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DAZN, Sarri rivendica la prestazione: "La partita più intensa e aggressiva che abbiamo fatto"TUTTOmercatoWEB
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ieri alle 23:31Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

DAZN, Sarri rivendica la prestazione: "La partita più intensa e aggressiva che abbiamo fatto"

Ai microfoni di DAZN, dopo l'1-2 con il Cagliari, il tecnico nerazzurro spiega la scelta di liberare la testa dei suoi e commenta l'episodio del rigore

Il dominio territoriale, la mole di gioco, e alla fine i tre punti che volano in Sardegna. Dopo l'1-2 incassato dal Cagliari alla New Balance Arena, Maurizio Sarri ha analizzato la serata ai microfoni di DAZN, con i numeri alla mano e un tono tutt'altro che rassegnato. Il tecnico nerazzurro ha rivendicato la prestazione più intensa da quando è a Bergamo, ha spiegato la richiesta fatta ai suoi prima del fischio d'inizio — giocare a mente libera, anche a costo di sbagliare — ha inquadrato il rendimento di Kessié al rientro da titolare e ha commentato, senza alzare i toni, il rigore che ha deciso la partita.

Mister, è un risultato figlio del percorso di adattamento e cambiamento di cui si parla, oppure è una partita decisa dagli episodi?
«È un risultato figlio anche di un pizzico di sfortuna, sinceramente. La partita è stata fatta in maniera aggressiva, in maniera tosta, con la squadra in possesso e con il baricentro alto; dentro ci abbiamo messo qualche errore a livello di distribuzione e abbiamo preso anche qualche ripartenza, ma la partita è stata in netto dominio. Stavo guardando i dati e parlano chiaro: c'è un 61-39 di possesso palla, ma la supremazia territoriale è stata 85-15. Ho la sensazione che questa sia la partita più intensa e più aggressiva, sia fisicamente sia mentalmente, che abbiamo fatto. Sono un po' meno preoccupato rispetto a qualche partita fa: questa è una base su cui si può costruire, restando sugli errori ma tenendo queste caratteristiche di aggressività e di voglia di dominare il gioco».

In alcuni tratti la linea difensiva ha faticato e il Cagliari è ripartito bene un paio di volte: è anche lì il lavoro che sta facendo, con una squadra abituata a giocare in tutt'altro modo?
«Sì, però è stato tutto relativo: i palloni giocati in area sono 104 a 17, quindi non è che gli abbiamo fatto ripartire tantissimo. Poi l'obiettivo di stasera, sinceramente, da parte mia era sbloccare mentalmente la squadra: li vedevo in una via di mezzo, non facevano ancora quello che chiedo io, perché non gli veniva, e non facevano nemmeno quello che normalmente hanno nelle corde. La raccomandazione prima della partita era di giocare, a costo di sbagliare tanto dal punto di vista tattico, ma di sbloccarsi la mente, di giocare in libertà mentale. Poi, da qui, se manteniamo queste caratteristiche si possono mettere a posto i particolari e i difetti che ancora abbiamo».

Che progressi vede in questo percorso e come è riuscito a sbloccare la squadra, che fin qui le sembrava bloccata?
«Cercando di liberare loro la mente. Quando non ci penseranno più, le cose che chiedo verranno da sole: l'importante, in questo momento, era liberare la testa dei giocatori, farli giocare senza secondi pensieri, a mente libera, sapendo che a mente libera poteva venire fuori qualche piccolo problema. Però la squadra ha giocato, e se giochiamo con questa aggressività, con questa intensità e con questo predominio, mettiamo a posto due o tre cose e penso che possiamo diventare una squadra».

C'era grande attesa per il ritorno di Kessié da titolare: come lo vede nel medio-lungo periodo, in che posizione e con quali caratteristiche tattiche?
«È un ragazzo che può fare tranquillamente l'interno, può fare tranquillamente il vertice basso e può giocare tranquillamente in un centrocampo a due. Dopo il Mondiale è stato fermo per tanto tempo e si sta allenando con noi da qualche settimana: avrebbe avuto bisogno di una decina di giorni in più per presentarsi al massimo, però mi sembra che non abbia fatto una brutta partita».

Questa è stata la partita con più tempo effettivo in Serie A, 66 minuti: che bilancio fa del metro arbitrale e cosa pensa dell'episodio del rigore?
«Non lo so. Io ho visto due falli di mano, uno nella nostra area e uno nell'area avversaria, e uno è stato fischiato e l'altro no. Non capisco come la dinamica possa essere stata così diversa da determinare questo, però si tratta di due episodi. Io ho visto da cinquanta metri, quindi faccio fatica a spiegartelo: è chiaramente borderline, perché la palla gli arriva da dietro ed è deviata da dieci-quindici centimetri. Quindi boh, non lo so, dai».

Numeri alla mano e nessuna intenzione di processare i suoi: Sarri considera la sfida con il Cagliari uno spartiacque, non per il risultato ma per l'atteggiamento. Adesso, dice, restano da sistemare due o tre dettagli. Quelli che, stasera, sono costati tre punti.

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