L'Analisi del giorno dopo
Se proviamo per un attimo a tornare indietro di soli sette giorni, per lo meno a livello di stato d'animo, ci sembrerà che sia passato un secolo. Domenica scorsa c'era un clima davvero pesante tra i tifosi dell'Avellino, che non riuscivano ad ingoiare il rospo, per via di quelle quattro sberle in pieno viso che l'Avellino aveva rimediato a Vercelli. Invece i tre punti insperati in casa contro il Carpi e l'ottimo punto preso in Brianza hanno fruttato ben 4 punti in altrettanti giorni. Da i sei punti in sei gare, i Lupi hanno raggiunto quota dieci in otto giornate. Tanto quanto basta per rimettere in piena carreggiata l'Avellino, che segue il suo percorso, che alla fine del viaggio dovrà garantire agli Irpini la permanenza in terza serie.
Diciamo subito, senza che i due ultimi risultati positivi ci possano far velo, che l'Avellino ha mostrato anche in questi 180 minuti tutti i propri limiti strutturali: grande vulnerabilità nelle ripartenze degli avversari (di qualsiasi livello tecnico essi siano) per via di assenza (quasi totale) di elementi votati all'interdizione; e gravi amnesie in una difesa che ha il tallone d'Achille nella scarsa concentrazione e soprattutto nel contrastare le azioni che si sviluppano dalle fasce. Insomma, questo primo quarto di campionato ha messo a nudo talune, specifiche, deficienze dei Lupi,soprattutto nella delicata fase di non possesso.
E ciò, se risulta innegabilmente vero, appare anche del tutto evidente (almeno a nostro avviso) che il tecnico Bucaro ci abbia messo del suo, specie ove si consideri l'utilizzo di un centrocampo (almeno fino alla sonora sconfitta di Vercelli) composto essenzialmente da calciatori votati all'offensiva (Correa, D'Angelo e Millesi, tutti insieme costituivano un rischio troppo grosso per la fase di non possesso, in quanto, a parte la generosità ed il dinamismo di D'Angelo, questi calciatori non hanno nel proprio DNA particolare propensione per la fase difensiva). Nelle ultime due gare (che guarda caso hanno fruttato 4 punti) Bucaro ha avuto il coraggio di escludere un elemento come Correa, che (essendo anche fuori forma) nel posto in cui era costretto a giocare (centromediano metodista) era un pericolo costante per la squadra ed era improduttivo sul piano della manovra offensiva (anche perchè sprecava troppe energie fisiche e mentali a cercare di fare anche il lavoro di contenimento). L'impiego di forze fresche nella zona nevralgica del campo ha certamente giovato al discorso tattico di Bucaro, anche perchè i ragazzi impiegati, essendo dotati di corsa e grande dinamismo riescono a garantire un centro filtro in mezzo al campo. Tra l'altro, proprio nella gara in Brianza, con il ritorno dalla squalifica di D'Angelo, Bucaro ha potuto sperimentare una coppia centrale (Malaccari-D'Angelo) che ha assicurato, appunto, vivacità e corsa, soprattutto in fase di non possesso.
Insomma, se la quadratura del cerchio nel sistema difensivo (che in questa categoria rimane di fondamentale importanza, specie per le compagini che debbono salvarsi) tarda ancora ad arrivare (perchè la carenza strutturale di calciatori di interdizione ha comunque il suo peso), il mister palermitano almeno sta prendendo coscienza del deficit e sta cercando di trovare rimedi in qualche misura adeguati. E questo già ci sembra un bel passo in avanti. Come, secondo noi, bisogna plaudire al recupero di Correa, che, almeno nella porzione di gara giocata a Monza, ha potuto dare il proprio contributo, giostrando in posizione piu' avanzata, a ridosso della trequarti, con due mediani di corsa alle sue spalle.
E proprio questa ci sembra la via giusta, almeno per un prosieguo con minori criticità tecnico-tattiche rispetto a quelle presentatesi nelle prime sei partite del torneo dei Lupi.


