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L'ex Di Dio a TuttoBari: "Capii di essere in un grande club. Conte? Un predestinato. Bari città bellissima e sottovalutata, merita squadra ad alti livelli"
venerdì 28 agosto 2020, 16:15Esclusive
di Claudio Mele
per Tuttobari.com

L'ex Di Dio a TuttoBari: "Capii di essere in un grande club. Conte? Un predestinato. Bari città bellissima e sottovalutata, merita squadra ad alti livelli"

9 presenze nella stagione 2007/08 ed un gol: è lo score di Palmiro Di Dio, forte difensore centrale classe 1985. Il nativo di Benevento si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni, ripercorrendo la sua carriera e parlando del suo presente, al momento lontano dal calcio: "Vivo da dieci anni in Svizzera ormai, mi sono stabilito qui. Ho fatto l'allenatore fino alla stagione scorsa (al Freienbach, nella quinta serie elvetica ,ndr) con buoni risultati, siamo arrivati secondi per due volte e abbiamo vinto anche la coppa di categoria. Adesso mi sono preso una piccola pausa e sto finendo gli studi come commercialista a Zurigo. Ho deciso di mettere da parte il calcio per concentrarmi sulla mia formazione, ho del resto solo trentacinque anni (ride, ndr)".

Per Di Dio Bari ha rappresentato l'inizio: un anno nel settore giovanile biancorosso e poi un girovagare tra Napoli, Sora e poi il professionismo con la Ternana: "Ho iniziato la mia carriera in Puglia, negli Allievi Nazionali. E' stata la mia prima piazza di calcio vero che ho vissuto ed anche la prima partita di Serie A che ho visto è stata al 'San Nicola' contro il Milan. Non fui ritenuto all'altezza e sono andato via. Da lì in avanti ho girato molto, settori giovanili di Napoli e Sora, poi Acireale e Reggina in Serie A. Da lì è arrivata la chiamata del Bari: c'erano tanti ricordi e ho accettato anche come riscatto personale. Arrivai in prestito secco dalla Ternana". 

Di Dio, all'epoca ventiduenne, tornò in Puglia con un ottimo curriculum. L'inizio non fu però dei migliori: "E' stata un'annata particolare. Le prime quattro partite, non feci neanche un minuto. Fu uno shock. Ci trovammo subito in difficoltà, a Cesena Materazzi si ritrovò in un dentro-fuori e io giocai dopo che nelle settimane precedenti ebbi modo di parlarci. Gli chiesi perché mi avevano fatto venire a Bari, visto che avevo altre richieste, e lui, giustamente, mi disse che non aveva mai detto che sarei venuto per giocare. Feci però un'ottima partita, vincemmo. Si meravigliò dell'impegno che ci misi, mi lodò anche pubblicamente perché mi ero conquistato sul campo la titolarità. Giocai da allora sempre, segnai anche col Chievo, finché non mi colpì un maledetto infortunio al piede che ha segnato la mia carriera. L'anno dopo tornai alla Ternana. Loro chiedevano tanti soldi per il mio cartellino, era una situazione assurda, avevano 50 giocatori in rosa. Fu così che rimasi in Umbria".

Nel mezzo della sua avventura a Bari, Materazzi fu esonerato. Al suo posto fu scelto, a sorpresa, Antonio Conte. Un predestinato secondo Di Dio: "Conte non aveva ancora allenato un grande club, ma si vedeva che come allenatore era di alto livello. Era un perfezionista, ci teneva a tutto. Ci teneva all'alimentazione, usava allenamenti personalizzati. Era più concentrato di noi giocatori, è stato fantastico avere a che fare con lui. Quello che vidi negli spogliatoio a livello tattico sono cose che mi porto ancora dietro. Lui ti lascia qualcosa dentro, anche se non hai un grande rapporto con lui. Pretende tantissimo, ma ti dà molto di più di quello che ti chiede. E' un grande, calcisticamente parlando. Sapevo sarebbe arrivato ad alti livelli". 

Nonostante il poco tempo in Puglia, il legame con Bari e il Bari è rimasto forte: "Seguo sempre i biancorossi in tutte le loro vicissitudini. Ho tanti amici in Puglia che mi portano a fare il tifo per i galletti. Ho seguito la finale playoff, speravo in una vittoria che portasse alla Serie B. Bari è una bellissima città, che molte persone sottovalutano e che forse non l'hanno mai vista. Verrò presto in vacanza con la mia compagna. Quando hai una città del genere, con una tifoseria così grande è un peccato non avere una squadra ad alti livelli. C'è la passione della gente. La fortuna è che ora c'è la famiglia De Laurentiis. In Italia bisogna avere una proprietà forte che decide di investire, come ha fatto per tanti anni Matarrese. Certo, il rapporto con i tifosi era di alti e bassi, ma ha sempre, finché ha potuto, tenuto la società in ordine e ad alti livelli. Il ricordo più bello? La prima volta che entrai nello stadio. Quando si è aperto il cancello esterno e ho parcheggiato la macchina, camminando fino a quegli spogliatoi giganti capì per la prima volta nella carriera che ero in grande club".