecchio saggio, da trainer ha già saputo superare (ed alla grande) il primo esame in comunicazione. Frasi e parole misurate, con pertinenza chiara ed incontrovertibile. Una dialettica naturale ma mai banale. Due ottime promesse: la prima alla stampa, la seconda riservata ai tifosi. Entrambe mosse da una non comune umiltà, che è certamente figlia della sua intelligenza. La prima, fatta con il massimo del rispetto per il lavoro dei giornalisti:"State certi e tranquilli che, se dovessi ricevere critiche da voi, non vi chiamerò mai per chiedervi conto e spiegazioni delle vostre osservazioni negative nei miei confronti. Viceversa, potrebbe darsi che magari vi telefonerò per ringraziarvi , se spenderete qualche buona parola per il mio operato". La seconda promessa, quella ai tifosi: "I nostri allenamenti saranno sempre svolti a porte aperte, perchè i miei calciatori dovranno far vedere e dimostrare ai propri tifosi il loro impegno quotidiano. La squadra è dei tifosi, che hanno il diritto di seguirla e di valutarne il lavoro e l'abnegazione".
Come chiosare queste parole del nuovo trainer biancoverde? Francamente, noi che siamo prima vecchi tifosi e soltanto dopo, operatori dell'informazione, ci sentiamo gratificati due volte. E credeteci, non lo diciamo nè per "captatio benevolentiae", nè tantomeno perchè "vogliamo farci telefonare".


