Caso Morosini: dalla diagnosi di trauma al polpaccio alla rottura del crociato. Ma com'è stato possibile?
Era il 30 settembre, quasi un mese fa, si giocava Avellino-Empoli. Durante uno scontro di gioco Leonardo Morosini uscì in barella: si capì subito che poteva essere un infortunio grave, tutti col fiato sospeso in attesa dei fatidici esami strumentali, anche se la prima diagnosi fu di iperestensione del ginocchio sinistro. Esami che poche ore dopo fecero tirare a tutti un sospiro di sollievo: trauma distrattivo del polpaccio sinistro. Nulla di grave quindi, al punto che cominciò il classico ciclo di terapie per cercare addirittura di recuperarlo per la partita di Bari, o al massimo per il derby.
Il tempo passava, ma Morosini non migliorava, anzi continuava a sentire dolore, specie durante la corsa (perché Morosini correva al Partenio, come testimoniato anche dalla nostra foto allegata). Quasi un mese dopo e tante terapie tese a curare il trauma al polpaccio, arriva la decisione del Genoa, società di appartenenza che decide di vederci chiaro. Richiama il calciatore e lo fa visitare da uno specialista a Villa Stuart. Risultato: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, proprio la zona che il calciatore si teneva tra le mani al momento dell'infortunio. Sconcerto e imbarazzo. Possibile che per un mese lo staff medico dell'Avellino, che ha curato decine di calciatori senza alcun problema, abbia preso un abbaglio simile?
L'indiscrezione viene rilanciata prima da fonti genoane e questa mattina dalla Gazzetta dello Sport. Infine il comunicato ufficiale dell'Avellino, che dopo diversi report in cui aggiornava sullo stato di guarigione del polpaccio, conferma la lesione del legamento crociato del ginocchio sinistro. E quindi operazione. Ovvero almeno sei mesi di stop.
Una situazione surreale, una figuraccia nazionale e delle scuse che a questo punto sono dovute in primis al calciatore, che ha lavorato per 24 giorni su un crociato rotto senza saperlo, e in secondo luogo al Genoa che ha dovuto agire per conto proprio per chiarire la natura dell'incidente. Ed è ovviamente già partito lo scaricabarile per accertare le responsabilità dell'errore. Facile additare lo staff medico irpino, ma in realtà gli esami strumentali non vengono svolti internamente ma in strutture esterne specializzate, che evidentemente hanno sbagliato, e di molto, diagnosi. Colpe "di riflesso" dello staff irpino che chiaramente ha agito sulla base delle suddette lastre ma non si è comunque mai accorto che qualcosa non andava in quello strano infortunio che stentava a risolversi.
Ora l'Avellino si ritrova con una importante pedina in meno e un'immagine indubbiamente scalfita. Proprio a ridosso di una partita importantissima e un periodo negativo in termini di risultati. In primis il campo adesso, poi ci sarà il tempo di analizzare tutto il resto.


